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Il problema dei diritti umani nel pensiero di Ikeda Daisaku

Il rapporto del buddhismo con i diritti umani

Nel corso del XX secolo si sono verificati diversi eventi che hanno costretto il buddhismo a confrontarsi con il tema dei diritti umani, in particolare con la loro violazione: tra questi l'invasione cinese del Tibet, gli scontri etnici nello Sri Lanka e le esperienze dittatoriali in diverse nazioni, per esempio in Birmania (oggi Myanmar). Questo portò alla manifestazione di un fenomeno chiamato Socially Engage Buddhism, che vede l'impegno nella società di buddhisti di tutte le scuole per il miglioramento delle condizioni di vita. Il primo a usare questo termine fu il monaco vietnamita Thich Nhat Hanh (1926) durante l'esilio in Francia a causa della sua lotta contro la guerra in Vietnam, per indicare ciò che avrebbe voluto vedere: la traduzione della saggezza e della compassione buddhiste in azioni concrete a favore di tutti gli esseri viventi. Ora con questo termine ci si riferisce a quei gruppi di attivisti buddhisti che in tutto il mondo portano avanti forme di protesta e di sviluppo sociale basate sia sui valori tradizionali buddhisti, sia su quelli americani ed europei.

I leader buddhisti asiatici ed occidentali esprimono il loro disappunto nei riguardi delle ingiustizie sociali con il vocabolario dei diritti umani, ma alcuni si fermano a chiedere se questo linguaggio sia appropriato per il buddhismo e come si inserisca il concetto dei diritti umani nel quadro generale degli insegnamenti buddhisti. Sembra che il dibattito in questione sia sbocciato verso la fine del XX secolo. In un simposio del 1995 dal titolo Buddhism and human rights Damien Keown nel suo intervento rispose alla domanda se ci fossero diritti umani nel buddhismo. Partendo dalla constatazione di una mancanza di una prospettiva buddhista sui diritti umani, il suo intento era di creare «the intellectual bridgework which must be put in place if expressions of concern about human rights are to be linked to Buddhist doctrine.» E lo fece considerando tre questioni tra loro collegate, cioè il concetto di diritti, il concetto di diritti "umani" e come i diritti umani possano essere fondati nella dottrina buddhista. Non è lo scopo di questo capitolo entrare nel merito del saggio di Keown, però è utile partire da qui per vedere quali sono le problematiche che emersero nel dibattito internazionale.

In sintesi possiamo dire che le posizioni degli studiosi sulla relazione tra buddhismo e diritti umani sono essenzialmente due: una che ritiene che i diritti umani non siano presenti negli insegnamenti del Buddha e l'altra che, viceversa, sostiene la stretta connessione tra i due. Entrambe le posizioni confrontano le loro tesi partendo da due aspetti: uno potremmo chiamarlo "linguisticoconcettuale", l'altro, "fondazionale". Con aspetto "linguistico-concettuale" intendiamo quelle analisi che muovono dalla ricerca del concetto dei diritti umani -concetto che abbiamo visto è nato e cresciuto nell'ambito della cultura moderna "occidentale" - all'interno del buddhismo. Per fare questo si discutono i singoli termini, cioè il concetto di "diritti" e quello di "umani". Senza entrare nel merito della questione, ci interessa notare che nel dibattito intorno ai "diritti" emerge il tema dell'individuo e quindi quello dell'illusione dell'io, nonché il concetto di responsabilità e quindi l'etica buddhista (anche con la figura del bodhisattva). Nell'analisi del termine "umani" ci si riferisce alla dignità umana (nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è citata nel preambolo e nell'art. 1) e quindi di nuovo all'essere umano, ma anche alla natura di Buddha.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il problema dei diritti umani nel pensiero di Ikeda Daisaku

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Leonardi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Padova e Università Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell'Università di Padova e Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell'Università Ca' Foscari di Venezia
  Corso: Scienze delle religioni
  Relatore: Massimo Raveri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

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