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La sinestesia: una prima indagine con i neonati

Correnti Teoriche sulla Percezione Sensoriale alla Nascita

Ogni giorno, il nostro mondo percettivo è caratterizzato da simultanee informazioni multimodali (Gibson, 1966; Lewkowicz, 2000; Stein & Meredith, 1993). Ciò è molto vantaggioso poiché input multisensoriali coerenti tra loro forniscono informazioni ridondanti che aumentano la salienza dello stimolo e migliorano la detezione, la discriminazione e l’apprendimento (Bahrick, Lickliter, & Flom, 2004; Ernst & Bu ̈ lthoff, 2004; Lewkowicz & Kraebel, 2004; Partan & Marler, 1999; Rowe, 1999; Stein & Meredith, 1993; Sumby & Pollack, 1954; Summerfield, 1979).

Si può trarre, però, beneficio da questa ridondanza solo qualora le diverse informazioni presentate in diverse modalità siano in grado di essere percepite come appartenenti allo stesso oggetto o evento (Lewkowicz, Leo & Simion, 2010).
A tal proposito, uno degli interrogativi che pervade la psicologia dello sviluppo riguarda come il sistema umano, fin dalla nascita, integri le informazioni provenienti da diverse modalità sensoriali.
Storicamente, esistono due posizioni teoriche opposte sulle origini dello sviluppo della percezione cross-modale (Lewkowicz, 2000).

La prima, conosciuta come la Teoria della Differenziazione sostenuta da E. Gibson (1969), Werner (1973) e Bower (1974), sostiene che i differenti sistemi sensoriali sono uniti alla nascita e che con lo sviluppo diventano gradualmente differenziati l’uno dall’altro. Una visione radicale di questa teoria è che i neonati siano sinestetici e quindi che i sensi siano completamente uniti alla nascita (Maurer, 1993; Werner, 1973).

La teoria opposta, sostenuta da Piaget (1952), Birch (1963) e Lefford (1967), sostiene che i sistemi sensoriali sono separati alla nascita e che con il tempo gradualmente diventano sempre più uniti man mano che partecipano insieme in azioni coordinate.
E. Gibson (1969; 1982; 1984) propone che gli infanti sono sensibili e responsivi alla struttura amodale già dalla nascita e che con il progredire dello sviluppo, attraverso i processi di differenziazione percettiva, diventano sempre più in grado di cogliere invarianti amodali sempre più complesse.

In accordo con questo principio di specificità-in-aumento, inizialmente durante lo sviluppo gli infanti sono sensibili a relazioni amodali invarianti e, come lo sviluppo progredisce, diventano più sensibili ai più fini, intrinseci aspetti della struttura amodale.
In accordo con questa ipotesi, Lewkowicz in seguito ai suoi studi sulla percezione delle relazioni audio-visive (2000; 1980) è giunto alla conclusione che queste relazioni emergono precocemente durante l’infanzia – già dalle 3 settimane di vita – ma inizialmente i bambini sono capaci solo di percepire le relazioni audio-visive di basso livello, come l’intensità e la sincronia.

Il fatto che i bambini siano in grado di percepire questi due tipi di relazioni intersensoriali è spiegabile dal fatto che, nel caso dell’intensità, gli infanti a sole 3 settimane, partecipanti alla ricerca, dovevano rilevare l’equivalenza di energia tra le modalità (1980); nel caso della sincronia temporale, bambini di due mesi dovevano percepire la sincronia iniziale e finale di stimoli presentati in modalità visiva e uditiva (2000). Queste relativamente semplici relazioni audio-visive (intensità e sincronia) forniscono al bambino le informazioni relazionali di base, che lo rendono capace di scoprire la natura coerente del suo mondo multisensoriale (Lewkowicz et al., 2010). Attraverso il continuo processo di apprendimento percettivo e differenziazione, i bambini diventano in grado di percepire le relazioni audio-visive di più alto livello (Lewkowicz 2000, 2002; Walker-Andrews, 1997).

