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L'aggressività nel bambino da 0 a 3 anni e l'intervento educativo

Morsi, graffi, colpi, spinte

La Bourcier (2015) dice che tra i 12 e i 24 mesi il ricorso all’aggressione fisica raggiunge i suoi massimi livelli. Il “bambino esploratore” ripete gli stessi gesti per vedere in che modo gli altri reagiscono alle sue azioni, poi osserva le reazioni per trarne deduzioni, reazioni di causa-effetto, fino a capire, per esempio, che quando colpisce qualcuno i suoi genitori manifestano disapprovazione. Quando le conseguenze si ripresentano in modo costante, il bambino di età compresa tra i 18 mesi e i 2 anni assimila l’informazione grazie alla raggiunta maturità cognitiva. Verso i 12-13 mesi il bambino comincia a comprendere le emozioni umane. Verso i 18 mesi, il pensiero simbolico, che consente la rappresentazione mentale, permette al bambino di anticipare le reazioni dei genitori, quindi può associare un certo comportamento a una determinata conseguenza. Queste associazioni aiutano il piccolo ad interiorizzare gradualmente dei limiti; e questo è il motivo per cui la disciplina deve essere esercitata già a questa età, altrimenti il bambino si sentirà onnipotente e potrà assumere comportamenti tirannici e incentrati sulla soddisfazione dei desideri a scapito degli altri.

Gli studi quindi sembrano confermare che i primi comportamenti aggressivi dei bambini (colpire, urlare, mordere, tirare i capelli, crisi di rabbia) sono innanzitutto gesti esplorativi, per sperimentare il mondo e le reazioni che gli altri hanno alle loro azioni. In seguito diventano sempre più delle risposte alla frustrazione, delle reazioni alla rabbia che non sono ancora in grado di gestire. La Braga e Mauri (2014) scrivono che «Nei comportamenti aggressivi dei bambini molto piccoli è evidente la mancanza di intenzionalità e di offesa. L’altro è un oggetto interessante da esplorare, il pianto è un effetto imprevisto che induce a ripetere l’azione per verificarne gli effetti in un’ottica di esplorazione. L’intervento dell’adulto già in queste prime fasi di rapporto con i pari di età è importante perché può aiutare il bambino a capire cosa sta succedendo e ad orientare meglio i suoi comportamenti. Nella scoperta dei pari di età avviene un po’ la stessa cosa: il bambino è attratto dai coetanei perché sono piccoli come lui, però non sa cosa fare con loro, non è preparato. Per questo li “esplora” come fossero oggetti, li tocca, li spinge, li fa cadere, li morsica anche, si meraviglia quando piangono e allora proprio per capire come stanno le cose li fa piangere ancora e poi guarda l’adulto. È l’adulto infatti il mediatore tra il bambino e il mondo».

Uno dei comportamenti aggressivi più frequenti tra i bambini è il morso: la Bourcier (2015) ci mostra che il bambino entra in contatto con il mondo che lo circonda attraverso la bocca, a questa tenera età infatti si trova nella fase orale. Il rapporto con la madre inizia con la poppata e non appena è in grado di muoversi, il bambino comincia a esplorare l’ambiente circostante portandosi alla bocca tutto ciò che trova sul suo cammino. Il contatto con la bocca permette al bambino di scoprire ciò che gli piace e ciò che non è di suo gradimento e rappresenta il suo modo di esprimersi prima della comparsa del linguaggio. «Sebbene gli adulti spesso associno il mordere alla rabbia, i primi morsi potrebbero essere per il bambino una forma di esplorazione di ciò che si può fare con i nuovi “strumenti” di cui ora dispone, se non addirittura un’appassionata manifestazione di affetto». Mordere e tirare i capelli, come osserva Brazelton (2007) sono forme di comunicazione: man mano che il bambino va alla scoperta di nuovi modi di agire sul mondo, può darsi che provi a mordere la madre o a tirarle i capelli, e quando questa lancia un grido, il bambino prova un misto di eccitazione e spavento (sembra chiedersi: “che cosa ho combinato?”). La reazione della madre che dice “no!” al bambino, lo stimola a riprovare a mordere o a tirare i capelli, divertito. Il bambino sta scoprendo il piacere di creare trambusto e infastidire i genitori e sta anche sperimentando nuovi modi di comunicare con loro. Poiché i morsi fanno male e poiché un bambino piccolo non comprende subito i sentimenti di un’altra persona, dovrà mordere ancora per scoprire che cosa significano quegli improvvisi sobbalzi e strilli della vittima dei suoi morsi.

Il bambino comincia a mordere solitamente nel corso del primo anno di vita e la massima tendenza a mordere si osserva verso i 18 mesi. A questa età il bambino è un ingenuo utilizzatore della propria bocca, quindi il morso si trasforma a volte in un maldestro atto esplorativo. Questo uso della bocca a scopo esplorativo permette al bambino di fare una distinzione tra i morsi consentiti (per assaggiare, mangiare, succhiare o alleviare il fastidio alle gengive) e quelli vietati. Infatti, dopo un certo numero di osservazioni, il bambino si accorge del fatto che il morso inflitto a un’altra persona suscita il rimprovero. [...]

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L'aggressività nel bambino da 0 a 3 anni e l'intervento educativo

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Informazioni tesi

  Autore: Laura Lazzaretti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione
  Relatore: Mario Rizzardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

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Parole chiave

violenza
aggressività
comportamenti aggressivi
bambino
intervento educativo
prima infanzia
aggressivo
da 0 a 3 anni

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