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Per un ritratto linguistico e comunicativo di Giulio Andreotti

Giulio Andreotti su “Il Tempo”

È il 1998 quando Andreotti, dalle pagine del quotidiano “Il Tempo” che ospita la sua rubrica “Piazza Colonna”, critica l’ultimo intervento angloamericano in Iraq. Saranno di seguito presi in considerazione i due pezzi che scrive il 18 e il 20 dicembre aventi come titolo rispettivamente “Un passo indietro nello sviluppo civile” e “Siamo amici degli Usa ma critichiamo l’intervento”, osservati e analizzati ai fini del lavoro di tesi come un unicum.

Andreotti è un giornalista, prim’ancora che politico navigato ed esperto di politica internazionale. Proprio per questo tutta la sintassi dei brani è contraddistinta da uno stile semplice, schematico, e da frasi brevi (paratassi). Si tratta dunque di testi brevi, dalla lettura scorrevole, agevolata a tal fine da una chiarezza espositiva che emerge già a partire dalla titolazione: tanto esplicita quanto dura nelle critiche e nel contenuto. Egli scrive in prima persona singolare, soprattutto allorquando ha da esplicare concetti («io credo»), a cui alterna l’uso della prima persona plurale quando parla a nome dell’Italia accompagnata dal sostantivo «noi» («noi dobbiamo», «non sappiamo», «dobbiamo attribuire», «noi soffriamo»). Tutto il lessico invece è improntato alla facile comprensibilità delle parole, tanto più del contenuto, da parte di lettori e non addetti ai lavori. Si segnala, per lo più nel secondo brano, un prelievo di alcuni termini dal linguaggio religioso: «braccio di Dio», «sacrifici», «il Dio onnipotente e misericordioso».

Nel primo brano invece, in particolare in fase conclusiva, Andreotti utilizza una aggettivazione piuttosto enfatica che, in riferimento all’attacco bellico, richiama i lemmi della drammaticità e della gravità del momento: «grande tristezza», «evento terribile», «tante disgrazie», «serie di fatalità», «sono profondamente ferito»; termini ed espressioni che lasciano trapelare peraltro non solo il suo giudizio politico ma anche la sua sensibilità umana da uomo di pace e di fede cristiana. Se attraverso l’utilizzo del sostantivo «noi» e di una aggettivazione a tratti veemente il senatore a vita pare avvalersi di un certo avvicinamento attanziale, anche servendosi dell’avverbio di luogo «qui», numerose sono le altre figure retoriche presenti nei testi in esame.

Nel primo testo si notano, già a partire dalle prime proposizioni, numerose negazioni e correzioni («Saddam Hussein o è buono o è cattivo», «alleati o non alleati», «legati o no», «non solo prendere le distanze ma cercare di attivare un’azione politica»), così come - quando si chiede e si risponde: «Ma dov’è la politica estera e di sicurezza comune? Io ho creduto veramente in Maastricht» - non può mancare il consueto ricorso alla domanda retorica, al fine di esprimere un particolare giudizio e quasi “accompagnare” il lettore a una conclusione sulla questione. Infine, nel secondo brano, si ravvisano oltre a un ricordo storico su Nixon, due citazioni d’autorità di cui Andreotti si serve per strutturare impostare a livello sintattico oltre che concettuale tutto il brano: la prima è dello stesso Nixon («Le vere difficoltà per noi americani verranno quando crollerà l’Urss.

Avremo allora tutte le tentazioni del potere e rischieremo di adottare le decisioni sbagliate»); la seconda è del cardinale Spellman («Perdere nel Vietnam vorrà dire che non siamo questi generosi garanti della libertà universale»), utile non a caso per esporre anche una visione cristiana della questione. Ma è nel finale che si rileva una importante metafora per chiudere il testo con una frase a effetto e di speranza. Lo stesso Andreotti – come suo solito – ha nondimeno l’accortezza di spiegare al lettore la ragione dell’uso di quei termini, e infatti, con tono biblico e quasi profetico, tuona:

«Il Dio onnipotente e misericordioso – per usare una terminologia comune agli islamici – illumini i potenti e i prepotenti».

Questo brano è tratto dalla tesi:

Per un ritratto linguistico e comunicativo di Giulio Andreotti

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Informazioni tesi

  Autore: Fabio Favale
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della politica
  Relatore: Maria Vittoria Dell'Anna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

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