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Il business plan nelle nuove realtà digitali

Il metodo Lean Startup

Eric Ries è un imprenditore, fondatore della società IMVU, che grazie alle sue esperienze e ai suoi fallimenti nei vari progetti imprenditoriali ha rivoluzionato il metodo per gestire le startup, ripudiando tutto ciò che riguarda il “mantra dell’imprenditore”. Dai continui fallimenti che otteneva nella creazione e immissione sul mercato dei suoi prodotti, sulla carta appetibili per i consumatori, capì che le teorie tradizionali del management erano inadeguate ad un contesto e ad una realtà innovativa. Mentre muoveva i primi passi verso la teorizzazione delle sue idee ebbe come mentore, e investitore nella sua società, Steve Blank che già nel 2004 predicava un’idea nuova «le funzioni di business o di marketing di una startup dovevano essere considerate altrettanto importanti quanto l’ingegneria e lo sviluppo di un prodotto». Alla base della sua metodologia c’era, soprattutto, la lettura e la scoperta di alcune teorie manageriali moderne, basate sui settori industriali.

Nello specifico Eric Ries studiò la produzione leggera applicata dalla Toyota, casa automobilistica giapponese, in applicazione della tecnica produttiva del “just in time”, del ridimensionamento dei lotti, dello stimolo della creatività dei lavoratori, sviluppata da Taiichi Ohno e Shigeo Shingo. La lean manufacturing applicata alle difficoltà che doveva affrontare Eric Ries in qualità di imprenditore, fu la linea di ragionamento che portò alla creazione della metodologia Lean Startup “applicazione dei principi della produzione leggera al processo di innovazione”, con l’obiettivo di individuare il prodotto giusto da realizzare, in linea con le necessità e disponibilità del cliente nel minore tempo possibile. Tale metodo è stato applicato per la prima volta nella società IMVU, creata da Eric Ries portando notevoli benefici e un successo indiscutibile. L’affermazione della Lean Startup è stata difficile poiché metteva in discussione radicalmente le teorie tradizionali manageriali, ma grazie alla creazione di un blog, alla partecipazione ad eventi atti ad illustrare questa nuova idea e alla collaborazione con imprenditori e scrittori, Ries è riuscito a far conoscere il suo nuovo modo per gestire e creare una startup di successo. Ad oggi esistono veri e propri gruppi di pratica in oltre cento città di tutto il mondo che si incontrano per diffondere e per confrontarsi su questa metodologia.
La metodologia viene rappresentata graficamente con una piramide dove alla base si trova la “visione” della startup, al centro la “strategia” necessaria per attuare la visione e al vertice, il “prodotto”, ultimo obiettivo da raggiungere.

La Lean Startup si basa su cinque principi.

Primo principio: gli imprenditori sono dappertutto. Il concetto di imprenditore racchiude qualsiasi tipo di persona che sia in linea con la definizione che dà Eric Ries di Startup «un’istituzione umana studiata per creare nuovi prodotti e servizi in condizioni di estrema incertezza». Il metodo può essere applicato sia alle nuove realtà digitali ma anche a quelle imprese che vogliono cambiare e innovare il proprio modo di fare.

Secondo principio: l’imprenditoria è una forma di management. La startup è una novità nei contesti imprenditoriali ed è necessario una forma di management adatta all’ambiente di incertezza in cui opera.

Terzo principio: approfondimento convalidato. Una startup esiste per «apprendere come creare un business sostenibile». L’approfondimento convalidato consiste in un rigoroso metodo utile a far capire «i progressi fatti quando le proprie radici sono piantate nel terreno di estrema incertezza in cui cresce una startup». Il prodotto dell’impresa diventa l’esperimento, testato tramite il metodo scientifico, utile per «collaudare la sua strategia per individuare le componenti brillanti e quelle insensate»

Quarto principio: Creazione – Misurazione -Apprendimento. Si identificano tre attività fondamentali: trasformare idee in prodotti, misurare la reazione della clientela, capire se prendere la decisione di svoltare o perseverare. Lo scopo di questo ciclo di feedback è realizzarlo nel minor tempo possibile ma soprattutto con il minor costo tramite la realizzazione del Minimo Prodotto Fattibile (MPF). […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il business plan nelle nuove realtà digitali

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Informazioni tesi

  Autore: Marta Cavadenti Gasperetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Fabio Santini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

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