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Lingua e terminologia nello sport: il caso del calcio

Terminologia calcistica italiana

Nel momento del suo esordio in Italia, il calcio ha portato con sé la relativa terminologia in quella che è a tutti gli effetti la sua lingua madre, cioè l’inglese. In mancanza di un lessico autoctono adeguato ad esprimere i concetti relativi al gioco, l’impiego dei termini inglesi di riferimento fu inizialmente inevitabile. Senza nemmeno entrare nel merito di tematiche di una certa specificità, quali ad esempio i vari ruoli dei calciatori, agli inizi del XX secolo pressoché qualsiasi aspetto dello sport in questione era noto con il corrispettivo inglese.

Lo stesso termine “calcio”, tratto dall’antica pratica fiorentina considerata naturale predecessora del gioco moderno, venne adottato soltanto nel momento in cui l’allora Federazione Italiana del Football assunse l’attuale denominazione di Federazione Italiana del Giuoco del Calcio nell’ottica di un processo di italianizzazione a livello tanto pratico quanto istituzionale. La rapida burocratizzazione del gioco che ne conseguì ebbe l’effetto di dotarlo altrettanto presto di una propria terminologia. Sebbene ulteriori sviluppi in questo senso potessero apparire inevitabili durante l’epoca fascista alla luce dell’importanza conferita all’utilizzo di vocaboli autoctoni, la contemporanea espansione della stampa sportiva sotto l’egida del regime stesso ebbe paradossalmente l’effetto di favorire il consolidamento delle varie espressioni straniere già diffuse tra le masse.

Non è quindi una coincidenza il fatto che il linguaggio calcistico sia tuttora permeato da un ampio repertorio di anglicismi al di fuori dei contesti ufficiali. Se regolamenti e documenti a livello istituzionale impiegano infatti una terminologia rigorosamente autoctona per le ragioni di cui sopra, giornalisti e persone comuni attingono ancora largamente a vocaboli ed espressioni di provenienza inglese ormai radicati nell’uso. Vi è inoltre un’altra lingua straniera che con il tempo si è ricavata un proprio spazio all’interno del linguaggio calcistico italiano, ossia lo spagnolo. Soprattutto per via della creativa influenza dei calciatori latino-americani, essa fornisce principalmente termini relativi a particolari giocate individuali, quali ad esempio “sombrero”, “paso doble”, “bicicleta” e “rabona”.

Secondo una prospettiva strettamente terminologica, il processo di italianizzazione dei termini calcistici rappresenta uno dei maggiori esempi di produttività neologica. Oltre ai numerosi esempi di prestiti presentati, si possono infatti riscontrare i seguenti casi riconducibili alle varie modalità di formazione terminologica segnalate nel capitolo precedente:

a) metaforizzazione, come nel caso dei termini di matrice geometrica “triangolazione”, “diagonale” e “proiezione” o di quelli di origine bellica come “attacco” e “difesa”;
b) derivazione, come nel caso del sostantivo “calciatore” la cui base è ovviamente “calcio”. Frequente è anche la lessicalizzazione, ben esemplificata dal verbo “crossare” che deriva dal prestito inglese “cross” in funzione di sostantivo;
c) locuzioni terminologiche, come nel caso di “linea di porta” e delle varie formule aventi come testa il sostantivo “calcio”;
d) riduzione, come nel caso della forma abbreviata “angolo” impiegata invece della locuzione “calcio d’angolo” o della sigla “CT” in luogo di “commissario tecnico”;
e) composizione, come nel caso dei sostantivi “contropiede” e “rimessa laterale”;
f) calco, come nel caso dei composti “fuorigioco” e “centravanti” che ricalcano rispettivamente “offside” e “centre-forward”.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Lingua e terminologia nello sport: il caso del calcio

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Informazioni tesi

  Autore: Nicolò Origgi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Paola Baseotto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

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