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Valutazione dell'efficacia delle Terapie Complementari e Alternative per il controllo del dolore oncologico in Riabilitazione: revisione della letteratura

Riabilitazione oncologica per il dolore: il ruolo del fisioterapista in cure palliative

La riabilitazione, in tempi recenti, ha dimostrato di poter assumere un ruolo cardine in Oncologia. Essa, infatti, può fornire quegli strumenti utili a prevenire le complicanze, iatrogene o legate all’immobilità, per il miglioramento del benessere e il recupero o l’acquisizione di un nuovo equilibrio psico-fisico e della qualità di vita. Il cancro, e i trattamenti conseguenti (come chirurgia, chemioterapia, radioterapia), sono responsabili di lesioni (per coinvolgimento di strutture vascolari, nervose, muscolari) che comportano danni invalidanti.

Ma, all’impatto della componente somatica, vanno aggiunte le problematiche complessive attinenti alla sfera psicologica e sociale, spesso compromesse, secondo quanto visto nei capitoli precedenti. Questi aspetti saranno presi in attenta considerazione al momento di redigere un programma riabilitativo personalizzato, individuale, frutto della cooperazione e del supporto reciproco delle diverse figure professionali. Una valutazione funzionale è, non solo utile, ma indispensabile, e si concentra sulle residue abilità, motorie e cognitive, sulle condizioni generali, sulla postura, sul carico ed eventuali dismorfismi che ad esso si accompagnano. Infine, ma non ultimi per importanza, la motivazione del paziente, la sua visione della malattia e come reagisce ad essa, il suo grado di collaborazione saranno altrettanto importanti per realizzare un programma formato “su misura”.

Il fisiatra, di concerto con il fisioterapista e il paziente, comporrà il progetto riabilitativo, aggiornato periodicamente e contenenti le modalità di intervento, i tempi e le possibilità di recupero, i progressi raggiunti, con l’aiuto, se necessario, degli altri professionisti. E’, quindi, un lavoro in êquipe multi disciplinare che prevede un clima di collaborazione e supporto reciproco ma, allo stesso tempo, afferma il dovere di rispettare i limiti imposti dal proprio campo di competenza (Balzarini e Ferla, 2007).

Il concetto di riabilitazione è legato a quello di funzione, intesa come capacità di portare a termine i compiti della vita quotidiana. La riabilitazione è un processo volto ad assicurare alla persona il massimo potenziale fisico, psicologico, sociale, educazionale, in dipendenza delle sue menomazioni anatomiche o fisiologiche, dei suoi desideri e progetti di vita, dei fattori ambientali. Sulla base dello stadio della malattia, Dietz, nel 1981, individua le quattro fasi principali che costituiscono la riabilitazione oncologica: preventiva, ristorativa, supportava e palliativa.

1) La riabilitazione preventiva è volta a evitare o mitigare la riduzione della capacità funzionale in seguito ad una neoplasia maligna o agli effetti del trattamento, e inizia precedentemente o subito dopo l’intervento (chirurgico, chemio e radioterapico).
2) La riabilitazione ristorativa si propone di riportare il paziente al suo stato premorboso, quando la menomazione è di lieve entità, o non abbastanza grave da compromettere la funzione.
3) La riabilitazione supportiva agisce nel massimizzare la funzione, compromessa in seguito a una menomazione conseguente al cancro e al suo trattamento.
4) Infine, l’obiettivo primario della riabilitazione palliativa è strettamente correlato al concetto di autonomia della persona: si propone di ridurre la dipendenza del malato nelle attività di cura personali e motorie, garantendo il comfort e il supporto emotivo. I pazienti colpiti da malattie progressive e, in una data fase, irreversibili, sono soggetti a sintomi quali dolore, fatica, disfagia, lesioni cutanee, verso i quali hanno una buona risposta le strategie supportive e palliative (Javier e Montagnini, 2011).

Habeck e altri autori (1984) hanno, invece, formulato i seguenti sette principi fondamentali alla base di un buon progetto:

* le cure sono rivolte alla persona nella sua globalità;
* l’approccio deve essere globale e olistico, pertanto ê necessario la formazione di un team multidisciplinare;
* l’intero processo terapeutico coinvolge, in prima istanza, il paziente e la sua famiglia;
* gli scopi riabilitativi devono rispettare le aspettative prognostiche;
* l’intervento deve essere il più precoce possibile, prima che sopraggiunga la disabilità. In tal modo i margini di recupero saranno più ampi;
* la riabilitazione coinvolge tutte la fasi della malattia (dalla diagnosi fino agli ultimi istanti della vita);
* l’educazione ê una componente fondamentale del processo riabilitativo. (Fulton, 1994).

D’altro canto, “riabilitare” accoglie in sé la necessità di assicurare la qualità di vita e il raggiungimento della funzionalità fisica preesistente la malattia, o, più spesso, il maggior recupero possibile, avendo in considerazione le possibili complicanze psicologiche. La depressione e l’ansia hanno motivazione nella notizia che annuncia una diagnosi accolta come annunciatrice di morte e sofferenza (Okamura, 2011), rappresentando delle condizioni da non poter ignorare al momento di redigere un programma personalizzato.

Ascoltare e comprendere le incertezze, i sentimenti negativi del malato, la sua (e dei familiari) percezione della malattia si impone come una parte indispensabile del percorso terapeutico, che non si interrompe bruscamente ma segue il malato passo per passo anche nel periodo post-dimissione. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Valutazione dell'efficacia delle Terapie Complementari e Alternative per il controllo del dolore oncologico in Riabilitazione: revisione della letteratura

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Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Tramontano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Fisioterapia
  Relatore: Maria Dolores Listanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

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