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Un profilo di Lou Andreas Salomè

In mezzo alle donne

E' cresciuta in una famiglia di uomini, sorellina tra sei figli, per il padre ormai anziano quasi una nipotina. La sua balia, "una donna bella e soave", russa e di umili origini, l'ha circondata di cure affettuose, "spesso ancor più di una vera madre", e rappresenta per la bambina un "motivo di grande orgoglio".
La Muska, "così chiamavamo nostra madre", è la figura genitoriale autorevole che impone le regole alla famiglia, con "inflessibile fermezza"; il rispetto per lei è sancito dalle "sollecite premure che mio padre riservava alla mamma davanti a noi bambini" Durante l'infanzia e l'adolescenza, alla compagnia delle sue coetanee, "che coltivavano con ottimismo sbarazzino i loro desideri tutti rose e fiori", Lou preferisce l'atmosfera di "solidarietà fraterna che si crea tra figli maschi" o "la solitudine della fantasia".

“Dopo i primi anni in cui ci siamo lentamente adattati alla realtà intorno a noi, alle sue regole e ai suoi criteri di giudizio, cui si è senz'altro piegato il nostro cervellino inesperto, ecco che, allo sbocciare della maturità fisica, un improvviso impeto vitale erompe in noi scagliandosi con veemenza contro il mondo …”

Il suo impeto preme per allargare i confini concessi dalla vita familiare, ormai troppo limitata, e si concentra sulla persona che diviene "il simbolo per eccellenza della realtà": il pastore Gillot.
“Un uomo!, niente di meglio di queste poche parole può esprimere lo stupore che per me accompagnò la sua comparsa, questa presenza sorprendente, mai creduta possibile, una presenza così poco familiare eppure attesa da sempre.”

Gillot, insegnante di filosofia e teologia che si innamora della giovane allieva, rappresenta il tramite che fa guadagnare rapidamente a Lou la posizione di adulta, istruendola in ambito intellettuale e avviandola all'esperienza erotica. "Uomo-dio", diviene il motivo per opporsi all'autorità materna, da cui le è necessario affrancarsi per seguire il suo desiderio di realizzazione intellettuale, così diverso dai tradizionali modelli di vita femminile a cui la madre fa riferimento.

"La svolta improvvisa", "della quale io stessa ero a quell'epoca assai poco consapevole", la allontana dalla madre, dalla religiosità dell'infanzia, dalla Russia. Durante tutta la sua giovinezza, invischiata nelle "complicazioni e inibizioni" che la scelta adolescenziale ha suscitato, Lou si impegna in diverse relazioni con uomini che la stimolano dal punto di vista intellettuale, rifiutando però ogni coinvolgimento affettivo. Con le donne che incontra non le è facile trovarsi a suo agio: le manca l'esperienza della relazione tra coetanee, rifiuta di identificarsi con i modelli femminili correnti, sta "ancora lottando contro la mia povera mamma". A Zurigo, studentessa all'Università, "indirizzata verso quella formazione intellettuale schiettamente individualistica" a cui il suo maestro l'aveva avviata, "non conobbi personalmente nessuna delle mie compagne russe".

L'anno successivo, nel 1882, durante il soggiorno a Roma con la madre, Lou fa la conoscenza di Malwida von Meysenburg, scrittrice e intellettuale di cui aveva letto e apprezzato il libro autobiografico "Memorie di un'idealista". Malwida è una anziana signora di sessantasei anni; dal 1876 vive a Roma, "la sola città che come poema vivente possa soddisfare i bisogni estetici dell'anima". (von Meysenburg). Si definisce un'idealista, che concretizza la sua visione del mondo in una lunga militanza femminista e rivoluzionaria: la partecipazione ai moti del 1848 le costa la rinuncia alle ricchezze di famiglia e lunghi anni di esilio a Londra, dove, per mantenersi, dà lezioni private. Prima della rivoluzione aveva insegnato nella scuola superiore femminile di Hamburg, ed è nei suoi progetti la fondazione di una accademia in cui uomini e donne contribuiscano con pari dignità alla ricerca.

