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Dalla banda della Magliana al clan dei Casalesi: analisi diacronica del giornalismo di cronaca nera dal 1981 al 2014

Come si scrive la notizia

Oggi il testo giornalistico si avvale di una grande semplicità e chiarezza allontanandosi dal modo allusivo e ambiguo che caratterizzava questo particolare tipo di linguaggio nel passato.
Il testo deve essere correttamente recepito già dalla prima lettura da parte del ricevente del messaggio (il lettore): è quindi imperativo che gli elementi complessi ineliminabili da un articolo vengano chiariti e se possibile semplificati. Chi scrive sul giornale però deve sempre tener presente che fossilizzarsi sul raggiungimento della semplicità a qualunque costo può condurre alla banalizzazione o alla falsificazione del concetto espresso o addirittura dare all’utente l’impressione di negligenza, imprecisione o vaghezza.
Stendere un testo giornalistico non è un compito del tutto facile in quanto richiede parecchie abilità comunicative; il linguaggio giornalistico odierno cerca di trovare un compromesso tra la lingua parlata e quella scritta e il registro impiegato varia a seconda della rubrica e della testata per cui si scrive. Solitamente lo stile adoperato dal giornalismo stampato è colloquiale e vede il prevalere del discorso diretto e una scarsa separazione tra notizia e commento.
[…]

Una modalità testuale che caratterizza gli articoli dei quotidiani è la suddivisione in paragrafi con piccoli titoli autonomi; tale struttura «facilita la successione tra i segmenti di un testo e le unità tematiche» (Calanna, 2013).
Il lessico impiegato è ricco di neologismi (termini di nuova formazione che derivano generalmente dal linguaggio burocratico), forestierismi (termini stranieri inseriti nei testi), sigle al posto di acronimi, refusi, termini derivati da diversi sotto-codici (si tratta dei diversi termini derivanti dai linguaggi settoriali e che, dopo essere stati inseriti in una notizia, diventano di uso comune) e stereotipi.
[…]

L’uso marcato della punteggiatura ê una delle caratteristiche peculiari del giornalismo: la progressiva invadenza del discorso diretto e della segmentazione del periodo fanno in modo che l’interpunzione sia inserita sia nei titoli sia negli articoli. Sono di ampia diffusione punti fermi, virgole (utilizzate sia per la costruzioni di proposizioni incidentali, sia per la coordinazione), il punto interrogativo (spesso posto alla fine dell’articolo come commento finale del giornalista), i due punti, le virgolette caporali (in occasione del discorso diretto); sono invece poco usati punto e virgola, punto esclamativo e puntini di sospensione.
Anche la sintassi del periodo giornalistico risente della componente oralizzante che si traduce nell’aumento di periodi lineari (formati da soggetto, verbo, complemento):
[…]

In quest’ottica sono state distinte quattro caratteristiche sintattiche principali proprie di questa tipologia di scrittura:
- Nominalizzazione: l’impiego di frasi nominali è tipico del linguaggio giornalistico: «[] il sostantivo trionfa sul verbo, sia perché lo stile nominale corrisponde a una voluta impersonalità del messaggio [] e sia per la tendenza che mostra il linguaggio della cronaca a “vedere” più che a “interpretare” il mondo circostante: la tendenza a una impressione visiva della realtà, l’attenzione portata ai fatti più che alle azioni» (BECCARIA, 1973:75). La frase nominale può essere costruita in diversi modi: può essere formata solo da elementi nominali, oppure da elementi nominali e verbali che non siano in funzione di predicato.

- Binomizzazione: consiste nell’utilizzo di binomi di parole dalla resa istantanea (come “guerra lampo” o “personaggio chiave”)

- Monoproposizionalità: è uno dei fattori più diffusi e consiste nella preferenza di periodi brevissimi, spesso coincidenti con una singola frase; in questo ambito si possono distinguere diversi tipi di periodare: successione di frasi semplici separate dal punto fermo; coordinate separate dal punto fermo; subordinate separate con il punto fermo della propria reggente; spezzoni di frase, o singole parole, tra due punti fermi.

- Il periodo articolato: è una caratteristica tipica dei testi argomentativi, economici e settoriali e consiste nell’ampio uso di subordinate e di incidentali.

Il discorso diretto, come abbiamo già accennato, è un mezzo espressivo ormai tipico sia del giornalismo scritto che del giornalismo televisivo: nel primo caso, il discorso diretto è segnalato con segni grafici (come le virgolette caporali) mentre sullo schermo può essere pronunciato da un soggetto direttamente ripreso dalla telecamera oppure può esserci un’immagine fissa della persona che sta facendo la dichiarazione, o il giornalista può riportare le parole pronunciate da un’altra persona. Per quanto riguarda la paternità, nel giornalismo stampato avviene sia prima dell’enunciazione del discorso vero e proprio, sia nel mezzo come un’incidentale: in questo caso si ottiene il duplice scopo di spezzare in due parti il discorso diretto e assicurare il lettore sulla provenienza delle parole tra virgolette.

Lino Paturno, ex direttore della “Gazzetta del Mezzogiorno” ha riassunto le strategie fondamentali per la redazione di un articolo di giornale in sette punti:
- Articolazione logica della frase: la struttura del periodo giornalistico deve essere semplificata al massimo e composta generalmente da soggetto, predicato verbale e complemento; chi utilizza questa tipologia testuale deve tener presente la regola anglosassone secondo cui un periodo non dovrebbe contenere più di diciotto parole, comprese le congiunzioni;
- Uso dei tempi verbali: la scrittura giornalistica non è istantanea (a differenza delle concorrenti radiofoniche e televisive) e per questo è possibile impiegare accanto all’indicativo (che assegna pathos al racconto) il passato prossimo e l’imperfetto;
- Capacità di sintesi: articoli più brevi possibili, incisivi, senza abbellimenti retorici né cadute del ritmo narrativo; l’articolo di cronaca non deve superare le 2500 battute;
- Uso degli aggettivi: deve essere limitato per evitare di ricadere nella banalità;
- Uso degli avverbi: bisogna ridurli così da alleggerire le frasi;
- Articolazione in capoversi: bisognerebbe essercene uno ogni dieci-dodici righe;
- La conclusione: gode di una posizione importante ed è possibile stenderla in diversi modi, come insinuando un dubbio o scrivendo una battuta ad effetto.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Dalla banda della Magliana al clan dei Casalesi: analisi diacronica del giornalismo di cronaca nera dal 1981 al 2014

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Di Nucci
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Informazione, editoria e giornalismo
  Relatore: Roberto Baldassari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 197

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