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Protocolli operativi per l'infermiere 118: autonomia e responsabilità

La riforma della rete ospedaliera in Piemonte

In tutta la regione dal punto di vista sanitario le cose stanno cambiando, sia dal punto di vista materiale che ideologico.
A causa del periodo di ristrettezza economica e di mancanza di adeguati fondi a livello centrale si sta cercando a livello regionale di riorganizzare le risorse sanitarie a disposizione dei cittadini per poter cercare di eliminare sprechi, garantire i servizi essenziali ed investire in risorse potenzialmente in crescita; in tutto ciò ovviamente anche la figura dell’infermiere è chiamata in causa.
E’ indispensabile per poter affrontare questo concetto dal capire il nuovo modello di sanità proposto in Piemonte, ossia il modello hub and spoke[VI].

Letteralmente hub and spoke significa mozzo e raggio, come ad esempio la ruota di una bicicletta: abbiamo un fulcro centrale ed una serie di raggi che sorreggono il sistema tutti convergenti al centro; questo concetto quindi lo possiamo agganciare pensando alla rete ospedaliera piemontese in via di rifinitura: grossi centri ospedalieri fanno da fulcro, mentre nel territorio sono sparsi i vari raggi in modo da consentire un’assistenza sanitaria completa ed accessibile a tutti. Attualmente quindi nella rete ospedaliera regionale possiamo individuare gli ospedali di riferimento, gli ospedali cardine e quelli territorio:

-ospedali di RIFERIMENTO: centri attrezzati a garantire alta tecnologia ed innovazione, con specialità diagnostiche ed assistenziali complete ed all’avanguardia, volte a garantire un’assistenza completa e di qualità per qualsivoglia tipo di paziente, specie nell’acuzie (ad esempio troviamo specialità di neurochirurgia, cardiochirurgia, terapia intensiva neonatale, trauma center, etc); tali centri sono spesso ubicati in città o in luoghi ad alta densità di popolazione.

-ospedali CARDINE: centri attrezzati per rispondere ad acuzie frequenti, con specialità di base ed avanzate volte a garantire un’assistenza completa alla maggior parte dei casi patologici, mentre per le alte complessità si appoggiano agli ospedali di riferimento (ad esempio si trovano reparti di emodinamica e utic, neurologia, ortopedia, ginecologia, nefrologia, etc); tali ospedali sono spesso ubicati in zone a medio/alta densità di popolazione.

-ospedali di TERRITORIO: centri base attrezzati per erogare prestazioni diffuse e di medio/bassa intensità (si possono trovare reparti di medicina, geriatria, chirurgia e day hospital vari); l’appoggio verso gli ospedali cardine è fondamentale e molto intenso; spesso sono ubicati in centri limitrofi ad aree montane o collinari, con un vasto territorio coperto ma con bassa densità di popolazione.

Chiaramente anche in base ai centri ospedalieri la rete dell’emergenza viene a modificarsi in quanto ogni tipo di ospedale ha un certo di risposta sanitaria da dare nelle situazione acute di patologia.
Negli ospedali di riferimento troviamo i dipartimenti di emergenza ed accettazione DEA di II° livello, che possono garantire una completa risposta assistenziale nella criticità vitale ad ogni tipo di paziente o possiedono specialità avanzate ed innovative in alcuni specifici settori (ad esempio l’ospedale Regina Margherita per l’area pediatrica,il CTO per l’area traumatica-ustioni e il S. Anna per l’area maternoinfantile e ginecologica); negli ospedali cardine troviamo i DEA di I° livello, che riescono a garantire un’assistenza sanitaria completa anche a casi di criticità vitale medio/elevata, con la consulenza o il supporto delle specialistiche presenti nei centri di riferimento per casi specifici; negli ospedali di territorio troviamo i pronto soccorso semplici, ovvero reparti in cui le prestazioni sono volte a garantire una prima assistenza sanitaria di base, mentre per le alte complessità della criticità vitale si fornisce un’assistenza primaria sufficiente a garantire la stabilizzazione del paziente per poi trasferirlo nei centri più attrezzati; possono anche essere concepiti come punti di primo soccorso aperti 12 o 24h al giorno[12].

Attorno ai centri ospedalieri, tendenzialmente utilizzati per casi acuti e post acuti, si sta cercando di incrementare e potenziare l’attività di assistenza territoriale, con la conversione degli ospedali dismessi in centri di assistenza primaria (medico ed infermieristica) per malattie croniche e prestazioni ambulatoriali su prenotazione; molto importante anche il ruolo dell’assistenza domiciliare integrata, in cui pazienti tendenzialmente anziani vengono seguiti al domicilio da personale sanitario dedicato.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Protocolli operativi per l'infermiere 118: autonomia e responsabilità

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Informazioni tesi

  Autore: Alessio antonio Iaia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Roberto Vacca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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Parole chiave

autonomia
118
infermiere
protocolli operativi
emergenza territoriale

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