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L'educatore in carcere. Evoluzione storica, formazione e competenze

I compiti dell'educatore ai giorni nostri

Tra i molti aspetti che caratterizzano il ruolo dell'educatore, il più rilevante è sicuramente la sua molteplice funzionalità. Egli infatti all'interno del sistema carcerario funge contemporaneamente da organizzatore per tutte le attività socializzanti, da tramite per i rapporti che il detenuto può mantenere con l'esterno ed inoltre rappresenta una forma di mediazione fra l'autorità e la comunità dei reclusi.
Gli aspetti organizzativi di cui l'educatore si occupa fanno parte di tutta quella che viene definita “area pedagogica del trattamento”, ossia l'insieme di attività di carattere culturale, sportivo, lavorativo e ricreativo che sono state sempre maggiormente utilizzate nella rieducazione penitenziaria degli ultimi anni.
Questo genere di attività hanno all'origine una attento percorso di osservazione che permette di stabilire i casi e le modalità in cui esse possono venire attuate.
Come già visto nel precedente paragrafo, le attività di osservazione vengono effettuate dal GOT (Gruppo di Osservazione e Trattamento) all'interno del quale l'educatore ha un duplice compito: raccogliere i dati ed utilizzarli ai fini della giusta decisione nell'ambito delle attività da attuare.
Egli dovrà essere in grado di raccogliere maggiori informazioni possibili riguardanti le problematiche del soggetto: il colloquio risulta essere per questa fase di raccolta dati, lo strumento più utile ed efficace per indagare i suoi rapporti all'interno del carcere, rispetto ai diversi gruppi di detenuti e quelli con la società esterna (familiari e sociali di provenienza).
L'educatore, mediante l'utilizzo della “registrazione sintetica”, renderà atto delle diverse informazioni raccolte, e cercherà da esse di trarre gli aspetti più importanti, integrando in una successiva analisi i comportamenti tenuti dal detenuto e le motivazioni sottese.
Questa fase perciò richiede essenzialmente la collaborazione da parte del detenuto e la sua, seppur graduale, apertura al dialogo nei confronti dell'educatore che dovrà avere a sua volta la capacità di mostrarsi quale figura solida e al contempo aperta alla comunicazione, affinché tra loro si stabilisca un rapporto di fiducia reciproca.
Tutti i dati verranno in un secondo momento raccolti all'interno di una documentazione unica che formerà la così detta “cartella personale” che potrà subire integrazioni e modifiche continue e a cui gli operatori sociali avranno sempre accesso.
L'insieme dei dati raccolti, inizialmente legato all'identificazione del soggetto e poi integrato dal materiale riguardante gli aspetti personali e motivazionali, verrà utilizzato per la predisposizione del percorso di trattamento del singolo detenuto, attraverso il quale verranno decise le attività più idonee e le misure premiali da far attuare.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'educatore in carcere. Evoluzione storica, formazione e competenze

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Martin
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Francesca  Vianello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 68

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