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Valutazione degli effetti del greening sulle aziende agricole italiane

Il greening

Il greening è una novità molto importante in quanto obbliga l’agricoltore ad adeguarsi a diverse condizioni operative; più precisamente consiste nel condizionare l’attività in modo da mettere in atto pratiche agricole ritenute benefiche per il territorio. Queste pratiche sono essenzialmente tre.

• Diversificazione colturale: essa interessa solo le aziende con superfici a seminativo maggiori di 10 ettari. Le aziende con una superficie a seminativo dai 10 ai 30 ettari sono obbligate ad avere almeno due colture, mentre quelle con superficie maggiore di 30 ettari ne devono avere almeno tre. In entrambi i casi la coltura principale non deve superare il 75% del totale. Sono escluse dall’obbligo di diversificazione: i seminativi investiti per più del 75% a foraggio e/o a riposo, a condizione che i seminativi non coperti da questi usi non superino i 30 ettari; le superfici agricole investite per più del 75% a prato permanente, foraggere avvicendate, colture sommerse per una parte significativa dell’anno (riso), a condizione che i seminativi non coperti da questi usi non superino i 30 ettari; i seminativi interamente coltivati nell’anno precedente con una coltura diversa, se tali seminativi non sono stati dichiarati per più del 50% nella stessa domanda di aiuti nell’anno precedente

• Mantenimento dei prati e dei pascoli permanenti

• Aree a valenza ambientale (aree ecologiche): anch’esse si applicano solo alle superfici a seminativi. Sono obbligatorie per le aziende con più di 15 ettari di seminativo e devono occupare almeno il 5% di tale superficie. Vengono esclusi da questo obbligo: i seminativi investiti per più del 75% a foraggio e/o a riposo o investiti a colture leguminose, a condizione che i seminativi non coperti da questi usi non superino i 30 ettari; le superfici agricole investite per più del 75% a prato permanente, foraggere avvicendate, colture sommerse per una parte significativa dell’anno (riso), a condizione che i seminativi non coperti da questi usi non superino i 30 ettari.

Sono considerate aree di interesse ecologico:

• Terreni lasciati a riposo

• Terrazze

• Elementi caratteristici del paesaggio, compresi gli elementi adiacenti ai seminativi dell’azienda, tra cui possono rientrare elementi caratteristici che non sono inclusi nella superficie ammissibile (tra cui le siepi o le fasce alberate di larghezza massima pari a 10 metri, gruppi di alberi le cui chiome si toccano e si sovrappongono, e boschetti, su una superficie massima di 0,3 ettari per entrambi i casi, ecc)

• Fasce tampone, comprese le fasce tampone occupate da prati permanenti, purché queste siano distinte dalla superficie agricola ammissibile adiacente

• Ettari agroforestali che ricevono o hanno ricevuto un sostegno dai PSR

• Fasce di ettari ammissibili lungo le zone periferiche delle foreste

• Superfici a bosco ceduo a rotazione rapida senza impiego di concimi o prodotti fitosanitari

• Superfici oggetto di imboschimento

• Superfici con colture intercalari o manto vegetale ottenuto mediante l’impianto o la germinazione di sementi

• Superfici con colture azotofissatrici

Sono escluse dagli obblighi del greening le aziende che svolgono delle pratiche equivalenti a quelle benefiche per il territorio: fanno parte di queste fondamentalmente le aziende che effettuano produzione biologica. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Valutazione degli effetti del greening sulle aziende agricole italiane

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Maria Locatelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Roberto Pretolani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

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Parole chiave

unione europea
economia agraria
pac
aziende agricole
greening
diversificazione colturale

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