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Garofalo e il sentimento di pietà. Difesa della scuola italiana di criminologia positiva

Attualità della scuola italiana di criminologia positiva

La scuola italiana di criminologia positiva si costituisce nella terra che ha coniato la parola mafia, parola ormai entrata in ogni lingua del globo e che ha simboleggiato il versamento di tanto sangue innocente, ma al contempo tanta fiera reazione, anche dottrinaria. Si discute se la criminologia moderna sia nata in Italia, anche in Francia si iniziarono ad utilizzare le statistiche criminali nella prima metà del 1800, ma fu per la prima volta la scuola italiana ad applicare le scienze sperimentali allo studio e alla lotta al crimine.

Nel valutare i contributi della scuola italiana non bisogna quindi commettere l’errore di considerare gli studi di Lombroso astoricamente, ma occorre tener presente che siamo agli albori delle scienza e della tecnologia moderna. I risultati del lavoro di Lombroso vanno separati da quelle ipotesi che due secoli di progresso scientifico fanno apparire stravaganti, contribuendo ad estendere la fama, ma al contempo a costruire l’immagine caricaturale che spesso accompagna questa scuola.

Lombroso non si occupò solo di catalogare crani, ma studiò anche le patologie del cranio, e non solo del cranio ma le anomalie di tutto il corpo che potevano essere coinvolte nel comportamento criminale, fino alla degenerazione conseguenza dell’abuso di alcol o droghe. Studi inseriti in un’idea ampia di antropologia, che arrivava a comprendere l’influenza del clima, inteso come ambiente in generale, sulla cultura e sul comportamento delinquenziale.

I frutti di tali studi pionieristici sono oggi visibili in tutte le teorie, non solo criminologiche, che in vario modo fanno leva sulla biologia nello studio del comportamento umano e giusto questo corso di psichiatria forense può essere un esempio. La medesima critica di insufficienza potrebbe oggi muoversi alle neuroscienze e potrà sempre essere mossa a tutte le scienze.
[…]

La scuola lombrosiana mantiene anzi vivo il suo insegnamento rispetto alle stesse neuroscienze, ricordando che non solo i fattori neuronali, ma la biologia di tutto il corpo è coinvolta nel comportamento, come la stessa psicanalisi di Freud aveva fatto rilevare, ma per vie ancora più stravaganti e meno scientifiche.
Parlando di delinquente nato e di atavismo, Lombroso si riferiva alle anomalie biologiche, cioè l’unico parametro che può essere studiato scientificamente poiché permette di collegare il comportamento umano alla natura. Vero è che per definire i profili criminali del delinquente nato o del delinquente occasionale, così come della categoria intermedia del delinquente abituale e dei sottotipi del delinquente pazzo e del delinquente passionale, furono utilizzate astrazioni, che però non furono fondate dottrinariamente, ma studiando i delinquenti nelle carceri, con le tecniche allora disponibili e muovendo prima di tutto dalla biologia per poi estendersi alla psicologia e alla sociologia.

Inoltre, scopo della teoria non era tanto creare un modello predittivo, se non per proporre misure di prevenzione a livello sociale, quanto intervenire dopo che con la commissione del reato si fosse manifestata la patologia, per trattare le diverse specie di criminalità appropriatamente. La denominazione positiva data alla scuola va dunque intesa con riferimento alla matrice clinica, tanto che nemmeno il Ferri, che più di tutti si interessò dei fattori sociali della delinquenza, negò mai la derivazione Lombrosiana della sua sociologia criminale.

L’impostazione clinica non poteva che ribaltare la dottrina giuspenalistica che, fondata sul libero arbitrio, uniformava e rendeva indistinto l’autore di reato, per concentrarsi sull’articolazione del fatto giuridico e sulla commisurazione della pena detentiva. In realtà, la scuola positiva, nonostante le accese polemiche, non rinnegò mai la dottrina giuridico-filosofica, alla quale riconosceva di aver realizzato i suoi principi illuministi nella mitigazione della giustizia medioevale, dottrina che venne denominata classica.

Si propose tuttavia a sua volta come superamento ispirato dai progressi delle scienze, che spingevano a studiare l’uomo criminale prima del fatto criminale, e di conseguenza ad utilizzare la pena non solo a fini espiatori e deterrenti, ma variando le sanzioni, nei modi e nei tempi, in funzione delle specifiche esigenze di sicurezza, ma anche della correzione del reo.
Furono così poste le basi per la moderna multidisciplinare criminologia, termine che Raffaele Garofalo coniava nel suo libro “La Criminologia, studio sul delitto e sulla teoria della repressione”, che si utilizzerà nel paragrafo successivo per illustrare il suo pensiero.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Garofalo e il sentimento di pietà. Difesa della scuola italiana di criminologia positiva

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Informazioni tesi

  Autore: Maurizio Parisi
  Tipo: Tesi di Master
Master in Psichiatria e Psicologia Forense
Anno: 2015
Docente/Relatore: Cristina Virduzzo
Istituito da: Università degli Studi di Catania
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 27

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Parole chiave

diritto penale
lombroso
libero arbitrio
misure sicurezza
pietà
sentimento
garofalo
scuola italiana
criminologia positiva
giurisprudenza catania

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