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Giuseppe Pontiggia e l'arte della fuga

Sequenza ottava: La fuga

La sequenza della fuga, composta di un unico lungo frammento, il più lungo nel romanzo, è anche il punto che era piaciuto di più a Balestrini quando aveva letto il testo ha commentato Pontiggia:

Tutta la sequenza nasce da un omicidio: la donna che viene buttata da un ponte. Ricordo che avevo in mente, direi in senso esplicito, una sorta di comicità macabra presente in Sade, l'avevo letto in quegli anni e mi colpiva. Trovo Sade un autore comico per alcuni aspetti proprio per il guizzo inventivo, paradossalmente provocatorio, che caratterizza il comportamento dei suoi manichini, figure meccaniche, appunto, che però nelle loro battute, nei loro gesti incarnano ed esprimono spesso una sorta di violenza comica, e i loro gesti efferati vengono commentati da chiose filosofiche, da comportamenti apparentemente distaccati, da un'ironia beffarda, componenti che possono confluire nel risultato comico.

Sentivo la repentinità di quel gesto, di quella spinta che provoca il sacrificio della donna, come funestamente comica nel senso di Sade; era questo un aspetto consapevole che probabilmente esprimeva anche un mio duplice movimento nei confronti della donna, di attrazione e di fuga; percepivo tutto ciò come un punto chiave dove sentivo anche la necessità di una sorta di sacrificio parziale di me stesso; ero rimasto colpito per esempio dalla lettura di Jung che interpreta l'autoevirazione di Origene come il sacrificio della sessualità a favore dell'intelletto, in realtà poi i termini del problema venivano rovesciati: Origene sacrificava l'intelletto a favore di una sessualità negata, ovvero, castrandosi, Origene sacrificava la parte più vitale e temibile di sé. Era materia, direi, relativa a un percorso analogico più che a un'esperienza verificabile; sentivo comunque che c'era la necessità di una sorta di sacrificio della sessualità per poter arrivare alla realizzazione di sé in campo intellettuale ed espressivo, però anche questo potrebbe essere un alibi, e avevo la sensazione, allora, che potesse essere in parte un alibi, l'espressione di una fuga dalla vita che non aveva solo motivazioni razionali e programmatiche, ma poteva avere radici più lontane.


[…]. Poi ho optato, sul piano personale, per un superamento esistenziale di questa paura e ciò mi ha comportato molti problemi ma è stato anche liberatorio.
In quella sequenza esprimevo la paura e la fuga, che è essenzialmente un prodotto della paura; lo dico anche nella Grande sera dove reputo la fuga una scelta intelligente compiuta dagli animali deboli di fronte al pericolo; la paura è provvidenziale, gli uomini che la negano vanno incontro alla morte. Vincere la paura è importante ed è liberatorio quando il pericolo è superabile, in caso contrario, quando il pericolo può essere evitato solo con la fuga, ignorare la paura è folle.
La differenza tra il periodo in cui ho scritto L'arte della fuga e i romanzi successivi è che in seguito io la paura l'ho affrontata, il rischio l'ho corso, e questo ha prodotto svolte nella mia esperienza e anche nella mia narrativa.
Quella che racconto nell’Arte della fuga però è una paura anche lucida e consapevole perlomeno parzialmente, o meglio, radicalmente consapevole ma con rimozione di superficie, con alibi manifesti.
[Paola Lovisolo, intervista a Giuseppe Pontiggia, Milano, 18 febbraio 2002]

La dimensione in cui si svolge la Sequenza ottava è quella del sogno, teatro dell'assurdo, luogo in cui s'incontrano, e sovente si fondono, il tragico e il grottesco, dove si annullano le regole spaziali e temporali.

Ma al tempo stesso «il sogno "è quello che è" (to on eirein): cioè spinge il sognante a realizzare il messaggio onirico, spinge a passare all'azione. Il sogno che parla in prima persona nell'Odissea (II, 137) dice di sé: "Io dico ciò che è veridico": il sogno è verità in quanto "mondo in sé"». [Salomon Resnik - traduzione dallo spagnolo di I. Galli]
«Finché i fantasmi interiori vengono definiti irrealtà - ha scritto Pontiggia - non si potrà capire quanta realtà scopra il viaggio nel fantastico» [Giuseppe Pontiggia].

Questo brano è tratto dalla tesi:

Giuseppe Pontiggia e l'arte della fuga

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Informazioni tesi

  Autore: Paola Lovisolo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Franco Contorbia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

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giuseppe pontiggia
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