"E' mia profonda convinzione, che i rapporti più liberi e più nobili tra i sessi in gioventù, siano condizione necessaria per i più nobili avvenimenti". (von Meysenburg)
E' frequentando con regolarità la casa di Malwida che Lou conosce numerosi intellettuali, tra cui Paul Reè e Friedrich Nietzsche, e viene a conoscenza di nuove idee, comprese quelle femministe. Malwida può offrire a Lou "l'esperienza di una: lunga esistenza e la mia conoscenza della natura umana" (von Meysenburg) intrattiene con lei lunghe conversazioni su temi filosofici e sociali, durante le quali la sua "cara figliola" la segue con una sorprendente vivacità intellettuale.

"Da molto tempo non ho più provato una così calda tenerezza per una giovane donna" (von Meysenburg) : Malwida si affeziona profondamente all'amica, che sembra ripercorrere e continuare il suo percorso ideale.
"La prima volta che l'ho vista, ho avuto l'impressione di veder rinascere la mia stessa giovinezza e mi sono rivista, nella mia natura più indipendente, assorbita dal compito a cui ho consacrato la mia vita, favorita da felici condizioni e già in grande libertà." (von Meysenburg)

Lou rappresenta per Malwida una figlia spirituale, che potrà divenire una "grande, autentica apostola del nostro nuovo pensiero" (von Meysenburg): dalla sua posizione di intellettuale affermata, Malwida si prodiga per consentirle di entrare a far parte dell'elite culturale europea.

“Richard Wagner, sempre al centro della folla, si intravvedeva soltanto per qualche istante - quando la sua piccola statura non lo faceva scomparire tra gli astanti - simile ad uno zampillo di fontana che subito ricadeva, mentre intorno a lui risuonavano le più allegre risate; Cosima, invece, sopravanzava tutti con la sua figura slanciata e, passando davanti agli ospiti con il suo lunghissimo strascico, sembrava letteralmente avvolgerli e insieme imporre loro una certa distanza. Questa donna indicibilmente affascinante e molto distinta venne a farmi visita per amicizia verso Malwida e così ebbi la gioia di una tranquilla e piacevole conversazione con lei."

Il vincolo di affiliazione che lega le due donne, in tutto simile ad un rapporto parentale, risulta presto in contrasto con il desiderio di libertà di Lou, che "esulta e urge di esprimersi": la "cara bambina" si indirizza verso scelte di vita anticonformiste, senza preoccuparsi di "compromettere i 'principi'della nostra amica". Malwida suscita "la rabbia e la delusione" di Lou quando si associa a sua madre nella critica al progetto di una convivenza intellettuale con Nietzsche e Rèe: impersona ora "un ostacolo per l'aspirazione individuale alla libertà allorché, per onorare le apparenze, si teme e fugge ogni possibile malinteso e ci si consegna al giudizio degli altri."

“… ciò mi rammarica, poiché le voglio molto bene. Da qualche tempo, tuttavia, mi è chiaro che intendiamo le cose in modo sostanzialmente diverso, anche là dove i nostri pareri sembrano concordi. Ella ha l'abitudine di esprimersi dicendo che 'noi'non possiamo, o magari che 'noi'dobbiamo fare tale o talaltra cosa, ma io non ho la più vaga cognizione di chi sia mai questo noi -probabilmente un partito o un ideale filosofico - e, per quel che mi consta, conosco soltanto un 'io'."

Con la partenza di Lou da Roma, il legame tra loro si scioglie: Malwida cerca affettuosamente di rimanere una guida per il percorso intellettuale e sociale della giovane amica; Lou sceglie invece una propria strada, e considera il pensiero della vecchia amica come una concezione con cui confrontarsi criticamente.

“Ma naturalmente Malwida avrebbe preferito che la signora Reè e la signorina Nietzsche accompagnassero di persona figlio e fratello. Tutti e tre, comunque, amavamo molto Malwida e ci divertivamo a canzonare le sue ubbie..."

