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Mezzi di conservazione delle garanzie patrimoniali e abuso

Azione surrogatoria

L’art. 2900 c.c. disciplina l'azione surrogatoria definendone presupposti e caratteristiche. Si tratta del rimedio giuridico attraverso cui il creditore si sostituisce al suo debitore nell’esercizio delle azioni che quest’ultimo omette di esperire per il recupero del suo credito. Con tale strumento, quindi, il creditore si sostituisce al debitore inerte, perseguendo così l'obiettivo di mantenerne integra la consistenza patrimoniale, e/o, eventualmente di aumentarla. Evidentemente, la funzione dell’azione surrogatoria non avrà natura
immediatamente satisfattiva per il creditore, ma scopo conservativo del patrimonio del debitore. Essa, quindi, al pari delle ulteriori azioni cautelari, va inquadrata come specificazione di un generico diritto alla conservazione dell’integrità patrimoniale. L’azione surrogatoria ha quindi natura conservativa-cautelare e i presupposti per poter esperire tale azione saranno:

* inerzia del debitore nell'agire contro i suoi debitore per recuperare i propri crediti;
* pregiudizio che il comportamento negligente del debitore può arrecare alle ragioni del creditore;
* i diritti e le azioni che il debitore trascura di esercitare devono essere di carattere patrimoniale e non devono essere azioni che, per disposizioni di legge o per loro natura, possono essere esercitate solo dal debitore.

Nell’azione surrogatoria si ravvisa un diritto potestativo, esercitabile in via giudiziale, oppure stragiudiziale, ed avente ad oggetto la realizzazione di un diritto altrui con efficacia immediata per il titolare. È altresì ipotizzabile un esercizio stragiudiziale, o comunque non contenzioso, del diritto potestativo di surrogazione, come ad esempio nel caso in cui il creditore esegua un’attività di pubblicità (trascrizione, iscrizione, etc.) o chieda la liquidazione di un’eredita beneficiata o eserciti un diritto di prelazione o di riscatto o interrompa la prescrizione. Attraverso la potestà in argomento il creditore esercita un diritto appartenente al debitore. Il debitore, invece, assiste ad una compromissione della sua libertà di autodeterminazione, cioè di un suo diritto soggettivo.

Il potere, attribuito dall’art. 2900 c.c. al creditore, di esercitare il diritto soggettivo del debitore, e in alcuni casi di compiere negozi giuridici con effetto nella sua sfera patrimoniale, è tuttavia, conferito in via del tutto eccezionale e sarà giustificato sulla base dell’art. 2740.

Al creditore spetta una legittimazione di secondo grado, o straordinaria, al compimento di quegli atti d’esercizio del diritto oppure di autonomia. Egli sarà semplice sostituto nel compimento di atti e mai titolare del diritto. A riprova di ciò si assume che il creditore agisce in nome e per conto del debitore.
Eventuali danni arrecati al surrogato nell’esercizio stragiudiziale della surrogatoria saranno risarciti a titolo di responsabilità extracontrattuale.
Il creditore non può surrogarsi al debitore nell’esercizio dei diritti soggettivi secondo proprie e personali valutazioni di utilità, ma soltanto laddove ritenesse sussistente un pregiudizio per la garanzia patrimoniale e non si opponessero preminenti interessi del debitore.

L’inerzia del debitore deve quindi essere valutata secondo le regole d’esperienza e le circostanze del caso, in modo che l’atto conservativo non appaia come un’ intempestiva e illegittima interferenza nella sfera del debitore. Siamo, infatti, al cospetto di un interesse del creditore che agisce in surrogatoria con carattere secondario o sostitutivo e dal lato opposto all’interesse, primario, del debitore, titolare del diritto che lo stesso creditore ritiene trascurato del tutto. È evidente che i distinti interessi trovino motivo di distinguo anche sul piano processuale. Infatti, in tale sede il creditore-attore sarà gravato di un duplice onere della prova.

Egli, infatti, dovrà innanzitutto provare il proprio credito ed anche quello del suo debitore nei confronti del terzo, rimanendo esposto alle eccezioni sostanziali e processuali opponibili al debitore medesimo, ed alle connesse limitazioni dei mezzi di prova. Inoltre, durante il processo, oltre all’interesse del creditore surrogante, assume rilevanza anche quello, giuridicamente qualificato, che sta alla base del diritto soggettivo trascurato dal debitore, vale a dire l’interesse obiettivo del debitore cioê l’utilità pratica. L’interesse del titolare del diritto non va, pertanto, inteso soggettivamente ma in quanto oggettivamente apprezzabile.

Processualmente il creditore che agisce assume il ruolo di sostituto processuale del debitore che ovviamente dovrà necessariamente essere citato in giudizio. La surrogatoria consente, dunque, al creditore, non di sostituirsi nella gestione patrimoniale del debitore, ma di sostituirsi allo stesso solo nella esecuzione di singoli atti giuridici.

Ciò, potrebbe produrre effetti favorevoli anche a vantaggio del debitore inerte, anche se, ovviamente, l’effetto principale dell’ azione ê quello di porre il creditore nella possibilità di soddisfare le proprie pretese. Dei risultati della surrogazione potranno giovarsi, a differenza di quanto avviene in tema di revocatoria, anche altri eventuali creditori del debitore inerte, pur non avendo questi esercitato alcuna surrogatoria, grazie all'attivo recuperato al patrimonio debitorio. In sintesi fra le diverse posizioni caratterizzanti il rapporto obbligatorio si scorge, quindi, quella del creditore che intende esercitare l’azione surrogatoria in contrapposizione a quella di soggezione del debitore. Nel contrasto tra le parti vi sarà sempre il giudice, che dovrà procedere al bilanciamento dei contrapposti interessi coinvolti nel sistema della responsabilità patrimoniale.

Il potere surrogatorio, infatti, non è arbitrario ma caratterizzato da ampia discrezionalità giudiziale.
Nel caso di specie l’interprete dovrà verificare la sussistenza delle condizioni dell’azione surrogatoria.
Cioè dovrà valutare, in termini di garanzia patrimoniale, l’interesse conservativo del creditore intenzionato a rimediare all’inerzia del titolare, nonché il vantaggio che da tale azione effettivamente egli conseguirà.
Dall’altra parte, il giudice per evitare distorsioni sistemiche, dovrà verificare, altresì, la complessiva consistenza patrimoniale del debitore, nonché, il contesto familiare sociale e storico. La valutazione ponderativa non può, quindi essere limitata ad un profilo di osservazione di natura meramente quantitativa, ma deve, necessariamente, essere orientata anche alla dimensione qualitativa riposta nel principio della meritevolezza.

Quindi, l’atto concreto dovrà rispondere ad una funzione giuridicamente e socialmente utile nell’attuazione di valori fondamentali. Infatti, come sostenuto da autorevole orientamento dottrinario, la Costituzione esprime valori fondamentali che vanno utilizzati in fase interpretativa influenzando, altresì, il contesto normativo preesistente e i nuovi modelli ricostruttivi.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Mezzi di conservazione delle garanzie patrimoniali e abuso

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Martucci
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Giovanni Perlingieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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Parole chiave

abuso
mezzi di conservazione
garanzie patrimoniali
drittwirtung

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