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La relazione tra servizi educativi per l'infanzia e famiglie omogenitoriali

Formazione educativa per rapportarsi alle differenze

Il nostro sistema scolastico è basato sul principio che non si debba discriminare, escludere, trascurare nessun bambino/a ma che si debba accettare, sostenere e prendersi cura di tutti indipendentemente dalle specificità di cui può essere portatore. Nessun operatore in ambito educativo potrà mai esprimersi in contraddizione con questo principio, se non violando o stravolgendo la sua deontologia professionale.

Osservando il quotidiano dei servizi socio educativi rivolti alla prima infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, tuttavia, la realtà che si presenta ai nostri occhi spesso rispecchia tutt'altro: le diversità, in tutte le possibili declinazioni, sono spesso considerate e trattate come «deviazione dalla normalità» o rese invisibili, ignorate, omologate.

Nel suo complesso articolarsi, tra piano teorico e pratico, riflessivo e operativo, pedagogico e organizzativo, il lavoro che gli educatori sono impegnati a costruire e a consolidare con le famiglie nei nidi e nelle scuole è molto complicato e non certo privo di fatiche e di ostacoli; tuttavia, se lo si comprende tra gli elementi prioritari del progetto pedagogico di un servizio educativo, è essenziale, e oggi sempre più urgente, investire su di esso anche in termine di formazione della professionalità degli educatori.

L'educazione si fa in contesti diversi, ognuno di essi è allo stesso tempo necessario e incompleto, in quanto nè la scuola nè la famiglia possono farcela da sole, dobbiamo quindi ammettere di avere bisogno di fare entrare in circolo il sapere dei genitori superando la paura che questo possa scardinare il prestabilito e ben sapendo che ognuno abita il suo territorio e che è sempre faticoso entrare nel campo di gioco dell'altro: la co-educazione richiede di modificare la geografia dei rapporti tra scuola e famiglia, di stabilire delle zone condivise, di rivedere i propri confini, di attraversare alcune frontiere. Gli insegnanti desiderano, ma spesso hanno anche paura di riconoscere i genitori come partner, di rispettarli e valorizzarli nel loro ruolo di primi educatori e conoscitori. Se sono però formati a stabilire un clima di fiducia e di non giudizio, l'educazione può diventare un processo condiviso all'insegna della fiducia reciproca.

Accanto a specifici percorsi formativi, è importante che vi sia nel servizio una supervisione pedagogica interna che possa accompagnare il gruppo di lavoro nella stesura e nella continua revisione del progetto di relazione con le famiglie, nell'individuazione degli interventi educativi più coerenti e strategici, ma anche nell'analisi di casi sperimentati da alcuni colleghi o nella simulazione di situazioni particolari, sempre favorendo momenti di scambio e di riflessione – prima, durante e dopo l'azione – che hanno una valenza formativa e aprono a prospettive di possibili cambiamenti, attesi o auspicati.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La relazione tra servizi educativi per l'infanzia e famiglie omogenitoriali

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Informazioni tesi

  Autore: Rita Vinci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Elena  Luciano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

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Parole chiave

famiglie
omosessuale
servizi educativi
omogenitoriale
formazione educativa
pregiudzi
nuove tipologie

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