Vicina a Nietzsche per alcuni mesi, Lou conosce in questo periodo Elisabeth, la sorella del filosofo: è una donna di trentasei anni, profondamente legata al fratello, con il quale ha condiviso l'intera vita. Elisabeth si rende conto dell'influenza che Lou esercita sul fratello, e si preoccupa del fatto che "Fritz è follemente innamorato di lei". (Elisabeth Nietzsche) . Conoscendo la condotta eccessivamente libera di Lou, la sua vicinanza intellettuale con ebrei, il categorico rifiuto opposto al matrimonio, Elisabeth si incarica di ricordare alla "giovane russa" (Friedrich Nietzsche) le regole di comportamento a cui le sembra necessario attenersi. Il tono diretto e polemico delle repliche di Lou evidenzia l'incomprensione tra le due donne:

“ Non metterti in testa che io mi interessi di tuo fratello o sia innamorata di lui. Potrei passare tutta una notte chiusa con lui in una stanza senza provare la minima tentazione. E' stato lui il primo a macchiare i nostri progetti di studio con le sue basse intenzioni. Ha cominciato a parlare di amicizia soltanto quando ha capito che non avrebbe potuto avere altro da me. E' stato lui a proporre il 'libero amore'."

Elisabeth, disgustata dalle affermazioni di Lou e offesa dalla scarsa considerazione dimostrata nei suoi confronti, decide di allontanarla dal fratello: inizia una campagna diffamatoria contro "la terribile russa" (Elisabeth Nietzsche), divulgando "calunnie assurde e di cui ancora oggi non riesco a farmi una ragione, tanto erano inverosimili"; "queste calunnie diffuse per ogni dove mi erano valse la disapprovazione, anzi l'odio della sua famiglia". Ingenuamente, Lou pensa di poter "escludere senza indugio l'interferenza di terze persone" nell'amicizia con Nietzsche: invece, il rapporto antagonistico e svalutante ingaggiato con Elisabeth diviene il motivo della rottura della loro relazione. Lou è amareggiata, cerca di non farsi coinvolgere dal clima di opprimente inimicizia, desidera dimenticare l'accaduto: "mi tenni a distanza, rifiutando di leggere anche una sola riga sull'argomento, senza dare alcun peso all'ostilità della famiglia Nietzsche". Per molti anni si tiene a distanza dalle altre donne, e costruisce esclusivamente relazioni con uomini: la convivenza con Paul Reè, il matrimonio con Andreas, e i "molti (...) che incontrai solo perché così vollero le mie relazioni sociali".

Solo verso i trent'anni, raggiunta una maggiore consapevolezza personale, matura la capacità e il desiderio di instaurare rapporti di amicizia con altre donne. Nel 1992 incontra a Tempelhof, presso una conoscente, la baronessa Frederike Sophie Louise Freiin von Buelow: Frieda ha trentacinque anni ed è da poco rientrata, a causa di una febbre malarica, dai territori coloniali tedeschi.

“Frieda era una donna malinconica, malgrado quella determinazione virile e quella passione di vita che in gioventù, all'epoca dei successi di Carl Peters, l'avevano spinta fino nell'Africa Orientale. Amava definire questa mescolanza di vitalità e indolenza come il suo contributo personale ad una stirpe avita, in decadenza, prossima ad estinguersi in un desiderio di sottomissione e sacrifico.”

In Africa ha fondato e diretto due ospedali: dalla sua esperienza ha tratto un libro, inaugurando in Germania il genere dei romanzi sui viaggi coloniali. La sua attività di scrittrice si estende anche alla recensione e alla critica; in forma di novelle e di romanzi dà voce soprattutto al tema dell'emancipazione femminile. E'Lou che prende l'iniziativa di approfondire questa relazione: Frieda (Welsch, Wiesner) si esprime infatti con scetticismo sulla amicizia tra persone dello stesso sesso, convinta che la eccessiva somiglianza conduca ad una mancanza di confini precisi e si risolva in un reciproco ferirsi.

