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Il settore tessile-abbigliamento tra internazionalizzazione e percorsi innovativi: un'indagine empirica sulla capacità brevettuale delle imprese italiane.

La natura delle innovazioni brevettate

Il terzo aspetto che è stato oggetto di indagini è rappresentato dalla natura delle innovazioni protette attraverso domande di brevetto e riconosciute a imprese (o altri soggetti) con sede in Italia e operanti nel comparto tessile-abbigliamento.

A tal proposito partendo dal presupposto che nella maggior parte dei casi gli assegnatari sono anche i soggetti che hanno svolto l’attività di ricerca e sviluppo ci si è domandati innanzitutto chi fossero i soggetti assegnatari, che si è ritenuto opportuno suddividere in tre categorie: imprese dell’industria del tessile-abbigliamento; fornitori, categoria che comprende tutte le imprese che operano in settori a monte della filiera quali il meccanotessile o la chimica, e infine una categoria residuale.

Ciò che emerge da questa ripartizione (tab. 4.5) è che le imprese del settore tessile-abbigliamento non sono quelle che contribuiscono maggiormente maggiore all’innovazione nell’industria analizzata va riconosciuto, infatti, alle imprese fornitrici (quasi il 70%), in particolare alle imprese del meccano-tessile, un settore fondamentale per rendere possibile e ottimizzare lo svolgimento delle singole fasi della filiera collegata (come vedremo più avanti). Non è un caso, dunque, che le imprese che producono macchine tessili costituiscano oltre il 90% dei brevetti utilizzabili nel comparto del tessile-abbigliamento che sono stati registrati da imprese operanti in settori trasversali.

Focalizzando l’attenzione sulle innovazioni brevettate, lo step successivo dell’indagine è l’identificazione del contenuto delle innovazioni stesse, distinguendo le innovazioni di processo da quelle di prodotto e verificando come sono suddivise al loro interno le due categorie, in modo tale da comprendere in cosa si sia sostanziata negli ultimi quarant’anni l’innovazione relativa all’industria analizzata nell’elaborato.

La ripartizione generale, basata sul tipo di innovazione brevettata (tab. 4.6), mostra chiaramente una prevalenza delle innovazioni di processo: quasi 9 innovazioni su 10, nel periodo considerato, hanno riguardato i processi produttivi svolti nell’industria del tessile-abbigliamento. Ciò sembra indicare una difficoltà, tra l’altro piuttosto comprensibile, nel cercare di introdurre delle innovazioni nei prodotti finali della filiera (abiti), che pur essendo beni durevoli non fanno della componente tecnologica la loro caratteristica distintiva (a differenza, ad esempio, di altri beni come gli elettrodomestici). Queste difficoltà sono testimoniate dal fatto che le innovazioni di prodotto brevettate da imprese italiane nel periodo che va dal 1974 al 2013 costituiscono poco più della decima parte del totale.

La suddivisione interna alla categoria conferma, inoltre, quanto asserito in merito alla complessità dei tentativi di innovare il prodotto finale della filiera, in quanto 16 brevetti su 23 riguardano componenti di prodotto, ossia materiali o tessuti, mentre le innovazioni relative a prodotti nuovi rappresentano appena il 3,4 % del totale. Per quanto concerne la riclassificazione delle innovazioni di processo, come accennato sono quelle relative alle macchine tessili e altri macchinari ad avere un ruolo preponderante, con 127 brevetti su 183. Le innovazioni riguardanti macchinari e strumenti rappresentano, tra l’altro, oltre la metà (61,4%) dei brevetti complessivamente registrati.

I brevetti relativi a nuove metodologie o al miglioramento di metodologie già impiegate nell’industria del tessile-abbigliamento hanno invece un peso discreto (19,4%), mentre i brevetti registrati per proteggere altri fattori produttivi, come ad esempio agenti chimici, detengono una quota piuttosto irrilevante (7,8%).

L’ultimo aspetto analizzato relativamente alle innovazioni brevettate è costituito dall’identificazione della fase della filiera produttiva in cui possono essere propriamente e fruttuosamente utilizzate. A tal fine, come illustrato in precedenza, facendo riferimento alla classificazione Ateco 2007 si è proceduto a separare le fasi produttive a seconda della corrispondenza alle “industrie tessili” o alle attività di “confezione di articoli di abbigliamento”.

Ciò che è emerso da questa analisi (tab. 4.7) è un netto sbilanciamento dei brevetti registrati nelle fasi iniziali della filiera, in particolare nella preparazione delle fibre e nella filatura, che presa singolarmente rappresenta quasi la metà (44,7%) dell’insieme di innovazioni individuate. Le operazioni svolte durante la fase della tessitura e quelle racchiuse nella nobilitazione e nel finissaggio, che completano il comparto tessile (distinto soltanto in questa circostanza da quello dell’abbigliamento), confermano l’importanza dell’innovazione nelle fasi che hanno ad oggetto filati e tessuti, in quanto anche queste fasi, come la filatura, hanno beneficiato, nel periodo considerato, di una maggiore attività innovativa rispetto alle fasi successive, a conferma di quanto affermato in precedenza, vale a dire delle notevoli difficoltà che è necessario affrontare per poter innovare il prodotto finale, ossia i capi di abbigliamento.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il settore tessile-abbigliamento tra internazionalizzazione e percorsi innovativi: un'indagine empirica sulla capacità brevettuale delle imprese italiane.

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Informazioni tesi

  Autore: Vasco Loreti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Management aziendale
  Relatore: Antonio Picciotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 143

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