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Il ruolo dell'assistente sociale nell'ambito dell'autismo: l'esperienza della Casa dell'Autismo di Candelo

Interventi di aiuto per le famiglie alla “Casa dell’Autismo”, in particolare gruppi AMA e il Parent Training

Sul territorio biellese, tra i servizi che vengono erogati dal centro “Casa dell’Autismo”, vi sono prestazioni volte ad aiutare e supportare specificatamente le famiglie. All’interno del centro, oltre all’organizzazione di eventi di sensibilizzazione rivolti al territorio per promuovere la cultura della disabilità e ad eventi di formazione rivolti ad insegnati e operatori, vengono effettuati percorsi di sostegno psicologico per genitori, fratelli e sorelle. Sono stati creati dei Gruppi di Auto Mutuo Aiuto per i genitori e dei percorsi di Parent Training. Relativamente ai Gruppi di Auto Mutuo Aiuto, possiamo risalire che il primo a parlarne, alla fine del secolo scorso, fu Peter Kropotkin, il quale scrisse un libro pionieristico dal titolo Mutual Aid (Mutuo Aiuto).

In quest’opera l’autore avanzò la tesi che l’evoluzione umana non sarebbe stata possibile senza l’attitudine degli uomini di riunirsi fra loro, di cooperare, di sostenersi a vicenda nei problemi comuni. Negli ultimi vent’anni il movimento del self-help ha avuto uno sviluppo enorme. I gruppi di self-help possono avere sia applicazioni cliniche (rivolte alla cura/recupero dei membri) sia applicazioni sociali (rivolte alla modificazione della società. Molti gruppi self-help sono sorti in contrapposizione al sistema dei servizi sociali, accusato di non essere in grado di soddisfare i bisogni umani della società. Il “supporto sociale” consiste in un sostegno emotivo; sull’informazione riguardo a comportamenti che plasmano il senso di identità personale.

Possono considerarsi membri dei gruppi di auto aiuto coloro che hanno compiuto lo sforzo individuale per andare a ricevere e dare aiuto attraverso l’interazione reciproca con persone che stanno vivendo la loro stessa situazione. Il mutuo aiuto comincia con l’auto aiuto, cioè quando una persona riconosce che ha un problema e cerca di attivarsi per ricercare delle soluzioni. Secondo Katz, sono sei le caratteristiche principali della definizione di gruppi self-help:

§ I gruppi di self-help implicano sempre interazioni faccia a faccia.
§ Le origini dei gruppi solitamente sono spontanee.
§ Fondamentale è la partecipazione personale.
§ I membri esprimono condivisione.
§ Il gruppo parte sempre da una condizione di difficoltà che è condivisa da tutti i membri del gruppo
§ I gruppi diventano punto di riferimento e connessione con gli altri.

Uno degli obiettivi fondamentali del lavoro sociale è quello di crescita e potenziamento dei gruppi self-help. I gruppi di auto aiuto possono costituire un particolare tipo di terapia. Fondamentale all’interno di tali gruppi è la condivisione dell’esperienza che rende tale approccio il più utilizzato. È importante comprendere che i gruppi di mutuo aiuto e i Servizi Sociali formali non devono essere in competizione tra loro, nonostante le loro differenze “ideologiche”, bisogna capire che i gruppi di mutuo aiuto costituiscono una rete di supporto che si aggiunge alla rete informale. Il mutuo aiuto può essere considerato come un “supplemento” all’aiuto fornito dal Servizio sociale, ma può anche essere visto come uno strumento importante per la promozione e il benessere della comunità. Affiancato ai Gruppi di Auto Mutuo Aiuto, la Casa dell’autismo offre dei programmi di Parent Training.

Alla fine degli anni ’70, la letteratura americana comincia a porre particolare attenzione per un metodo di intervento finalizzato all’incremento delle abilità genitoriali a gestire i comportamenti dei figli disabili. I programmi di Parent Training allora in generale miravano a migliorare la relazione e la comunicazione genitori-figli, ad insegnare metodi educativi sull’osservazione sistematica del comportamento e ad aumentare la conoscenza del genitore sullo sviluppo psicologico del figlio. Il Parent Training viene introdotto allo scopo di aiutare i genitori con problemi osservabili in famiglie con bambini dall’età prescolare all’età adolescenziale.

All’interno degli incontri di Parent Training i genitori esprimono le proprie emozioni, paure e dubbi riguardo al proprio comportamento nei confronti dei figli. Le esperienze raccontate dai genitori in questi incontri sono diventati spunti di riflessione per poter sviluppare delle nuove strategie di coping familiare. All’interno del gruppo è presente un conduttore che guida la discussione con l’intento di non far concentrare l’attenzione solo sulla disabilità, non lasciando spazio al dialogo, allo scambio reciproco. Uno degli obiettivi del programma è quello di arrivare all’accettazione della disabilità, dove con accettazione non significa una passiva rassegnazione, ma l’attivazione di risorse interne alla famiglia per superare la situazione. Lo scopo del gruppo è quello di cercare di trovare delle strategie, delle nuove capacità che aiuteranno la famiglia ad affrontare gli eventi. Gli incontri di Parent Training alla “Casa dell’Autismo”, avvengono solitamente una volta al mese ed hanno una durata di 90 minuti.

Gli incontri sono tenuti da una figura ritenuta esperta in materia, generalmente il consulente per l’autismo e/o un operatore del centro. I gruppi di Parent Training sono importanti per le famiglie, perché il confronto e il sostegno di altri genitori che si trovano nella medesima situazione, fanno sì che esse si attivino per creare associazioni o gruppi informali di supporto ad altre famiglie alimentando un circolo virtuoso di sostegno sociale. Per le famiglie che si trovano a sostenere un soggetto affetto dallo spettro autistico, non bastano solo le competenze psicoeducative ma bisogna andare oltre è altrettanto importante prendere in considerazione lo stato emotivo del singolo, della coppia, della famiglia.

Lo psicologo e la famiglia devono ricercare i fattori protettivi che permetteranno alla famiglia di non soccombere al compito di prendersi cura del figlio disabile. Tra questi è possibile trovare l’importanza per i genitori di prendersi cura di se stessi, di coltivare le loro amicizie, interessi e di superare le paure e i sensi di colpa. All’interno dei gruppi l’operatore sociale opera con l’obiettivo di facilitare l’assunzione di responsabilità da parte del gruppo per ciò che riguarda la gestione di attività, la presa di decisioni. Con il passare del tempo il ruolo dell’operatore acquista una posizione decentrata, una posizione da osservatore e sostenitore, il quale deve essere colui che facilita gli scambi comunicativi fra i membri, piuttosto che un conduttore o un terapeuta.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il ruolo dell'assistente sociale nell'ambito dell'autismo: l'esperienza della Casa dell'Autismo di Candelo

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Informazioni tesi

  Autore: Rosalinda Tumbiolo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Servizio Sociale
  Relatore: Elena Lumetta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

FAQ

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