Frieda è convinta che tra due donne non siano possibili gli stessi sentimenti di coinvolgimento cameratesco che si instaurano con gli uomini (con questi l'unico rischio è quello di innamorarsi): tra due amiche resta sempre, inespresso, un pizzico di prevenzione e di vergogna. L'amicizia con Lou Salomè supera questi limiti: presto il tono delle sue lettere passa da un distaccato "Gentile Signora Andreas" ad un "Carissima Lou", fino ad un affettuoso e intraducibile "Geliebte Loukind".

Per Lou, Frieda rappresenta "l'unica donna a me veramente vicina": è l'amica con cui può condividere le esperienze, la confidente che ascolta i suoi pensieri, in interminabili conversazioni, o, quando sono lontane, in frequenti lettere. Se entrambe si trovano a Berlino, Lou le fa visita spesso: "le passeggiate in mezzo ai campi mi conducevano immancabilmente a Lichterfeld dove, sotto la neve o fra l'erba nuova, mi attendeva Frieda Buelow" ; è usuale che Lou si fermi a dormire dall'amica, e che insieme trascorrano intere giornate. Frieda vive "in due stanze stipate di meravigliosi mobili antichi di famiglia e ancor più stipate di oggetti esotici che aveva portato con sè dall'Africa Orientale".

Il loro tempo insieme è dedicato ad un discorso aperto e libero, intervallato da sprazzi di umorismo, a volte fatto di pettegolezzi o commenti frivoli, racconti di sogni e fantasie; in certi momenti parlano di filosofia e di politica, altre volte mettono al centro i problemi personali.
Lou analizza le difficoltà di Frieda, che combatte con periodi di grave depressione; la aiuta a gestire la relazione, ai limiti del masochismo, che la lega al dispotico Carl Peters, sostenendola di fronte alle delusioni. A sua volta, Lou fa riferimento all'amica per superare le difficoltà dei primi anni di matrimonio: oltre ad un luogo alternativo alla casa che condivide con il marito, Frieda le offre elementi di riflessione utili per trovare una propria collocazione. Spesso lontane da Berlino, si incontrano all'estero e progettano insieme diversi viaggi: a Parigi, nel 1894, abitano nello stesso appartamento.

“Al tempo del mio soggiorno a Parigi era appena ritornata dal suo secondo viaggio nelle colonie tedesche dell'Africa orientale e si era stabilita da me , dove l'attendeva la sorella,(...)."

Di Parigi vivono insieme la fervida realtà culturale e letteraria, entrano nei circoli della bohème, sperimentano il fascino delle notti parigine. Con l'amica Lou si getta in piccole avventure, che in questa città assumono per lei un sapore particolare, "diverse da quelle finora vissute". L'anno successivo sono in Russia, "per una visita a mia madre e al resto della famiglia, e qui Frieda sarebbe diventata una grande amica di mio fratello Eugene." Trascorrono "insieme diversi mesi anche a Vienna": alloggiano in "due piccole stanzette deliziose al piano superiore della dependance di un hotel molto bello, vicino al Duomo di Santo Stefano".

Attraverso le conoscenze berlinesi non hanno difficoltà ad inserirsi nei circoli letterari e frequentano i luoghi "privilegiati della vita intellettuale viennese". "All'inizio del 1896 decidemmo di trasferirci per un breve periodo a Monaco"; l'anno dopo le due amiche si ritrovano a Wolfratshausen, per trascorrere insieme le vacanze estive. Oltre alle esperienze quotidiane, Lou e Frieda condividono la collocazione sociale e lo stile di vita: una vita molto libera per i tempi, la professione di scrittrici, l'indipendenza economica, l'impegno intellettuale in dibattiti di respiro europeo. Le comuni caratteristiche e il forte legame cameratesco che le uniscono non impediscono a Lou di evidenziare le differenze, di carattere e di opinioni, che esistono tra loro.