Ad esempio, sebbene sia stato dimostrato che i neonati siano in grado di percepire la congruenza tra i movimenti facciali e le parole pronunciate (Aldridge, Braga, Walton, & Bower, 1999; Kuhl & Meltzoff, 1982; Patterson & Werker, 1999, 2003; Sai, 2005), solo bambini più grandi (dai 6 mesi in su) sono in grado di associare la voce che pronuncia le parole al genere, anche in assenza di sincronia temporale (Patterson & Werker, 2002; Walker-Andrews, Bahrick, Raglioni, & Diaz, 1991; Walker-Andrews & Gibson, 1986).
Lewkowicz inoltre partendo dalla teoria di Gibson (1969), secondo cui gli esseri umani sono predisposti a cogliere le strutture intermodali presenti nel mondo fin dalla nascita, afferma che Gibson non ha mai considerato che la predisposizione intersensoriale alla nascita potrebbe essere così generalizzata da permettere ai neonati di percepire i volti e le voci degli altri primati allo stesso modo di quelli umani (Lewkowicz et. al, 2010).

I risultati dell’esperimento (Lewkowicz, Leo & Simion, 2010) hanno dimostrato per la prima volta che i neonati sono in grado di percepire accoppiamenti audio-visivi di specie diverse da quella umana. Ciò sembra sostenere il fatto che il sistema percettivo dei neonati sia vincolo generale (broadly tuned) tanto che i neonati non solo sono sensibili alle relazioni multisensoriali della propria specie, ma ugualmente lo sono a quelle degli altri primati (Lewkowicz et al., 2010).

Un’altra ipotesi molto recente, anch’essa costruita sulla base delle storiche teorie di Gibson e Piaget, è l’Ipotesi della Ridondanza Intersensoriale (Bahrick, 2010; Bahrick & Lickliter, 2000, 2003, 2012), un modello sullo sviluppo della precoce selettività attenzionale. Questo modello descrive come la ridondanza delle informazioni tra i sensi organizza precocemente l’attenzione agli aspetti salienti dell’ambiente e fornisce le basi per lo sviluppo percettivo. In accordo con quest’ipotesi, le informazioni presentate in ridondanza e sincronizzate temporalmente tra due o più sensi (ad esempio, informazioni amodali quali il ritmo, la sintonia e la prosodia del linguaggio parlato) sono altamente salienti, in quanto utilizzano l’attenzione selettiva e facilitano l’apprendimento percettivo delle proprietà amodali, alle spese delle meno salienti proprietà modalità-specifiche (Bahrick, 2010; Bahrick & Lickliter, 2000, 2003, 2012; Bahrick, Lickliter, & Flom, 2004). Questa ipotesi si basa sul fatto che i risultati di un’ampia ricerca hanno dimostrato che i bambini sono esperti nel percepire la ridondanza intersensoriale e che la salienza dell’informazione ridondante guida la precoce selettività attenzionale sia nei bambini che nei cuccioli di altre specie (Bahrick, Flom, & Lickliter, 2002; Bahrick & Lickliter, 2000, 2003; Lewkowicz, 2004; Lickliter, Bahrick, & Honeycutt, 2002, 2004; Lickliter, Bahrick, & Markham, 2006).

Quello dell’elaborazione delle informazioni provenienti da sensi diversi rappresenta un ampio campo di ricerca, ancora tutt’oggi in auge. Per citare altre importanti evidenze, Streri e Gentaz (2003) hanno dimostrato che i neonati sono in grado di trasferire l’informazione di una forma (prisma o cilindro) dalla mano destra agli occhi.

Il riconoscimento cross-modale di forme alla nascita può costituire un prerequisito percettivo per lo sviluppo dell’apprendimento nell’infanzia. Sono di certo necessarie ulteriori ricerche per indagare il trasferimento cross-modale nelle altre modalità sensoriali.
Ad esempio, Streri, Coulon e Guellai (2013) sono impegnate a studiare il riconoscimento visivo di volti alla nascita, quando il volto è presentato in modalità audio-visiva. I risultati delle loro ricerche mostrano che il contatto visivo diretto e la voce sono due caratteristiche fondamentali nel riconoscimento dell’identità di una persona non familiare. Inoltre i neonati sono capaci di imitare un modello (quale, ad esempio, aprire la bocca) più velocemente se associato alla pronuncia di una vocale (es. /a/).

Infine sono sensibili a un discorso naturale comparato a un discorso filtrato. Questi risultati mostrano che fin dalla nascita i bambini sono predisposti a percepire stimoli in modalità multisensoriale e queste predisposizioni portano a un’innata capacità di interazione sociale fin dai primi giorni di vita.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La sinestesia: una prima indagine con i neonati

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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Parente
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione
  Relatore: Francesca Simion
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

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