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Hitler e la manipolazione delle masse: fotografia e rappresentazione nel culto della personalità

Hitler e Mussolini

Nel giugno 1931 Adolf Hitler scrisse a Benito Mussolini per ringraziare il suo idolo di un ritratto con dedica che gli aveva fatto recapitare. Il Führer ricambiò il gesto di attenzione mandando a Mussolini una propria fotografia con autografo, accompagnata da una lettera:

Vostra Eccellenza ha avuto la bontà di inviarmi, per il tramite del capitano Göring, una Sua fotografia con dedica. Ritengo ciò un grande onore per me. La simpatia che nella dedica la Eccellenza Vostra manifesta per il movimento nazionalsocialista, è da me sentita e da anni particolarmente forte per il Fascismo creato da Eccellenza Vostra. Le relazioni spirituali esistenti tra i canoni fondamentali ed i principi del Fascismo e quelli del movimento da me condotto, mi fanno vivamente sperare che dopo la vittoria del nazionalsocialismo in Germania, vittoria alla quale ciecamente credo, si potrà ottenere che anche tra l'Italia fascista e la Germania nazionalsocialista si formino le stesse relazioni per il bene delle due grandi nazioni. Unisco il mio ringraziamento ai rispettosi auguri per la Persona della Eccellenza Vostra ed a quelli per l'Italia fascista che Vostra Eccellenza genialmente guida. Nel contempo mi permetto di inviarle il mio ritratto con la preghiera di volerlo gradire cordialmente. Con la assicurazione della mia più alta stima e le espressioni della mia più viva ammirazione resto della Eccellenza Vostra.
Devotamente, Adolf Hitler.


Nonostante la nostra attuale conoscenza degli eventi storici ci porti a pensare che il rapporto tra Hitler e Mussolini fosse caratterizzato da una notevole intesa, così non fu in origine. Già a conoscenza del partito fascista prima della Marcia su Roma, Hitler e i nazisti furono sempre interessati al Duce, il quale arrivò a conquistare il potere grazie ad una doppia strategia: da un lato, la brutalità della violenza politica contro la Sinistra, dall'altro, la ricerca della conquista politica del potere attraverso vie apparentemente legali.
Al contrario, la difficile ascesa al potere, a partire dal fallito putsch di Monaco nel 1923, non permise al partito nazionalsocialista di avere fiducia e ammirazione da parte dei fascisti. Uno degli innumerevoli commenti alla vicenda riporta così:

Fino ad un anno fa Hitler aveva la coscienza della sua forza limitata; ma il successo della sua arte oratoria, che trascinava facilmente le masse lo illuse. L'esempio di Mussolini lo aveva affascinato. Ne copiava le idee, il programma e sovente perfino i gesti. Ne era diventata quasi una ridicola caricatura. L'otto novembre volle imitare anche la Marcia su Roma ed il tentativo di passare dalle parole ai fatti gli fu fatale. Che Ludendorff fosse al suo fianco lo si può comprendere. Questo grande generale... come Hitler non ha né intuito, né capacità politica.

Per un paese come la Germania che stava vivendo una profonda crisi economica e sociale, il regime creato da Mussolini costituiva un fermo punto di riferimento per il futuro Führer: l'organizzazione dello stato, la salda guida del leader, la creazione di specifiche milizie paramilitari, la volontà di riportare l'Italia alla grandiosità dell'antico impero romano, erano strategie che Hitler non sottovalutò.

L'avvento al potere del Fascismo nel 1922 è stato da lui salutato con giubilo, poiché Fascismo e Nazionalsocialismo riposano sugli stessi principi e hanno gli stessi punti di contatto ed ambedue respingono il liberalismo e le forze democratiche occidentali che non servono ad altro che a trasformare le nazioni d'Europa, guidate dall'egemonia francese, in un guazzabuglio paneuropeo di popoli sul quale dovrebbe regnare sovrano il capitalismo massonico.

Hitler si poggiò su questi concetti per avvicinarsi a Mussolini e cercare di conquistare il suo favore. Dall'altro lato, il Duce non condivideva il marcato antisemitismo e il fervente desiderio di espansione dimostrati sin dal principio dal nazismo, oltretutto giudicava, con una vena di disprezzo, la superbia e le manie di grandezza del leader del partito.

Secondo Emilio Gentile, il fascismo ha anticipato sia Hitler che Stalin, imponendo in Italia una società sotto controllo totale: fu il primo esempio di totalitarismo, in cui il partito, lo Stato e il duce erano le colonne portanti.

L'unità della nazione risiedeva nel Duce, per questo motivo il culto della sua persona divenne il fulcro della nuova "religione" politica. La liturgia fascista, i suoi luoghi di culto, i suoi riti e le sue vaste assemblee, il mito della Roma antica, sono elementi che Hitler prese ad esempio e ripropose in Germania, assumendo il ruolo di capo indiscusso, causa e fine ultimo della politica e della nazione.

L'originaria distanza tra i due dittatori conobbe il suo punto di svolta nel 1935 quando, a seguito dell'invasione dell'Etiopia da parte delle truppe italiane e la proclamazione dell'Impero, la Germania fu l'unica a rifiutarsi di applicare il boicottaggio economico nei confronti dell'Italia, decretato dalla Società delle Nazioni.

Hitler ribaltò la situazione e con la stipulazione dell'asse Roma-Berlino nel 1936, l'allievo superò definitivamente il maestro.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Hitler e la manipolazione delle masse: fotografia e rappresentazione nel culto della personalità

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Informazioni tesi

  Autore: Diana Sganzerla
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Arti, Patrimoni e mercati
  Corso: Arti, Design e Spettacolo
  Relatore: Tommaso Casini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

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Parole chiave

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heinrich hoffmann
hugo jaeger
culto della personalità

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