“Con Frieda avevo spesso dispute molto stimolanti a causa della nostra diversità di carattere, che io accettavo tanto di buon grado quanto lei smentiva senza riserva.”

Una di queste "stimolanti dispute" trova spazio nella stampa: nel 1899 Frieda von Buelow pubblica il saggio "Il giudizio maschile sulla poesia delle donne", in cui sostiene che le opere prodotte da donne vengono svalutate dalla comparazione con modelli maschili, a tal punto che l'attributo 'femminile' diviene sinonimo di 'superficiale' o 'scadente'. Lou, con un articolo di tono provocatorio, risponde che le donne devono guardarsi dai giudizi maschili così come dalla tentazione di fare propri modelli di vita che contraddicano le caratteristiche femminili: "Dovrebbero considerare la loro attività letteraria come fattore accessorio e non come fattore essenziale della loro femminilità."
Le divergenze di opinioni non dividono le due amiche, che rimangono intimamente legate per diciassette anni, fino alla morte di Frieda.

“Ci ha divise la sua morte prematura, a soli cinquanta'anni, nel 1908.”

Il trasferimento di Lou a Goettingen al seguito del marito, rende più rari i loro incontri.

“In un paio d'ore ho raccontato tutto insieme, quello che ci prendeva settimane e mesi. Frieda mi ha accompagnato alla stazione. E'stato bello."

A cinquant'anni Frieda si ammala di tumore: Lou continua a scrivere all'amica lettere piene di pensieri e riflessioni, per aiutarla ad affrontare la malattia e la morte.

“Qua e là un suo foglietto scritto a matita; io le scrivo spesso, molto, senza che lei me lo chieda, per sapere qualcosa sulla sua salute. E che cosa scrivo! Come se mi inginocchiassi vicino a lei, tenendola tra le braccia - a volte ancora scherzando con lei, perché lei scherza ancora più spesso nel tentativo di sollevarla dalla gravità del suo peso mortale, - deve essere possibile! possibile che due persone, che sono vicine, si dirigano tanto lontano. Lontano - dove?”

Quando Frieda scompare, non è più "l'unica donna" vicina a Lou: durante il loro soggiorno a Monaco, aveva conosciuto Helene von Klot-Heydenfelt, "veniva dal Baltico, da Riga, e soggiornava per qualche giorno a Monaco con la madre e la sorella".

“All'inizio del 1896 decidemmo di trasferirci per un breve periodo a Monaco; qui incontrai colei che sarebbe diventata l'altra grande amica (a me vicina anche per età), alla quale sono stata sempre molto legata e tale resterò fino alla morte."

Anche Helene è una scrittrice; "ispirata dalla lettura della 'Sonata a Kreutzer'di Tolstoj, aveva scritto un buon libro dal titolo 'Una donna'". Nel 1899 sposa l'architetto Otto Klingenberg, con il quale si trasferisce a Berlino. Presto nascono Reinhold e Gerda. Helene sceglie di dedicare la sua vita alla famiglia, nel ruolo di madre e moglie: Lou evidenzia il contrasto rispetto alla figura di Frieda.

“Helene e Frieda non potevano essere più dissimili, questa un ragazzaccio bruno, quella una vergine bionda (mai però tanto bionda come i figli e il marito, nativo della Frisia). E se l'anelito d'avventura spingeva Frieda nella terre più remote, il destino di Helene non poteva che trovar coronamento in quel ruolo di madre e sposa cui si era votata per la sua lapide aveva scelto come epitaffio il versetto biblico: Dolce è stata la mia sorte -“.

Il mondo della famiglia, della maternità, dei bambini rappresenta una dimensione esclusa dall'esistenza di Lou : "die Sehensucth nach Helene" - desiderio struggente, nostalgia, aspirazione -riassume il fascino che questo universo, fortemente idealizzato, le ispira.

