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Il sessismo - Prospettive psicosociali

Sessismo e differenze culturali

La combinazione fra le due forme di sessismo crea situazioni peculiari di ”miti legittimatori” (Sidanius, Pratto, Bobo, 1994), che giustificano lo status quo. La ricompensa rappresentata dai vantaggi che si ottengono con l’accettazione dei costrutti del sessismo benevolo sembra essere un sistema efficace allo scopo di creare un plus valore attorno alla condizione in cui si trova il genere femminile.

La stessa condizione viene interpretata in modo più favorevole e positivo e accolta con maggiore favore, perché garantisce protezione da tutti gli aspetti ostili del sessismo. Questo fenomeno sarebbe molto spiccato e tanto più insidioso nelle culture più apertamente sessiste ostili.

Culture e paesi, dove il sessismo benevolo opererebbe in modo più insidioso e sottile, sono quindi proprio quelli dove l’ostilità verso la donna è più forte e manifesta. Il sessismo viene ad essere percepito da parte della donna, nelle situazioni di aperta ostilità sessista, come una minaccia alla propria sicurezza. La scelta cade allora inevitabilmente fra accettare i vantaggi del paternalismo o rifiutare apertamente le imposizioni maschili.

Gli uomini, in queste culture, avrebbero cioè gli strumenti e il potere per incarnare una minaccia reale (attraverso il sessismo ostile) e, al tempo stesso, sarebbero gli unici a poter fornire una soluzione alla stessa minaccia da loro stessi incarnata (sessismo benevolo: protezione, affetto).

Jackman (1994) descrive sessismo benevolo ed ostile come sistemi complementari operanti tramite meccanismi che inducono la donna ad assumere atteggiamenti di cooperazione nei confronti della loro posizione di subordinazione. In società più egualitarie, la donna può fare scelte diverse e relativamente più libere, che le consentono in egual modo di rifiutare sia il sessismo benevolo che quello ostile. Le condizioni sociali sembrano incidere notevolmente sul modo in cui un certo complesso di credenze viene accolto, e sui processi di elaborazione a livello rappresentazionale dell’ideologia dominante (Glick, Fiske, Mladinic, Saiz, Abrams, Masser & Al, 2000).

Sono molti gli interrogativi che nascono dall’osservazione delle differenze a livello interculturale e sul modo in cui vengono interiorizzate.
E’ stato rilevato che sessismo ostile e benevolo siano pervasivi attraverso le culture e nel tempo e si completino a vicenda, pur restando due costrutti distinti, incarnando al loro interno ideologie complementari e interagenti.
Un esempio ci è fornito dalle nazioni dove il sessismo ostile è più forte nel tessuto sociale e, per contro, genera misure di approvazione di credenze sessiste benevoli molto elevate. Le donne che vivono dentro contesti sociali molto sessisti, respingono spesso le credenze ostili e, allo stesso tempo, manifestano elevati livelli di acquiescenza sociale e condiscendenza verso i costrutti sessisti benevoli (Glick & Fiske, 2000).

Andando ad analizzare l’andamento della variazione di disuguaglianza di genere, notiamo che vi sono forti differenze a livello cross-culturale. La coesistenza di due versioni contraddittorie delle donne in seno alla stessa cultura, come fanno notare Eagly e Mladinic (1994), è un paradosso sociale. Esso convive dentro al sistema discriminatorio, generando una situazione in cui l’immagine della donna è al contempo svalutata in quanto ”incompetente” ed esaltata come ”figura meravigliosa”. Le immagini culturali che si protraggono dall’antichità fino ai tempi moderni non sono uniformemente negative.

Virginia Woolf (1929/1981) descrive la condizione della donna rispetto al genere maschile come quella di:

“Uno specchio che possiede la magia e il potere delizioso di riflettere l’immagine di un uomo due volte più grande la sua dimensione naturale” (Woolf 1981, p.35).

Questo specchio, secondo l’autrice, nutre l’autostima del maschio e consente il nutrimento di un canale protetto per la sua costruzione identitaria. Continua poi cercando di dare risposta a questo fenomeno, azzardando l’idea che:

”Nella letteratura da sempre l’immagine polarizzata della donna ha suscitato un misto di venerazione e terrore, alternandosi fra bontà celeste e depravazione infernale” (Woolf, 1981, p.83).

Questo, secondo Virginia Woolf (1981) è in qualche modo funzionale a quella necessità dell’amante di sentirsi felice attraverso la visione del proprio riflesso nella donna.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il sessismo - Prospettive psicosociali

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Informazioni tesi

  Autore: Arianna Sacco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Norma De Piccoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

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Parole chiave

donna
ricerca sociale
sesso
diritti
maschilismo
stereotipo sessuale
sessismo ambivalente
trans culturale
pregiudizio sociale
storia della donna

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