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Prokofiev e Jolivet

Compositori a raffronto, similitudini e differenze

Sia Jolivet che Prokofiev furono dei compositori estremamente innovatori nel panorama musicale del ventesimo secolo. Entrambi, caratterizzati da una forte personalità musicale, sono entrati nella storia della musica arricchendo la letteratura musicale di tanti strumenti. In particolare hanno contribuito al repertorio flautistico con brani di grande rilievo nonché di sensibile difficoltà sia tecnica che interpretativa, che rappresentano un punto di arrivo ma anche di partenza per chiunque voglia affacciarsi seriamente allo studio professionale del flauto. Nonostante la critica abbia cercato a varie riprese di classificare la loro vita in periodi, i due compositori difficilmente possono essere classificati in qualche scuola o movimento musicale, proprio a causa delle loro peculiarità artistiche diverse da qualsiasi altro compositore. Pur essendo vissuti nello stesso periodo essi differiscono l’uno dall’altro, nello stile,in modo estremamente riconoscibile sia all’ascolto delle loro opere sia nello studio delle partiture.

Tuttavia vorrei soffermarmi su alcuni aspetti che li accomunano, che essendo pochi, hanno l’effetto di un legame quasi inscindibile. Entrambi i compositori vissero all’incirca nello stesso periodo storico, ognuno riflettendo la propria cultura di origine; tanto è riconoscibile in Prokofiev la matrice russa, quanto lo è in Jolivet quella francese. Prokofiev e Jolivet furono quasi contemporanei, anche se Jolivet era più giovane di Prokofiev di ben quattordici anni. Il fatto che Prokofiev sia russo e sia vissuto nella Russia delle rivoluzioni e delle due guerre mondiali non facilita la vera comprensione di chi egli fosse veramente. Su di lui il confine tra il detto e il non detto, tra il veramente chiaro e il possibilmente dedotto è una linea sottile difficile da interpretare unilateralmente. Su di lui molti biografi hanno scritto, lui stesso ha compilato una autobiografia tra l’altro non completa di tutta la sua vita, sono stati trovati molti carteggi e documenti come testimonianze, ma non sempre tutto questo materiale coincide; complice un governo russo che da sempre lo teneva d’occhio e che a riprese lo coronava di allori e ancora molto più spesso lo accusava di formalismo e lo minacciava. Per Jolivet le cose sono apparentemente più semplici, nel senso che non ebbe il problema di un governo che lo osteggiava e lo teneva sotto controllo, tuttavia anche nel suo caso, nonostante l'esistenza di molte biografie e dei suoi scritti che parlano della sua concezione musicale, non è facile comprenderne la personalità a causa della sua predilezione per la simbologia musicale, magica ed esoterica di difficile interpretazione. Strano ma vero, Prokofiev e Jolivet, così diversi, hanno nella primissima infanzia un tratto in comune che li condizionerà per il resto della loro vita. Entrambi ebbero una madre musicista e pianista che avvicinò il figlio agli studi musicali e del pianoforte fin dalla più tenera età. Molti hanno definito Prokofiev e Jolivet geni della musica, e su questo non si può controbattere, ma lo si può fare se si obietta il fatto che un genio nasca tale. Entrambi ebbero un forte approccio alla musica, si può dire quasi in seno materno.