“… l'abitazione di Helene diventò per me quasi una seconda casa." ... stavo da Helene come a casa, mi saziavo della sua felicità infantile e di tutto ciò, che solo lei aveva per me”.
"Come ripieno di mele ed erbe aromatiche di un'oca magra", l'esistenza dell'amica le appare permeata da una ricchezza di esperienze intime che lei può assaporare solo indirettamente. Durante le gravidanze di Helene, Lou condivide "la felicità dell'attesa", durante l'infanzia dei suoi figli sperimenta la consistenza di una maternità non solo simbolica. Quasi una sorella, Helene è sempre pronta ad accoglierla, a regalarle il suo affetto, a condividere attimi di un'esistenza così diversa dalla sua:

“Helene è sempre la stessa, splendida nella pura forza del suo amore, tanto che la vita, convinta da ciò, deve sempre tornare a credervi e a collaborare. Incontro lei e i suoi soltanto di passaggio nei miei viaggi ( l'inverno scorso per più tempo) ma è come se ci vedessimo a lungo perché è un - precipitarsi - l'una - nelle - braccia - dell'altra."

Lou si comporta con i figli di Helene come "la zia": vuole contribuire alla loro formazione e, oltre ai momenti passati insieme, dedica loro lunghe lettere, che contengono, trasformato poeticamente a misura di bambino, il suo sapere psicologico.

“ Caro Bupi, Cara Schnuppi, da quando ho sentito che la mamma ha preso, di tanto in tanto, l'abitudine di restarsene seduta in mezzo ai vostri due lettini , dopo che vi siete coricati, a leggervi qualche storia, non ho più pace se non vi racconto anch'io qualcosa…”

Per Helene, assorbita dalla routine incessante del suo lavoro, limitata da un matrimonio non sempre gratificante, l'amica rappresenta una "stella danzante" "sospesa sopra la quotidianità" che trasforma la vita "quasi in un gioco leggero". (Klingenberg). Helene è capace di accettare Lou in ogni suo aspetto, nell'anticonformismo delle sue scelte, negli atteggiamenti incostanti e nelle stranezze.

“A Helene mi legava una profonda, segreta affinità, che tuttavia non mi impedì di seguire un cammino assolutamente diverso - un dettaglio irrilevante per entrambe, anche perché Helene era talmente buona che sapeva accettarmi com'ero, persino quando ero detestabile.”

Nel 1932, Lou rispedisce al mittente, senza alcun commento, le lettere che l'amica le invia: Helene le rimanda un messaggio che esprime il valore della loro amicizia, in grado di superare le situazioni contingenti.

" ... tu sei e rimani vicina a me per la vita, sei un elemento inscindibile di me che valorizza la mia esistenza. Non so dire, di che cosa ti devo ringraziare, so soltanto che io devo continuare la relazione con la persona a me più vicina. Tu mi ha reso molto ricca, Lou!" (Klingenberg)

I legami con Frieda ed Helene inaugurano per Lou una stagione ricca di relazioni con altre donne: elaborate, anche attraverso i suoi scritti, le contraddizioni dell'adolescenza, può fare spazio ai diversi significati dell'amicizia femminile. La rete di rapporti femminili a cui dà vita tra i trenta e i cinquant'anni sostiene la sua piena realizzazione professionale e costituisce un riferimento stabile in ambito personale. La lunga rassegna che segue, peraltro inevitabilmente incompleta, contraddice l'immagine di eccezionalità ed isolamento che molte biografie ci consegnano.

Lou non è un caso isolato, ma appartiene ad una generazione di donne che dà vita a nuovi modelli di comportamento, ha voce in ambito culturale, riflette sulla propria identità politica e sociale. I ritratti delle donne che le sono vicine, sbiaditi dal tempo, colpiscono per la ricchezza delle esperienze di vita e per le libertà e la consapevolezza che, un secolo fa, già praticavano. Nel 1895 incontra Marie von Ebner-Eschenbach: è una scrittrice affermata, unanimemente riconosciuta come una delle migliori autrici austriache di questo periodo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Un profilo di Lou Andreas Salomè

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Vaccari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Pedagogia
  Relatore: Letizia Comba
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 228

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