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Il promotore finanziario: aspetti civilistici e fiscali

La natura fiscale del reddito prodotto dal promotore finanziario

Il promotore finanziario, in molti casi, è un ex impiegato di banca il quale, acquisita una certa esperienza e le specifiche competenze nel settore finanziario, presenta i prodotti finanziari, per conto dell’istituto creditizio per il quale opera, al di fuori della sede operativa di quest’ultimo.

Tra il promotore finanziario e la banca, o altro intermediario abilitato (quale ad esempio SIM o SGR), s’instaura un rapporto contrattuale che può essere di lavoro subordinato oppure di lavoro autonomo.
Lo stesso articolo 31 del TUF, comma 2, nel definire la figura del promotore finanziario afferma che egli è una persona fisica che opera nell’interesse dell’intermediario, in virtù o di un contratto di lavoro subordinato o di un contratto di agenzia o di un contratto di mandato, stipulato tra loro.

Ai fini fiscali, è molto importante chiarire la natura giuridica del contratto instaurato e quindi definire se il promotore eserciti la propria attività in veste di dipendente, agente o mandatario, in modo tale da assoggettarlo al giusto trattamento fiscale.
Invero, nel caso in cui tra il promotore finanziario e l’intermediario si instaura un rapporto di lavoro subordinato, per mezzo del quale il primo esercita la propria attività sotto la direzione e il controllo dell’intermediario, allora i redditi prodotti da tale attività verranno fiscalmente considerati redditi da lavoro dipendente.

Al contrario, quando tra il promotore finanziario e l’intermediario abilitato, è stipulato un contratto di agenzia o di mandato, sulla base di elementi civilistici, possiamo dedurre che sia in qualità di agente che di mandatario, il promotore potrà svolgere la propria attività in autonomia, e quindi senza alcun vicolo di subordinazione (tipico del caso precedente), e invero, equiparare la sua figura a quella dell’imprenditore.

Pertanto, anche da punto di vista fiscale, possiamo affermare che in virtù del fatto che il promotore svolga la propria attività con autonomia di mezzi e di decisioni, senza il controllo e senza dover seguire le direttive dell’intermediario per il quale opera, assumendosi il rischio imprenditoriale, possiamo affermare che egli svolge attività d’impresa e che quindi i redditi derivanti saranno considerati redditi d’impresa.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il promotore finanziario: aspetti civilistici e fiscali

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Informazioni tesi

  Autore: Leda Forenza
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Paola Coppola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

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