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Le istituzioni di Diritto Internazionale inerenti all'organizzazione dei Giochi Olimpici

Diritti Umani: una partita ancora da vincere

Grande assente tra le tematiche affrontate nell'HCC è il tema dei Diritti Umani; se da un lato è vero che bisogna guardare al Contratto delle Città Ospite in modo estensivo, in quanto non solo i Principi, ma anche i Requisiti Operativi, il piano di attuazione dei Giochi, gli impegni assunti nella fase di candidatura e la Carta Olimpica sono pienamente vincolanti per le parti, pochi restano i riferimenti che troviamo nei sopracitati documenti e storicamente molto ambigua rimane la posizione del CIO.

Nella Carta Olimpica, tra i Principi Fondamentali dell'Olimpismo, si legge: “la pratica dello Sport è un diritto umano. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport, senza discriminazioni di alcun tipo, con spirito di amicizia, solidarietà e fair play e nello spirito Olimpico, che richiede intesa reciproca”. Ancora, scorrendo i sette principi, con riguardo ai diritti umani si legge che l'esercizio dei diritti e delle libertà sanciti nella Carta Olimpica, deve essere assicurato senza che vi siano discriminazioni fondate sulla razza, sul colore della pelle, sul sesso, sull'orientamento sessuale, sulla lingua, sulla religione, su opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, sull'estrazione sociale, sulla proprietà, sull'appartenenza a una minoranza nazionale, sul patrimonio o ancora sulla nascita. Il CIO inoltre, alla Regola 2 della Carta Olimpica, ribadisce che parte del suo ruolo sta nel dirimere qualsiasi forma di discriminazione colpisca il Movimento Olimpico e nell'incoraggiare e supportare la promozione del ruolo delle donne nello sport, ad ogni livello e in ogni struttura, nell'ottica di implementare il principio di ugualianza tra uomini e donne.

Promuovere la tutela dei diritti umani è un compito che implica l'analisi della realtà socio-politica e giuridica degli Stati e inevitabilmente dovrebbe portare il CIO a prendere decisioni su questioni che esulano dallo sport in senso stretto, mettendo in secondo piano l'apoliticità dei Giochi.
Negli anni il CIO si è cullato nella visione idealistica del Barone Pierre de Coubertin, padre dell'Olimpismo moderno, il quale immaginava gli eventi sportivi internazionali immuni rispetto agli interessi politici. La verità è che la sua visione idealistica risulta essere molto lontana dalla realtà, nonché decisamente inesatta; lo sport e la politica sono indissolubilmete interconnessi. Questa relazione nasce innanzitutto dal nazionalismo che si origina dai Giochi, alimentato dagli Stati, perseguito dal CIO e amplificato dai media. Vi è poi il paradosso insito nel fatto che sebbene nella Carta Olimpica si legga che le Olimpiadi sono una competizione tra individui, nella realtà questi rappresentano, seppur per il tramite del proprio NOC, i rispettivi stati.

Sfidando le sanzioni previste dalla Carta e il silenzio del CIO, a partire dagli anni cinquanta, gli atleti stessi, iniziarono a manifestare il proprio dissenso in occasione dei Giochi, rispetto a materie inerenti i diritti umani, calamitando l'attenzione di tutto il mondo. Indimenticabile e fortissimo, nonché ampiamente sanzionato dal CIO e criticato da gran parte dei media, fu il gesto degli americani Tommie Smith e John Carlos, appoggiati dall'australiano Peter Norman, che il 17 ottobre 1968, in occasione della premiazione dei 200 metri di atletica leggera alle Olimpiadi di Città del Messico, non appena iniziarono a risuonare le note dell'inno statunitense, con le medaglie al collo, chinarono la testa e alzarono il pugno guantato di nero al cielo: questo fu il loro modo di dimostrare contro la situazione dei neri in America ed i diritti negati.

Se da un lato l'apoliticità del Movimento Olimpico e la non ingerenza del CIO in materie di natura politica sono caratteristiche da salvaguardare, rimanere estranei alle vicende politiche degli Stati, in virtù di quella sopracitata positiva e naturale interconnessione che si crea, non è semplice. Tuttavia si potrebbe ritenere che sia legittimo l'utilizzo dello sport internazionale per proteggere i diritti umani poiché il CIO deve comunque conformarsi al mandato delle Nazioni Unite e alla legislazione in materia di diritti dell'uomo. L'esempio più importante dell'uso politico dello sport per promuovere i diritti umani è stata la campagna per sradicare la discriminazione razziale e l'apartheid in Sud Africa.

L'era dell'apartheid in Sud Africa iniziò nel 1948 e si dovette attendere il 1994 perché questo venisse smantellato definitivamente; la comunità internazionale intervenne a varie riprese, condannando la discriminazione razziale che si perpetuava in quelle aree, ma per lungo tempo rimase inascoltata.
Nel 1956, il partito nazionale al potere vietò lo sport interrazziale, nonchè le competizioni con atleti stranieri; di conseguenza, nel 1958, la Norvegia propose di escludere il Sud Africa dalle nazioni riconosciute dal CIO e dai Giochi, utilizzando l'esclusione dalle Olimpiadi come arma contro l'apartheid. In quell'occasione, il CIO non si sentì in diritto di prendere una decisione contro il Sud Africa e esitò a promuovere un boicottaggio; al Comitato Olimpico sudafricano (“SANOC”) fu data l'opportunità di giustificare la politica di apartheid e di discriminazione raziale perpetuata nello sport.

La riluttanza del CIO a supportare l'esclusione di un paese dal programma dei Giochi si rinviene innanzitutto nell'ideale Olimpico che vede le azioni politiche su un piano distante da quello dello sport internazionale. Tuttavia, nonostante fosse stato ampiamente criticato, in parte giustificato dalla carta bianca lasciata dalla Carta Olimpica, il boicottaggio inteso nel senso di strumento utilizzato per combattere la politica di apartheid che limitava il diritto di partecipare ai Giochi agli atleti sudafricani bianchi, fu accettato e ritenuto non in contrasto con la Carta Olimpica. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le istituzioni di Diritto Internazionale inerenti all'organizzazione dei Giochi Olimpici

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Informazioni tesi

  Autore: Gaia Carosi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Cassino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Servizi Giuridici per le Organizzazioni Pubbliche e dello Sport
  Relatore: Giancarlo Scalese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

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