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Le proposte Eurobond per uscire dalla crisi

La crisi del Messico e i Brady Bond

Varie analogie con l’odierna situazione europea possono ritrovarsi anche con l’esperienza della crisi del Messico, che negli anni Ottanta fu salvato dall’intervento statunitense, con l’emissione dei cosiddetti Brady Bonds di marca statunitense. La soluzione in questo caso, fu quella di emettere tali titoli coperti da titoli del tesoro americano, per riportare la situazione debitoria nella normalità.

Ma facciamo un passo indietro, negli anni 80’ il Messico si trovava in una situazione molto simile a quella delle economie europee oggi più in difficoltà. In primis, Il pagamento degli interessi sul debito aveva abbattuto due terzi delle entrate dell’export e il valore del peso cominciava a precipitare. Inoltre, La Federal Reserve, per frenare l’inflazione negli Stati Uniti, decise contemporaneamente di alzare i tassi di interesse aumentando così i pagamenti di interessi per il Messico. I prezzi del petrolio precipitarono. La situazione poteva eventualmente essere risolta con una forte svalutazione del peso, ma il presidente José López Portillo decise di difendere la moneta nazionale ad ogni costo e il suo successore, Miguel de la Madrid, ricorse ai prestiti delle banche commerciali, degli Stati Uniti e del Fondo monetario internazionale. In cambio fece promesse molto simili a quelle che stati come Grecia, Italia e Spagna avevano fatto all’Europa: tagliare gli stipendi ai dipendenti pubblici, i sussidi e vendere qualche impresa statale, aprendo come mai era avvenuto prima le porte al commercio estero.

Tutto questo ebbe lo stesso effetto delle politiche di austerity imposte dall’Europa ai paesi “PIIGS”. Il debito pubblico crebbe ancora, raggiungendo il 56,5 per cento del prodotto interno lordo, che intanto era precipitato di 8 punti percentuali in sei anni. Dopo anni di trattative, il presidente Carlos Salinas de Gortari concluse, nel 1990, l’accordo con Brady che prevedeva di sostituire nelle banche i bond messicani con i “Brady bonds”, coperti appunto da titoli del tesoro americani, con l’effetto di ridurre i tassi di interesse e riportare i capitali nel paese.

Fu lo stesso Brady ad affermare che “c’era troppo debito” e “la soluzione a troppo debito è non più debito”. Nello stesso anno in cui fu stipulato l’accordo, l’economia messicana crebbe del 4 per cento.
L’esperienza messicana insegna quindi che gli Eurobond possono essere una valida arma per aiutare le economie più in crisi dell’Eurozona. Secondo chi sostiene tale teoria, se un paese non cresce, sarà impossibile ripagarne i debiti. In tale prospettiva, i suoi creditori dovrebbero avere il dovere morale di permettergli di ripagare il debito in modo sostenibile, onde evitare l’ instaurazione del circolo vizioso che vede il pagamento degli interessi tagliare ogni possibilità di crescita del paese. Ciò che emerge, è anche come le politiche di austerity, che anche in Europa hanno costituito un flop, si siano dimostrate anche nel caso messicano non solo inutili ma addirittura dannose per l’economia del paese.
È questa, la “lezione messicana” che i leader dell’Europa dovrebbero imparare se davvero vogliono far ripartire l’economia europea.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Vari elementi lasciano intendere che il paragone europeo anche qui, non calza a pennello; ad esempio, il pacchetto per la riduzione del debito di cui poté godere il Messico, fu pari solo alla metà dei prestiti ricevuti dalla Grecia. Inoltre il Messico aveva un vantaggio: poteva svalutare liberamente la sua moneta. Una cosa che i paesi europei in crisi non possono fare perché vincolati all’Euro. Infine, la soluzione dei Brady Bond fu propiziata dalla situazione geopolitica del tempo, dato che gli Stati Uniti, intimoriti dalla possibilità che il Messico, in gravi condizioni economiche, potesse passare dalla parte sovietica, decisero di salvare lo stato messicano, creando così dipendenza economica assicurandosi la fedeltà di uno stato così vicino. Ma in Europa la situazione è ben diversa, perché servirebbe una forte cooperazione da parte dell’ Unione europea tutta.
Lo stesso Nicholas Brady, l’allora segretario del Tesoro americano, ha mostrato indecisione nella possibilità che anche in Europa si possa raggiungere un tale grado di cooperazione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le proposte Eurobond per uscire dalla crisi

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Informazioni tesi

  Autore: Giulio Pipparoni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Marcello Signorelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 38

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