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Iago da Giraldi a Shakespeare

Angelo, Demone o Uomo?

Finora abbiamo cercato di tralasciare il più possibile quasi quattro secoli di critica letteraria e teatrale per evitare di esserne in qualche modo influenzati e compromettere lo scopo principale della nostra ricerca.

Abbiamo visto che Iago non è poi così diverso dal suo predecessore italiano che invece si tende spesso a tralasciare o a etichettare come semplice ispirazione o prototipo del personaggio di antagonista della storia. Finora questo capitolo ha cercato di dare risposta alla domanda “chi è Iago?”, una domanda all’apparenza semplice ma che ho scoperto personalmente diventare molto più complessa a mano che ci si documenta sul personaggio.

Quattro secoli è un periodo lunghissimo e moltissime sono le opinioni su questo personaggio tra i più odiati e tra i più seducenti al tempo stesso. Vediamo dunque brevemente quale è stata la risposta del mondo della critica letteraria e teatrale che si è diviso principalmente in due fazioni: gli apologeti e gli accusatori.

Secondo la corrente di pensiero più ottimista, Iago era una brava persona. Ovvero, un brav’uomo, onesto, estremamente cordiale e degno di fiducia, che si comporta con cinismo di conseguenza a come è stato trattato. Iago avrebbe ragione nelle sue azioni perché agisce giustamente per vendetta: scavalcato nella carica militare da uno scribacchino senza valore, Cassio, e tradito dalla moglie da quest’ultimo e dal suo stesso generale che ha sempre servito con fedeltà e rispetto. A giustifica di questa tesi, viene portata come prova il fatto che se Iago fosse realmente un villain, un bugiardo nato e un imbroglione doppiogiochista, nessun altro personaggio della storia avrebbe ragione di fidarsi delle sue parole e delle sue azioni poiché intuirebbero subito un secondo fine per un qualche tornaconto.

Al contrario, nell’opera tutti si fidano di lui: Rodrigo è ben disposto a dargli piena disposizione delle proprie economie e a seguire i suoi consigli, Desdemona è toccata dalla sua preoccupazione per Cassio, Otello preferisce mettere in dubbio la condotta della moglie piuttosto che la fedeltà del suo portabandiera. La corrente apologetica prende dunque le parti di Iago, credendo alle sue parole, alle giustificazioni che lui stesso pronuncia:

“Our perception of Iago is blurred by the glow of sympathy we feel for Othello and for Desdemona. But in so far as we can eliminate these two luminous figures from our view, we can see the outlines of what I fancy was the poet's original idea, The Tragedy of Iago, the tragedy of the honest, charming soldier, who swallowed the devil's bait of self-indulgence, grew blind to ideal beauty, and in his blindness overthrew more than his enemies.”( Brooke, 1918: 359)

Ora, non si può dire che Iago sia un uomo onesto. Il primo caposaldo della nostra risposta alla domanda “chi è Iago?” è che è un bugiardo. Quasi tutto ciò che viene preso come certo del suo passato prima degli eventi narrati nell’opera non sono altro che descrizioni che arrivano direttamente da lui. Abbiamo già visto come nulla nel testo o nelle indicazioni di regia ci dia la conferma né della sua abilità militare né dell’essere stato accantonato da Otello malgrado tutto ciò che ha fatto per il generale né dell’essere stato tradito dalla moglie. Queste sono solo parole dette da un bugiardo che andrebbero soppesate prima di darle per certe.

Ho ragione di credere, dunque, che coloro che si sono accodati con più o meno convinzione a questa teoria abbiamo perso di vista il concetto fondamentale di non credere a tutto ciò che tutti i personaggi dicono. Se è pur vero che tutti gli altri personaggi si fidano di Iago è perché si fidano della sua apparenza di uomo onesto e degno di fiducia ma tutti gli a parte e i soliloqui rivelano ben poco di quell’ideale di onestà che dovrebbe avere se veramente lo fosse.

Senza contare che mai sorgono dubbi o esitazioni nei suoi piani laddove Shakespeare ne ha posto in quantità in altri personaggi realmente onesti e rispettabili che si trovano di fronte a una dura realtà: basti portare come esempio il buon Amleto e i suoi turbamenti di fronte a una famiglia dilaniata e al difficile peso della vendetta paterna da compiere o all’ambizioso Macbeth che si contorce nello scontro tra l’ambizione e la coscienza. Nulla di questo appare in Iago e del suo passato non possiamo avere conferma mentre fin dalla prima scena ciò che risalta è l’astio verso il neo-luogotenente e il suo generale.

Oltretutto, la nostra analisi comparata del personaggio con la sua fonte esclude il fatto che Shakespeare abbia reinventato il passato dell’antagonista per renderlo tale senza esprimerlo apertamente e molto più approfonditamente, dando solo piccoli accenni a riguardo. Iago appare un brav’uomo, un angelo vendicatore per questa corrente di pensiero ma non trovo affatto che lo sia realmente.

La visione critica di Iago che risale a un mondo più antico, più moralistico e simbolico del teatro, come della letteratura in generale, attribuiscono al personaggio una valenza più metafisica che reale. Per i critici che hanno aderito a questa corrente di pensiero, la capacità, la sola idea di far cadere in tentazione un uomo e spingerlo all’omicidio e al suicidio stesso senza una vera motivazione non è una capacità innata dell’essere umano: per essi, le giustificazioni che Iago porta alle sue azioni nefande non sono abbastanza forti né sufficientemente motivate a comportarsi con tanta e tale malvagità senza un minimo dubbio né esitazione alcuna.

Il sospetto del tradimento di Emilia con Otello e l’essere scavalcato nella lizza all’avanzamento militare sono motivi che Shakespeare avrebbe benissimo potuto riprendere e ampliare ma vengono presto dimenticati sia dal pubblico che dal personaggio stesso di modo che solo la malvagità del suo genio possa echeggiare sul palcoscenico.

L’orgoglio di Iago nel portare avanti il suo piano malvagio, la sua dedizione nell’apparire amico, consigliere e servitore di Otello sono troppo sproporzionate rispetto al desiderio di vendetta annunciato nell’Atto I. Iago sotto questa linea di analisi appare poco meno di un emissario del Male sulla Terra, un demone non molto lontano da Satana stesso:

“Real cynism is sad; Mephistopheles is a dried-up, middle-aged club man; Milton’s Satan is a rhetorician. But Iago is a black angel, full of leaping, spontaneous, electrical vitality. He is, in truth, the Sprit of Evil, with no passions and no habitation; and he ought to have been shown with horns and a tail.” (Chapman, 1992:47)

Guardate un uomo come un demonio e non capirete mai le sue ragioni. Dubito che Shakespeare abbia mai inteso Iago come un demonio che nasconde le proprie corna per meglio ingannare l’anima umana di Otello. Il genio introspettivo e l’abilità nel sondare la psicologia umana dell’autore erano troppo acute per fare di Iago nulla più del discendente del demone dei morality plays medievali e l’ha dimostrato pienamente creando altri personaggi crudeli e tirannici come Macbeth, Coriolano o ancora Riccardo III.

Ciò che differenzia Iago da questi altri grandi uomini votati ad azioni crudeli, è la mancanza del dubbio. Non c’è esitazione nelle azioni di Iago ed è soprattutto questo che ha portato questa corrente di critica letteraria a affidare a questo personaggio una mera apparenza umana e una essenza maligna di natura sovraumana e soprannaturale. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Iago da Giraldi a Shakespeare

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Informazioni tesi

  Autore: Alice Micrani
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Mariacristina Cavecchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

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