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Le istituzioni comuni di giustizia penale europea

Il terrorismo (Non praevalebunt)

L’elaborazione, il 27 gennaio 1977 in seno al Consiglio d’Europa di una Convenzione europea per la repressione del terrorismo, ha fornito avvio alla dialettica internazionale in ordine ad una corretta identificazione di detta tipologia di condotta criminale. Ciò, negli anni successivi, ha condotto alla predisposizione, ad opera dei partners europei, di una pluralità di atti formati nel comune intendimento di “erigere” una frontiera comune per la repressione del fenomeno in una con le sue molteplici articolazioni. Eppure, le misure così venute a formarsi non hanno saputo arginare lo sviluppo e la proliferazione di quei “gangli” i quali, per vero, hanno manifestato un’attitudine ulteriore, ben considerabile giusta una sorta di crimen laesae maiestatis.
Nondimeno, la recrudescenza del fenomeno terroristico, particolarmente a séguito degli attacchi dell’11 settembre 2001 alle Twin Towers, ha funto da “detonante” per una velocizzazione della elaborazione di specifiche misure di contrasto. A muovere dal Programma de l’Aja la Commissione ha elaborato un’agenda fondata sull’assunto per cui «se si vuole combattere efficacemente il terrorismo sono necessarie una risposta globale e un’impostazione integrata e coerente». La «risposta integrata e coerente» al terrorismo, di cui al dictum della Commissione, si è tradotta nell’armonizzazione dei sistemi penali interni degli Stati dell’Unione mediante l’adozione della Decisione-quadro 2002/475/GAI . Essa, difatti, si muove nel verso di una definizione “europea” di reato terroristico. Alla luce della decisione-quadro detto reato risulta dalla combinazione di due elementi: uno soggettivo ovvero l’animus di «intimidire gravemente la popolazione, o costringere indebitamente i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto, o destabilizzare gravemente o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche o sociali di un paese o un'organizzazione internazionale» ex art. 1 decisione-quadro; l’elemento oggettivo, invece, si articola nel compimento, o nella mera minaccia di compiere, una delle condotte stabilite come “gravi” dall’atto in esame. La decisione-quadro, ex art. 2, definisce altresì la nozione di organizzazione terroristica intesa quale «associazione strutturata di due o più persone, stabilita nel tempo, che agisce in modo concertato allo scopo di commettere dei reati terroristici»; stabilisce l’obbligo per gli Stati di considerare punibili quali reati connessi al terrorismo talune specifiche condotte; individua la sanzione penale quale mezzo repressivo idoneo al contrasto del fenomeno purché essa sia effettiva, proporzionata e dissuasiva; radica i criteri di individuazione delle giurisdizioni competenti a giudicare tali condotte. Da ultimo, gli Stati vengono “obbligati” a garantire assistenza alle vittime del reato, in aggiunta a quanto stabilito dalla decisione-quadro n. 2001/220. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le istituzioni comuni di giustizia penale europea

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Tenca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Mario Deganello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 325

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