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La Rivoluzione d’Algeria. Una lunga genesi che attraversa il percorso storico, politico e culturale del popolo algerino.

Da Zeroual a Bouteflika: l'inizio del processo di normalizzazione in un Paese in ginocchio

Dopo gli ennesimi sconvolgimenti politico-sociali a cavallo degli anni '90, viene eletto, nel 1994, l'ex ministro della difesa Liamine Zeroual alla presidenza su indicazione dall'Assemblea provvisoria ricostituita e con l'appoggio manifesto dell'esercito. Si prefigurava con lui la speranza di una lenta normalizzazione attraverso un dialogo schietto con l'intera Nazione, la lotta serrata al terrorismo e la promessa di nuove elezioni democratiche entro l'anno.

Nonostante la grandissima pressione terroristica che caratterizzò questo periodo, oltre al mancato ricambio della elite politica, il processo di pacificazione e di democratizzazione del paese sembrava comunque procedere ottenendo risultati apprezzabili, come le elezioni presidenziali del '95 sotto la stretta vigilanza di osservatori internazionali; la creazione della "conferenza d'intesa nazionale" alla quale presero parte attiva le principali componenti della società algerina, dalla classe politica a quella dirigente, con l'obiettivo di definire le linee guida del futuro assetto istituzionale, legislativo e costituzionale; il referendum per l'approvazione della nuova costituzione nel novembre del '96; le elezioni politiche e amministrative nel corso dell'anno successivo ed attraverso il definitivo riconoscimento del ruolo del Senato all'interno del quadro istituzionale algerino.

Queste tappe rappresentarono di certo il giusto e graduale iter di legittimazione democratica, aprendo definitivamente la strada ad un effettivo pluralismo e alla corrispondente rinuncia del monopartitismo da un lato e al divieto assoluto di ogni implicazione religiosa nella denominazione e nell'attività partitica.
L'Algeria, per la prima volta, abbandona ogni forma di continuità istituzionale con il passato risolvendo rapidamente la necessaria trasformazione politica, senza incorrere a insanabili rotture interne e senza cedere al ricatto terroristico, riuscendo a fornirsi finalmente di strumenti di governo pienamente legittimi e dunque di un vero Stato di Diritto.

Gli avvenimenti coincisi con il periodo di ribalta del FIS, ricordati per le violenze, per la corruzione e la crisi economica, dal tentativo di islamizzazione profonda della società e dello Stato, sono stati anche pervasi da una ferma volontà di molti a respingere il terrorismo ed il protettorato militare, insieme ad un profondo senso di "stanchezza" da parte di tutta la popolazione, favorendo le condizioni indispensabili per le riforme approntate dal nuovo Presidente.

Da non dimenticare tuttavia, che tale presidenza coincise con il momento più sanguinario della violenza terrorista nel paese, nel triennio '92-'95, da ambo le parti, sono oltre 50000 le vittime complessive; il Movimento Islamico Armato confluisce nella migliore struttura organizzativa del Armata Islamica di Salvezza, mentre il Gruppo Islamico Armato continua a mantenere la sua autonomia e la sua operatività basando le sue azioni su bande paramilitari senza una forte autorità centralizzata.
Zeroual condurrà una durissima repressione verso tali formazioni con l'aiuto dell'esercito, cercando nel contempo di portare avanti una qualche forma di negoziato con i leader dell'ormai dissolto FIS, un obiettivo talmente strategico da giungere alla scarcerazione di Belhadj e Madani, con il fine di ottenerne l'impegno a riconoscere la nuova Carta costituzionale e ad accettare la democratizzazione in atto, ma soprattutto a dissociarsi apertamente dalle azioni di AIS e GIA.

