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La polizia di prossimità e la sicurezza percepita. Gli strumenti territoriali e comunicativi dell’Arma dei Carabinieri

Il Carabiniere e Poliziotto di quartiere

A partire dalla fine del 2002, è attivo anche in Italia il servizio di Carabiniere e Poliziotto di quartiere, figura cardine del concetto di polizia di prossimità, nata sulla scia dei modelli già diffusisi in altri paesi europei negli anni precedenti, in particolare Inghilterra, Belgio, Francia e Olanda.

Strumento utilizzato come presidio appiedato di determinate aree per una maggiore sensazione di vicinanza/prossimità e sicurezza, nasce dunque dall'esigenza della presenza di “operatori visibili” sul territorio, principalmente con mansioni di prevenzione dei comportamenti devianti, ma anche con i tipici compiti di interventi repressivi e informativi/investigativi.
Il Carabiniere di quartiere si ferma a dialogare con il cittadino, per apprenderne i bisogni e raccoglierne le richieste. Questo tipo di rapporto diretto con la collettività incoraggia la fiducia reciproca e diventa l'immagine della più alta manifestazione della prossimità.

L'intenzione è dunque quella di creare in strada una vera e propria “Centrale Operativa mobile”, che colloquia con il cittadino e lo sostiene nelle sue necessità.

Il loro dislocamento è fissato dai “Piani di Controllo Coordinati del Territorio”, decisi dalle Prefetture, per un coerente utilizzo delle risorse e per evitare vuoti territoriali. Le ripartizioni del territorio di intervento vengono generalmente decise sulla base di alcuni elementi quali la criminalità nelle aree, il numero di abitanti, nonché le caratteristiche socio-economiche delle stesse.

La filosofia del servizio è quello della “sicurezza partecipata” precedentemente accennata, che necessita della collaborazione degli attori sociali per una migliore convivenza e qualità della vita.
Per tale collaborazione e una funzionalità del servizio, è importante che la figura del Carabiniere di quartiere abbia determinate caratteristiche. Egli deve essere polivalente, riunire cioè in un unico soggetto i molteplici compiti della sicurezza; deve inoltre divenire una figura territoriale permanente, in quanto deve essere considerata un punto di riferimento certo e costante in una determinata area.

L'operatore di quartiere deve essere selezionato tra il personale non solo in base a qualità di tipo professionale, ma anche per una propensione naturale nei rapporti interpersonali, per meglio favorire quel processo di accrescimento della fiducia attraverso il dialogo e la vicinanza alla popolazione.

Tale fiducia è favorita anche da una formazione e preparazione del Carabiniere di quartiere. Egli partecipa a uno specifico corso della durata di due settimane per l'approfondimento di peculiari tematiche che interessano il tipo di servizio, in particolare la comunicazione con le persone e le vittime di reato, le procedure di azione, le tecniche di difesa personale, gli interventi di primo soccorso. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La polizia di prossimità e la sicurezza percepita. Gli strumenti territoriali e comunicativi dell’Arma dei Carabinieri

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Informazioni tesi

  Autore: Carmine Taurino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Stefano Maria Cinciotta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

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Parole chiave

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