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Dalla Modern Portfolio Theory alla Behavioral Finance: il passaggio evolutivo

Naive Diversification

Gli investitori quando diversificano il proprio portafoglio, a causa delle euristiche, non applicano i principi delle teorie classiche che gli permetterebbero di scegliere l’alternativa migliore (ottimo paretiano). Essi seguono una diversificazione ingenua, cercando di spalmare i propri impieghi senza farsi sopraffare dalle proprie emozioni. La naive diversification, è una strategia che fa da intermediaria tra la Portfolio Selection di Markowitz e l'Economia Comportamentale. Gli individui adottano una goffa idea di diversificazione essi infatti costruiscono il loro portafoglio ottimale di titoli seguendo la strategia 1/N. Il loro investimento è effettuato in modo tale da suddividere i loro risparmio in modo equo tra gli N assets disponibili, comportandosi in modo irrazionale.

Questo metodo raramente coincide con la teoria di Markowitz, nella quale si scelgono i titoli in base alle loro covarianze, nella naive si considera il numero di assets presenti nel portafoglio e si ripartisce il risparmio in modo equo considerando il grado di avversione (preferenza verso titoli più sicuri) propensione al rischio. Benartzi e Thaler verificarono questo tipo di comportamento proponendo agli investitori di scegliere tra un fondo azionario e uno obbligazionario nella composizione di un portafoglio finanziario.

Risultò che essi destinarono metà del loro risparmio al fondo azionario e l'altra metà a quello obbligazionario, sebbene i rischi tra i due strumenti fossero diversi. Inoltre aggiungendo un terzo fondo azionario gli individui continuavano a dividere in modo equo il loro patrimonio e in questo caso 2/3 azioni e 1/3 bond, aumentando il rischio di portafoglio invece di ridurlo. Lo studio di Benartzi e Thaler si è concentrato soprattutto nella scelta effettuata da lavoratori americani, ma questa semplice regola di allocazione viene seguita molto spesso in ogni tipo di decisione finanziaria.

In genere i vari studi condotti sul comportamento degli investitori dimostrano che questi tendono costruire portafogli il cui livello di diversificazione risulta decisamente inferiore rispetto a quello potenzialmente conseguibile, comportando un allocazione sub-ottimale delle risorse [Fisher K. and Staman M]. In ogni caso, si è visto che il concetto di diversificazione non è quello inteso da Markowitz: spesso aggiungendo dei titoli all’interno di un portafoglio il rischio non si riduce poiché spesso questi titoli hanno una correlazione positiva e inoltre il risparmio è semplicemente ripartito ancora una volta in modo equo.

Alcune volte questa regola di allocazione non è del tutto sbagliata (come lo sono alcune euristiche che portano a compiere gravi errori), ma ciò che è sbagliato è l’eccessiva fiducia in questo tipo di scelta, poiché può rivelarsi molto costosa. Ci sono due casi in cui questa strategia di diversificazione si discosta dall'ottimizzazione teorizzata da Markowitz.

Il primo consiste nel costruire un portafoglio che non si trova sulla frontiera efficiente, anche se la naive diversification (1/N) può portare spesso ad un punto che si trova vicino a quelli che si trovano sulla frontiera efficiente, di conseguenza la perdita di efficienza in capo all'investitore non è eccessivamente elevata. Nel secondo caso il “sacrificio” a cui si va in contro deriva dall’aver scelto un punto sbagliato lungo la frontiera efficiente. Tuttavia è difficile prevedere ex ante l’ammontare di questi costi e come questi poi incideranno sul benessere degli investitori.

Gli individui riconoscono l’importanza della diversificazione ma ne elaborano una definizione e una metodologia un po’ semplificata. Goetzmann e Kumar hanno esaminato più di 62.000 depositi azionari tra il 1991-1996 e quasi il 60% dei soggetti deteneva un portafoglio formato in media dalle quattro alle sei azioni; l’analisi ha evidenziato che gli investitore non intraprendevano un'efficiente politica di riduzione del rischio, anzi la strategia più in voga era quella di aumentare i titoli in portafoglio, piuttosto che scegliere azioni con una correlazione opposta.

Tra le cause di una scarsa diversificazione vi è l'illusione del controllo, gli individui si ritengono molto abili nel selezionare i singoli titoli in cui investire.

Sorge spontanea una riflessione su quale sia la causa del limite alla razionalità utilizzata dai soggetti nella scelta. Fondamentalmente ci sono due aspetti da considerare:
- ad aspetti cognitivi ed emotivi;
- una scarsa conoscenza sul tema delle scelte finanziare.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Dalla Modern Portfolio Theory alla Behavioral Finance: il passaggio evolutivo

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Di Sciorio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Enrica Carbone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 105

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