Va precisato che prima di tutti gli interventi presidenziali sopra citati molte furono le iniziative internazionali che tentarono un riavvicinamento di tutte le parti in causa. In particolare, sul finire del 1994, a Roma, la Comunità di Sant'Egidio organizzò un incontro al quale presero parte la quasi totalità dei movimenti che costituivano la realtà algerina, durante il quale emerse la possibilità di costituire un differente governo provvisorio con la rappresentanza di tutti i partiti e dell'esercito, per condurre lentamente il paese alla normalità e preparare le nuove elezioni; prospettiva questa che raccolse il plauso degli USA e degli stessi Madani e Belhadj, ma seccamente rifiutato dal governo di Zeroual, il quale si avvierà autonomamente, come visto, alla realizzazione delle riforme necessarie.
Nelle elezioni presidenziali del '95, senza la partecipazione del FIS, ne esce assoluto vincitore, superando i principali avversari dell'RCD e di Hamas. "Liamine Zeroual viene eletto al primo turno, con più del sessanta per cento dei voti in una elezione largamente truccata ma che tutto il mondo, e gli altri candidati all’elezione presidenziale, si affrettano a definire democratica".

Le elezioni avvengono in un rigido clima di tensione, con l'esercito a presidiare intere città e a mantenerne l'ordine, mentre si diffonde una impetuosa campagna mediatica e politica. Gli obiettivi erano chiari e in breve raggiunti: evitare sommosse e attentati e accreditare credibilità alle stesse elezioni con l'appoggio dei media e dei suoi principali concorrenti. Iniziava quella che di li a poco dopo verrà chiamata la "democrazia guidata" di Zeroual.
"Il 31 ottobre 1997, il Presidente Lamine Zeroual dichiarò, in un programma radiotelevisivo, che la crisi politica in Algeria era chiusa. Il Capo della Stato algerino faceva questa analisi nel momento in cui il terrorismo riprendeva con più forza, che la contestazione scendeva in strada, che l’impoverimento della popolazione si accentuava, e che le nuove istituzioni accrescevano la rottura tra algerini e Stato".

Una visione questa, quantomeno banalizzante sull'origine e sugli sviluppi di tale crisi. Valutando come bastanti la formazione di nuove istituzioni e una evoluzione democratica della Costituzione, che se da un lato ne va rivendicata la "necessità" certo non si presenta come "condizione sufficiente", ci si limita ad un semplice (seppur complicato) aggiustamento del sistema, il quale, senza una profonda revisione, si configura con un confinamento islamico integralista ai margini della politica ma fomentando ulteriormente il suo terrorismo, seppur all'interno di una cornice democratica.

Nell'autunno del '98, inaspettatamente, il Presidente si dimette dopo 5 anni di mandato e la successiva elezione di Bouteflika, anche questa molto controversa, avviene dopo una campagna elettorale in tono minore e con un sostanziale silenzio nel suo avvio di mandato. Solo successivamente la nuova guida del Paese darà prova delle sue capacità comunicative contrassegnate da una assoluta intraprendenza ed in netta difformità dagli stili dei sui predecessori. Bouteflika, acuto politico di mestiere, aveva ricoperto cariche di rilievo fin dall'indipendenza, fino a raggiungere il Ministero degli Affari Esteri durante le presidenze di Bella e Boumediene. Sul piano politico, oltre a riprendere il processo di normalizzazione avviato, imprimerà un notevole dinamismo alla politica estera, migliorando l'immagine del Paese, favorendone l'uscita dall'isolamento nel quale versava e realizzando una forte convergenza economica industriale e militare con gli Stati Uniti.

La situazione interna continua ad essere critica soprattutto per quanto riguardava la sicurezza ed il pieno controllo delle città e delle campagne; continuavano infatti, e sempre con maggiore ferocia, le attività di terrorismo che ormai, caduti anche gli ultimi tabù, assassinavano i bambini e gli obiettivi femminili aumentavano di intensità e crudeltà. Nonostante le tante espressioni di solidarietà dell'Occidente, di aiuti concreti nel sostenimento delle forze algerine contro la lotta al terrorismo se ne videro ben pochi e comunque del tutto insufficienti anche alla luce degli ingenti rinforzi in uomini, armi e mezzi che tali gruppi ricevevano dalle formazioni internazionali guidate da Bin Laden, cosa nota e ripetutamente segnalata anche dalla stampa.

