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La domenica sportiva, il nuovo romanzo epico

La favola del motociclismo e dei suoi centauri

Il motociclismo è un’inesauribile fonte di emozioni che ci accompagna ormai da diversi anni. È uno sport moderno, salito alle luci della ribalta in Italia grazie a Giacomo Agostini, vincitore di ben quindici titoli mondiali tra il 1968 e il 1975. È tornato prepotentemente in auge negli anni ’90, con i successi di Loris Capirossi e di Max Biaggi e l’esplosione del nuovo astro nascente delle moto, erede naturale di Agostini, Valentino Rossi. Spesso e volentieri i tre centauri italiani si sono dati battaglia tra staccate e sorpassi al fulmicotone, lasciando solo le briciole agli altri colleghi.

Questi cavalieri al galoppo dei loro bolidi, abbassata la visiera e accesi i motori, sono catapultati in un’altra dimensione. Incuranti del pericolo, si divertono e fanno divertire, sebbene lo spettro della morte sia presente, minaccioso, dietro a ogni curva. Della tragica fine di Marco Simoncelli e Daijiro Kato si è già detto; i centauri, piccoli corpicini che sfidano le leggi della fisica, sono molto più soggetti al rischio dei cugini delle corse automobilistiche, abbandonati in caso di caduta all’Inferno dell’asfalto, dove un investimento è quasi sempre una drammatica sentenza.

Una tale cornice non può che fare del motociclismo uno degli sport più in sintonia con i dettami dell’epica. Per i piloti la sfida con l’alta velocità è soprattutto uno stile di vita; senza l’adrenalina delle gare non avrebbero ragione di esistere. Follia o incoscienza? Difficile dare una risposta oggettiva. La cosa più sorprendente è che ai diretti interessati sembra non importare nulla di tutto questo, come sottolinea Massimo Calandri:

Il motociclismo è un mondo che regala emozioni fortissime, anche perché, oltre alla follia, oltre alla sfida, c’è il pericolo, il retropensiero della morte che incombe. Il mondo dei giornalisti e dei piloti è un circo straordinario che si muove insieme in giro per il pianeta. E questi signori sono dei pazzi scatenati: appena scesi dalle moto, dopo aver corso a 300 km/h, trovano anche il modo di scherzare.

Il rapporto tra i giornalisti al seguito del motociclismo e gli interpreti in pista è particolare, per certi versi inspiegabile se comparato con qualsiasi altra disciplina. I professionisti dell’informazione che vivono nell’ambiente delle due ruote sono al corrente che dall’esaltazione per un sorpasso all’ultima curva si può passare in un attimo al dramma dell’incidente mortale. E poi vivono nel paddock, respirando profumi, sensazioni dall’interno, che sono invece negate, per esempio, ai cronisti del calcio. Ecco che i cantori del motomondiale diventano, quasi fisiologicamente, confidenti ravvicinati degli eroi su cui si basa il loro lavoro, stringendo rapporti umani, veri, ancor prima che professionali e di facciata. È il caso di Paolo Beltramo, amico fraterno di Marco Simoncelli, che il destino ha messo a dura prova il 23 ottobre 2011, quando, da inviato di Sport Mediaset, ha dovuto annunciare la morte del “Sic” in diretta tv.

Guido Meda, voce inconfondibile del motomondiale, prima a Mediaset e ora a Sky, inventore di espressioni celebri come “tutti in piedi sul divano”, “gas a martello”, “sportellate” e la chiosa “Rossi c’è”, prova a spiegare come si è approcciato a questo mondo, com’è diventato il cantore per eccellenza delle gesta di questi eroi moderni:

Non ho mai pensato a un particolare linguaggio tecnico-teorico preparato prima. Per me la cosa fondamentale è raccontare il motomondiale nel modo più semplice possibile, perché si tratta di uno sport abbastanza complicato. Inoltre, mi piace avere sempre una chiave di sorpresa da poter trasmettere ai miei ascoltatori, in modo da rendere la cosa più eccitante. E poi credo che ci voglia sempre un po’ di sana ironia. Così ho provato a soddisfare la richiesta del mio direttore di allora Enrico Mentana, che mi aveva chiesto di raccontare le corse come se Valentino fosse Ulisse ed io il suo Omero.

Elemento tragico a parte, il motociclismo è uno sport altamente spettacolare, capace di tenere incollati gli spettatori davanti al televisore per i 30-40 minuti della gara, chiedendosi come facciano quei marziani a toccare gomiti e ginocchia per terra in pieghe impossibili sull’asfalto rovente. Sfrecciano a velocità estreme, si sfiorano, a volte si toccano. Basti pensare al recente scontro tra Valentino Rossi e Marc Marquez nel Gran Premio di Sepang del 2015 o al leggendario sorpasso del solito “Dottore” ai danni di Casey Stoner sul circuito di Laguna Seca nel 2008, alla curva del “Cavatappi”, la mitica chicane che Calandri, dopo averci messo piede, descrive con queste parole:

È un momento di grande impatto, bellissimo da raccontare. Innanzitutto per la splendida ambientazione, visto che per arrivare in quel punto della pista devi salire una montagna sotto il sole. Una volta arrivato in cima, trovi un gruppo rock che suona, tantissimi bikers ubriachi che bevono birra a fiumi, tende e accampamenti. Subito dopo c’è questa serpentina ripidissima da scendere, che se vuoi farla a piedi fatichi a stare in equilibrio. Io ho provato con lo scooter e ho chiuso gli occhi, tremavo. Figuriamoci cosa voglia dire arrivare lì a quelle velocità…Ebbene, Valentino quella volta è entrato su Stoner, ha attraversato la terra, si sono sfiorati, ma ce l’hanno fatta: sono usciti indenni.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La domenica sportiva, il nuovo romanzo epico

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Informazioni tesi

  Autore: Federico Parodi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Silvano Balestreri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 183

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