Questo potrebbe essere il sintomo di una riprova che il genio innato si può facilmente scambiare, come J. A. Sloboda in un suo famoso libro asserisce, per il bambino dotato, che sviluppa la sua genialità grazie sì ad una base di caratteristiche naturali, ma anche grazie agli stimoli efficaci e produttivi dell’esterno. La figura materna nei casi di Prokofiev e Jolivet ha rappresentato un efficacissimo stimolo di primo ordine. Una volta avviati nel mondo della musica, entrambi i compositori ebbero modo di viaggiare all’estero e toccare le più remote terre. Purtroppo essi per questioni temporali e di casualità non si incontrarono mai. Prokofiev fece per la prima volta un viaggio in Europa nel 1913 per un viaggio premio offertogli sempre dalla madre e in questo viaggio visitò anche Parigi, dove sperava di avere dei contatti con Diaghilev. In quest’anno Jolivet aveva solo otto anni ed era ancora troppo giovane per essere sulla scena musicale che contava. Il nostro compositore russo tornò in Francia altre volte per la tournèe europea del 1923. Una volta arrivato a Parigi volle presentare all’Opèra il Concerto op. 16. In seguito si stabilì a Bellevue e là come già menzionato nella vita di Prokofiev stringe amicizia con il Gruppo dei Sei. Nelle sue biografie tuttavia non vi è menzione di nessun incontro con Jolivet, che allora aveva diciotto anni e che in quel periodo stava frequentando la Ecole normale d’instituteurs d’Auteuil. D’altro canto anche Jolivet moli anni dopo farà dei viaggi in Russia, il primo nel 1954 dove conoscerà compositori come Katchaturian, Oistrakh e Kabalewski; ma in quell’anno ormai Prokofiev è morto da circa un anno. Il secondo viaggio di Jolivet in Russia sarà nel 1966. Un’ altra caratteristica che accomuna Prokofiev e Jolivet è il loro comune interesse per la musica da film. Prokofiev collaborò con Eisenstein in svariati film: Tenente Kisge, Ivan il terribile, Aleksandr Nevskij, e la congiura dei Boiardi. Jolivet invece collaborò con Honegger per il film La boxe. Queste cooperazioni, ormai preziose per valore storico, (basti pensare all’importanza che Eisenstein ha avuto nella storia del cinema), sono importanti perché costituiscono delle rare testimonianze di come la musica moderna di qualità veniva impiegata nei film. Esse furono delle saltuarie testimonianze perché spessissimo venivano impiegate colonne sonore di compositori che facevano di tutto per accontentare il pubblico pagante e per rendere le musiche il più orecchiabili possibile. C’era dunque una esigenza di carattere economico più che artistico. I produttori cinematografici avevano paura che una musica non smaccatamente tonale non avrebbe incontrato il favore del pubblico, questo avrebbe poi determinato l’insuccesso dell’intero film non solo della colonna sonora, ecco perché così pochi grandi della musica hanno composto per film. Prokofiev invece costituisce una grande eccezione. Eisenstein gli dette carta bianca, anche se entro certi limiti, perché entrambi la pensavano alla stessa maniera sulla musica da film e sull’arte in generale. Prokofiev inoltre fu sicuramente avvantaggiato dalla sua facilità nel costruire melodie che esulavano dalla smaccata tonalità ma allo stesso tempo completamente orecchiabili. La posizione di Prokofiev in merito al problema di accontentare il pubblico o no, può essere facilmente letta in una delle sue dichiarazioni quando nel 1963, dopo che il regime aveva lanciato una campagna contro il linguaggio musicale radicalmente dissonante e gli fu chiesto quale stile ritenesse per il pubblico sovietico, lui rispose così:

“…La musica del nostro Paese è diventata patrimonio comune delle grandi masse. Il loro gusto artistico e le loro esigenze crescono con una eccezionale rapidità: ogni compositore deve perciò adeguarsi a questo sviluppo in ciascuno dei suoi lavori. Sotto questo aspetto possiamo trovare una analogia nel tiro a obiettivi mobili; solo mirando avanti, al domani potrete evitare di essere lasciati indietro, sul livello delle esigenze di ieri. Ogni tentativo di seguire il pubblico porta con sé una sottovalutazione della maturità culturale delle masse e dell’alto livello dei nuovi gusti e, per certo, contiene degli elementi di insincerità. …”

Dalla risposta di Prokofiev si capisce la grande importanza che dava allo sviluppo della qualità del gusto comune e la grande stima che aveva nei confronti del pubblico, che non sviliva considerandolo stupido ma che nobilitava con la sua grande idea di arte. Eccettuati questi tratti in comune, negli avvenimenti delle vite di Prokofiev e Jolivet non vi sono più similitudini. Nessuno dei due ebbe una vita facile, ma si può certamente dire che Jolivet ebbe una vita più lineare, una carriera artistica quasi sempre in ascesa, incontrò subito nella sua giovinezza le amicizie e i circoli che musicali che lo aiutarono nell’imporsi come compositore e che ne determinarono il successo, ed aveva una certa attitudine nel comunicare, nello stringere amicizie e nel curare i rapporti professionali. Eccettuate le due guerre mondiali, che non lo frenarono particolarmente nella sua vita professionale, non fu mai ostacolato dal governo francese e anche se le sue composizioni sicuramente schoccavano il pubblico non ci fu mai un accanimento della critica su di lui. Prokofiev invece ebbe una vita tavagliata, diviso dalla necessità di libertà di pensiero e scrittura, che in patria non aveva, e dalla nostalgia per la sua Russia. Si divideva tra il viaggio di fuga e il viaggio di ritorno che faceva di lui un novello figlio prodigo, tra il successo inaspettato e l’amarezza della sentenza negativa della critica, tra la festosa accoglienza dei funzionari del governo e poco dopo la minaccia ufficiale da parte degli stessi. Anche Prokofiev aveva la sua cerchia di amici e di circoli musicali, ma spesso e volentieri o non erano in grado di fare molto per lui o gli proponevano collaborazioni con stretti limiti, che non sempre Prokofiev riusciva a contenere. A tutto ciò si aggiungeva il suo caratterino indisponente, per cui non poteva fare a meno di irritare coloro che gli stavano intorno. […]

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Prokofiev e Jolivet

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Informazioni tesi

  Autore: Lisa Gambacciani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Istituto AFAM P. Mascagni di Livorno
  Facoltà: Conservatorio
  Corso: Flauto Traverso Indirizzo interpretativo compositivo
  Relatore: Stefano Agostini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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Parole chiave

arte
musica
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prokofiev
musica classica
jolivet
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