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Studi sul processo creativo secondo l'approccio psicoanalitico e l'approccio neuroestetico

L’artista neurologo: Piet Mondrian

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Abbiamo detto che l’artista è inconsapevolmente un neurobiologo perché tramite le sue tecniche prende solo le forme essenziali dal mondo esterno, così come fa il cervello per creare l’immagine visiva, e cerca di rappresentarle come sono rielaborati nella sua “percezione”. Quest’ultima infatti, è un processo psicologico che interpreta i dati sensoriali ricevuti per poi rielaborarli al fine di dare a questi una configurazione dotata di significato, ma essa non coincide col mondo fisico.

Anche l’artista spesso non riproduce fedelmente la realtà, ma lo fa credere al fruitore utilizzando le leggi della percezione, e grazie ai nostri “percetti” (ciò che percepiamo nella nostra mente), siamo convinti che quello che percepiamo corrisponda alla realtà, tendendo a far coincidere il mondo fisico con il mondo percepito. Inizialmente, Leonardo da Vinci studiò la prospettiva, ma questa da sola può risultarci ambigua e può rappresentare la condizione necessaria ma non sufficiente per indicare la profondità spaziale, per questo motivo l’arte del pittore mira a farci accettare soltanto una fra tutte le possibili interpretazioni e vuole farci vedere una determinata forma da un particolare angolo di visuale. A questo punto la geometria della prospettiva deve cedere il posto alla percezione.

Nel processo di semplificazione nell’arte, la linea ha avuto un posto speciale e un ruolo dominante. Zeki si meraviglierebbe se “non ci fosse alcuna relazione fra l’importanza che gli artisti hanno dato alle linee, con l’obbiettivo comune di rappresentare «le verità costanti delle forme», e la neurofisiologia della corteccia visiva, dove predominano le cellule che reagiscono selettivamente alle linee con un’orientazione specifica.” ; questa però è solo l’interpretazione di Zeki e non degli artisti.

La scoperta delle cellule che reagiscono selettivamente alle linee con una determinata orientazione è stata una pietra miliare nello studio del cervello visivo. Secondo i fisiologi queste cellule sono la base su cui viene costruita l’elaborazione neurale delle forme (anche se ancora non sappiamo come vengono costruite le forme complesse).

È grazie a questo tipo di scoperte che Zeki fa un’analogia tra la neurobiologia e gli artisti, uno in particolare, Piet Mondrian.

“L’artista è colui che cerca la bellezza in tutte le sue forme e la rende visibile, anche se ciò non significa affatto che riproduca il visibile.”

Per esempio, Mondrian pensava che la forma universale fosse la linea retta (linea a cui le cellule reagiscono di più). Arrivò ad utilizzare le linee rette nel suo tardo periodo, per lui l’arte ha due tensioni principali per l’uomo: la creazione diretta della bellezza universale e l’espressione estetica dell’individuo. Il primo è oggettivo, mentre il secondo soggettivo. Inoltre, secondo lui, l’arte ci dimostra che esistono anche delle verità permanenti riguardo le forme e lo scopo dell’arte oggettiva era di ridurre tutte le forme complesse di questo mondo a una o poche forme universali, in modo da avere degli elementi costanti di base, così da poter scoprire le leggi fondamentali nascoste nella realtà.

Ai suoi inizi Mondrian dipingeva in modo naturalistico, per poi avvicinarsi al cubismo, ma quest’ultimo non lo soddisfaceva perché non accettava le conseguenze logiche delle proprie scoperte, mentre per lui era necessario ridurre le forme naturali ai loro elementi costanti così da creare plasticamente una realtà pura, e per Mondrian erano le linee verticali e orizzontali.

Il fatto che in molte opere d’arte moderne e astratte prevalga la linea retta è dovuta agli esperimenti degli artisti per ridurre l’insieme delle forme all’essenziale, o in termini neurologici dice Zeki “per cercare e trovare che cosa può essere l’essenza di una forma così come è rappresentata nel cervello.”

I cubisti invece miravano a cogliere l’essenza di un oggetto tramite la visione simultanea di molteplici punti di vista, ma ciò portava ad un immagine confusa e ad una concorrenza troppo semplicistica al cervello, e nonostante guardando un opera d’arte cubista nasce l’emozione estetica, ciò è dovuta alla violenza maldestra di un pittore.
Per quanto riguarda le linee diagonali o curve, Mondrian le detesta, i neurofisiologi invece, hanno scoperte che la componente diagonale è relativamente facile da trattare perché molte cellule reagiscono ad essa in modo selettivo, mentre la linea curva presenta più problemi, ancora nessuno ha scoperto le cellule che reagiscono specificatamente alle linee curve.

Altri artisti, durante la loro attività, hanno cercato di rappresentare la perfezione nelle loro opere. Per citarne alcuni oltre a Mondrian, anche Cézanne e Malevič hanno in comune di aver trovato nella sintetizzazione delle forme complesse il mezzo per trovare gli universali delle forme, e nelle loro opere hanno accentuato l’importanza delle linee in relazione alla reazione delle cellule cerebrali selettive a linee con una specifica orientazione.

Cézanne, ad esempio, nella sua pittura tentò di semplificare e ridurre la natura in pochi elementi, che lui classificò in coni, sfere e cubi, oltre che linee e angoli. Anche lui aveva iniziato con la pittura naturalistica, per finire nel suo periodo maturo con la rappresentazione di linee raggruppate in quadrati, e fu di grande influenza per gli artisti successivi: Malevič era uno di questi. Secondo Malevič, l’arte non vuole più avere a che fare con oggetti come tali, perciò nelle sue opere mise in risalto forme e linee semplici quali: linea, quadrato, rettangolo, croce, e cerchio.

Dunque, il motivo per cui Zeki ha studiato l’artista paragonandolo al neurobiologo è chiaro dalle ricerche di questi artisti. In un certo senso, le loro ricerche sono rivolte a cercare l’universale della forma, attraverso la sintesi della natura, in elementi più semplici come le linee (ritenute le più adatte a stimolare alcune delle cellule della corteccia visiva), e questo processo è molto simile a quello del cervello quando riceve le immagini dal mondo esterno, selezionando le qualità essenziali degli oggetti e delle superfici, e che con l’attività delle sue cellule e delle sue aree specializzate può riconoscere con prontezza gli elementi fondamentali della scena visiva e riprodurli richiamandoli alla memoria.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Studi sul processo creativo secondo l'approccio psicoanalitico e l'approccio neuroestetico

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Informazioni tesi

  Autore: Denise Delli Sorrentino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Roberto Caterina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

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