Ma non è tutto, nel 2000, fonti non ufficiali riportano le rimostranze del "Comandante in Capo della Forze Armate algerine, sia nei colloqui avuti con il Comandante dell’Unità della Marina Militare Italiana in visita ad Algeri, sia in occasione di colloqui avuti con i vertici della Difesa italiana durante la visita a Roma nel mese di luglio, - il quale - ha ripetutamente e vigorosamente denunciato l’embargo occidentale non dichiarato, attribuendo anche ai suoi effetti l’inefficace contrasto contro l’offensiva terroristica".
Ma anche i principali aspetti socio-economici restano profondamente in crisi, mentre il debito estero aumenta ed il prezzo del greggio diminuisce. Il settore agricolo, che offre sussistenza ad un quarto della popolazione ancora è ben lontano dal suo ottimale sfruttamento, ma anzi, stando ad alcune statistiche rese note da fonti governative, sembrano ottenere performance sempre minori in concomitanza al processo di riduzione delle terre coltivabili.

Ad una diminuzione delle derrate alimentari, che ha inevitabilmente recato con se l'aumento dei prezzi al dettaglio, corrisponde la continua crescita demografica che ha sempre contraddistinto il Paese, andando ad impattare anche sulla disponibilità delle risorse idriche.
La stampa, pubblicherà di a breve, alcuni dati estratti dal rapporto UNESCO sull'alfabetizzazione. Gli incapaci di leggere e scrivere coprono il 38.4%, con un trend di crescita relativa progressiva dai più giovani (11.1% fascia 6/15 anni) ai più anziani (83.9% degli over 60); l'incidenza nelle donne è ancora più alta, a non aver frequentato nessuna scuola sono esattamente 1/3 della popolazione femminile. Dati altrettanto preoccupanti arrivano dal settore occupazionale soprattutto giovanile, che come abbiamo visto più volte, assume carattere endemico in Algeria fin dal secolo precedente; 80% dei disoccupati ha un'età inferiore a 30 anni, di cui i 2/3 non hanno mai lavorato ed il 73% di loro non possiede alcuna qualifica.
Come si è avuto modo di accennare più volte, la crescita demografica è impressionante, triplicando la popolazione in soli trentasei anni, passando da poco più di 10 milioni ad oltre 30, configurando la situazione tipica dei paesi in via di sviluppo dove oltre la metà ha meno di 25 anni e poco più del 6% del totale supera i 60 anni.

Tornando alle circostanze politiche, al momento della sua elezione il Presidente dispone di una posizione piuttosto traballante, sia a causa del ritiro dalla corsa dei principali pretendenti che per le presunte irregolarità elettorali.
Ad accrescere considerevolmente il suo prestigio fu senz'altro la strategia anti isolazionista in politica estera, ma sopratutto il proseguimento, iniziato dal suo predecessore, del progetto di "concordia civile" completandolo attraverso un'approvazione referendaria.
I risultati plebiscitari del referendum mostrarono chiaramente la volontà di accettazione di questa politica da parte della popolazione, la quale si rileverà di assoluta importanza per la continuazione del graduale processo di normalizzazione e per il conferimento di ulteriore autorevolezza del presidente. Tuttavia, furono dei ben precisi e interconnessi, per quanto imprevisti, fattori esterni, a fornire un forte impulso al prestigio presidenziale: l'attentato dell'11 settembre 2001 e l'impressionante escalation del prezzo del petrolio. Quest'ultimo si rilevò il più grande strumento di risanamento economico e la concomitanza dell'attacco a New York fornì la svolta definitiva alle relazioni con gli USA, i quali intendevano presidiare ogni sbocco sahariano a Bin Laden e ai suoi alleati.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Rivoluzione d’Algeria. Una lunga genesi che attraversa il percorso storico, politico e culturale del popolo algerino.

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Prudente
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giuseppe Terranova
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

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