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L'istituto della wakāla nella Palestina postcoloniale: traduzione di una procura presentata alla Camera di Commercio Araba di Gerusalemme

Il significato della Wakāla nell'Islam

Per quanto riguarda la sfera della religione il termine ricorre nelle sue diverse forme assumendo significati non trascurabili. Infatti, alcuni grammatici arabi affermano che, in un uso pre-islamico, la parola wakīl fosse pressoché sinonimo della parola rabb (termine coranico ed epiteto di Dio e che viene comunemente tradotto in italiano come 'Signore'). Il masdar della quinta forma della medesima radice tawakkul significa 'avere fiducia in' nel senso di “affidarsi a qualcuno di cui ci si fida e con il quale dunque, ci si confida”, 'consegnare se stessi a' 'dipendere da' qualcun altro considerato il wakīl, vale a dire un 'guardiano' o un 'protettore'. Mentre il masdar, tawakkul, non appare nel Corano, la quinta forma verbale tawakkala ricorre coniugata ai diversi tempi e modi per un totale di quattordici volte. Come sottolineano le numerose ricorrenze coraniche della radice in questione, la fiducia (in Dio) è una virtù cardinale dell'Islam.

Inoltre questa nozione assume notevole importanza nel mondo islamico, poiché è concettualmente legata all'affermazione dell'unicità di Dio – tawḥīd – altro importantissimo pilastro della religione musulmana. Nel Corano, infatti, Dio è l'unico possibile oggetto di tawakkul, che, in un contesto coranico è bene intendere come 'assoluta fiducia in', o 'totale affidamento a' Dio (tawakkul 'alā llāh). Infatti, uno dei nomi di Dio nel Corano e nella Sunna è al-Wakīl, termine che veicola il significato di protezione e di sussistenza. Tale qualità è riconosciuta solamente a Dio, in quanto questi è l''amministratore' delle cose del mondo, il 'garante' del suo buon funzionamento e di conseguenza anche il 'protettore' di tutto il creato, come si legge nel Libro sacro dell'Islam in una delle sure medinesi, la Sura della famiglia di 'Imrān:

Quelli cui dice la gente: “S'adunano per perdervi i nemici, temeteli!”, tali discorsi non fanno che accrescerne la fede e rispondono: “Ci basta Dio, ed è un buon protettore (wakīl)! (COR. III, 173)

A ogni modo, come si legge ancora nel Corano, Dio è il wakīl dei soli musulmani e non può esserlo per i non credenti. Poiché egli è l'unico “vivente che non muore” il solo onnisciente e il solo potente, conviene che il fedele riponga la propria fiducia unicamente in lui. Questo 'fiducioso rimettersi a Dio' è stato interpretato da alcuni autori musulmani come sinonimo della fede stessa, quella dipendenza assoluta dell'uomo da Dio che è espressa nel concetto islamico di 'ubūdiyya – la 'servitù ontologica'; un'altra caratteristica fondamentale dell'Islam è, infatti, la “sottomissione attiva a Dio”. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'istituto della wakāla nella Palestina postcoloniale: traduzione di una procura presentata alla Camera di Commercio Araba di Gerusalemme

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Informazioni tesi

  Autore: Irene Ceccarelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale
  Corso: LINGUA E LINGUISTICA
  Relatore: Raoul Villano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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