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L'economia polacca: dalla transizione ''difficile'' ai percorsi di crescita nel contesto internazionale

Principali determinanti della crescita economica

Ritornando al contributo di Solow 1956, se la teoria fosse giusta nel breve termine l’economia crescerebbe a tassi elevati grazie all’accumulazione di capitale. Dopo aver raggiunto il punto stazionario, il PIL aumenterebbe solo grazie al progresso tecnico e alla crescita demografica. In estrema sintesi ci aspetteremmo una curva con un’inclinazione negativa in un grafico che mette a confronto il PIL della data più recente presa in considerazione con la variazione media del PIL del periodo preso in esame.

Dopo aver accumulato capitale nel breve periodo la perdita del valore degli investimenti indurrebbe le economie a ridurre gli investimenti in capitale con una conseguente riduzione del PIL e un contestuale avvicinamento al punto stazionario.

Prendendo in considerazione i dati sulla crescita del PIL di 111 Paesi dal 1960 al 2010 e attribuendo uno stesso coefficiente angolare, cioè una stessa velocità di convergenza verso il punto stazionario e una stessa intercetta, l’evidenza empirica ci mostra che la teoria di Solow non sembra essere supportata dalla realtà dei fatti.

La retta di regressione ha un coefficiente leggermente positivo, pertanto sembrerebbe che più un Paese è sviluppato maggiore è il suo tasso di crescita.
La bontà di adattamento della retta di regressione alla nuvola dei punti è prossima allo zero e per sopperire a questo limite si possono suddividere i Paesi in fasce di PIL: medio-bassa, medio-alta, alta. Agendo in tal modo le risposte che la regressione lineare ci fornisce sono diverse da quelle precedenti.

Il coefficiente angolare è simile per tutte le fasce di Paesi considerate, pertanto il tasso di velocità con cui i Paesi si avvicinano al punto stazionario è simile.

La tesi di Solow è confermata quando si considerano intercette diverse per le diverse fasce di Paesi. Pertanto l’accumulazione di capitale spinge la crescita dell’economia nel breve periodo, e questo è vero anche per la Polonia.
Elaborando una regressione lineare dal 1990 al 2014 ci accorgiamo che la Polonia ha goduto di un tasso di crescita medio del PIL pro capite di quasi il 6%, ben lontana quindi dal punto stazionario. Ciò significa che è stato attuato un processo di accumulazione del capitale, dal periodo post-comunista in poi, che le ha permesso di crescere economicamente. Non molti Paesi possono vantare una tale crescita.

Numerose altre prove empiriche corroborano la tesi secondo cui la crescita della Polonia è dovuta in gran parte dagli investimenti in capitale. Una di queste è nata dalla collaborazione di cinque studiosi polacchi: Michal Gradzewicz, Jakub Growiec, Marcin Kolasa, Lukasz Postek, Pawel Strzeleck. Partendo dalle teorie di crescita di Solow 1957, hanno modificato il modello attribuendo al lavoro e al capitale un valore concernente il flusso di servizi che essi garantiscono e hanno scomposto il cosiddetto “residuo di Solow” nella capacità di utilizzazione dei fattori produttivi e nella TFP. Analizzando i dati dal 1996 al 2013 circa le determinanti della crescita economica polacca, i dati confermano che l’accumulazione di capitale ha trainato in gran parte la crescita del PIL.

Tracciando un andamento medio delle determinanti della crescita del PIL, il capitale ha avuto un ruolo predominante: più del 40% della crescita media del PIL è spiegata dalla crescita del fattore capitale.
Gli autori hanno osservato che la crescita della Polonia nel lasso di tempo compreso tra il 1990 e il 2013 è stata guidata in gran parte dall’accumulazione di capitale. Il suo contributo è stato stabile e positivo in tutto il periodo considerato, a differenza ad esempio della capacità di utilizzazione dei fattori produttivi.

Il ruolo predominante del capitale collima con le teorie di convergenza tra Paesi succedutesi negli anni. L’enorme differenza nella dotazione di capitale tra la Polonia e la media degli stati europei ha spinto la Polonia ad investire sempre più capitale nel corso degli anni.
Nelle teorie di Solow per stock di capitale si intende l’insieme delle immobilizzazioni tecniche o materiali. In questo caso si prendono in considerazione tutti i tipi di immobilizzazioni materiali, sia private che pubbliche, ovvero edifici abitativi e non, mezzi di trasporto, macchinari e attrezzature, assets nel mondo agricolo e infrastrutture.

Per ciò che concerne gli investimenti privati dal 1995 tutte le voci sono aumentate, soprattutto gli investimenti in macchinari, attrezzature e strutture non abitative (impianti, fabbricati ecc.). Gli investimenti in mezzi di trasporto e in abitazioni dopo una crescita lenta ma costante fino al 2008 sono calati in seguito. Poco rilevanti sono invece gli investimenti relativi all’agricoltura (terreni ad esempio).

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'economia polacca: dalla transizione ''difficile'' ai percorsi di crescita nel contesto internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Giacomo Taddei
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Management
  Relatore: Luca Ferrucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 203

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