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La telecronaca calcistica italiana: modelli, caratteristiche e stili tra passato, presente e futuro

Il commento tecnico e il bordocampista

La seconda voce rappresenta il più prezioso collaboratore del telecronista. Si tratta, in genere, di un ex calciatore o allenatore; pochi sono i casi del “doppio giornalista”, prassi maggiormente diffusa in radio o in altri sport. La funzione del commentatore è aiutare il telespettatore a comprendere cosa stia accadendo in campo, oltre a valutare e interpretare le situazioni di gioco, già da lui precedentemente vissute dal vivo.
Mentre il telecronista è obbligato a seguire attentamente l’andamento del gioco, la seconda voce è maggiormente slegata dalle esigenze della diretta: deve spiegare il gesto tecnico, chiarire perché il centravanti abbia fallito una facile occasione, selezionare le situazioni tattiche più interessanti della partita e interpretare nel migliore dei modi il replay di un’azione.

Il linguaggio usato dal commentatore deve essere accessibile a tutti: il tono deve essere colloquiale e discorsivo, non da addetto ai lavori. Scopo principale è infatti poter essere compreso dalla totalità degli spettatori. Occorrono spirito di osservazione, passione, esperienza, rapidità nell’individuare e comprendere i cambiamenti che si verificano durante una gara. Il resto lo fa l’intesa con il telecronista, che può essere istintiva o preparata.
È bene incontrarsi, tra commentatore e cronista, allo stadio alcune ore prima dell'inizio del match e studiare insieme le tre fasi che caratterizzano un evento in diretta: il prima, il durante e il dopo. Bisogna inoltre occupare gli spazi tra il gioco e il non gioco (in primis pre-partita, intervallo e post-partita) per non tediare la gente a casa.

È anche molto importante non intralciare le voci: quando parla l’uno, l’altro non deve sovrapporsi, al fine di non confondere o infastidire il telespettatore.
La seconda voce non deve ripetere concetti già espressi dal telecronista; non deve essere prolissa né banale o troppo diplomatica. Deve essere invece critica verso un calciatore o un allenatore, facendo di volta in volta delle considerazioni adeguate ed evitando di essere troppo coinvolta.

Diverse sono le coppie, costituite da cronista e voce tecnica, formatesi e rafforzatesi nel corso del tempo. Sandro Piccinini e Aldo Serena (Mediaset) stanno insieme da oramai 20 anni: prima solo per la tv in chiaro, poi anche per la pay tv Mediaset Premium. I due hanno da subito avuto una grande intesa, non solo professionale ma anche personale. 40 minuti prima dell’inizio della gara sono soliti fare prove di telecronaca, utili a scaldare la voce e sciogliere la lingua, oltre a chiarire le idee.
Pierluigi Pardo, sempre di Mediaset, non ha un compagno di viaggio fisso, ma alterna Aldo Serena, Sebino Nela e Roberto Cravero. Serena, come sostenuto dallo stesso giornalista, ha ottimi tempi televisivi e senso dell’entrata; Nela tende a sottolineare il gesto del singolo calciatore, mentre Cravero ama offrire una visione più da allenatore, prediligendo la tecnica e la tattica delle squadre.

Fabio Caressa, voce principe di Sky, forma da anni coppia fissa con Giuseppe Bergomi, anche quest’ultimo avente tempi di entrata impeccabili. Maurizio Compagnoni, anch’egli di Sky, faceva fino allo scorso anno tandem solamente con Antonio Di Gennaro; ora si alterna tra lo stesso Di Gennaro, Giuseppe Bergomi e Gianluca Marchegiani. Di Gennaro tende a commentare la partita con spirito critico, mentre Marchegiani risulta essere maggiormente descrittivo.
Per la RAI invece Stefano Bizzotto, fino agli ultimi Mondiali prima voce delle partite della Nazionale, era affiancato da Giuseppe Dossena. Attualmente ricopre il ruolo di seconda voce accanto ad Alberto Rimedio.

Spesso i commentatori tecnici non vengono, però, apprezzati dai tifosi, i quali li accusano di essere troppo “di parte”. Vengono ritenute maggiormente efficaci, pertanto, le telecronache condotte da due giornalisti che conoscano alla perfezione lo sport che si trovano a raccontare, come nel caso della RAI, che utilizza questa formula.

C’è anche chi, come il giornalista, docente e critico televisivo Aldo Grasso, sostiene debba essere ripensato il ruolo del commento tecnico, reo a detta sua di essere ancora troppo ancorato agli schemi radiofonici. Per affermare ciò, egli ha monitorato la telecronaca della coppia di Sky Sport Massimo Marianella e Giuseppe Bergomi, relativa alla partita di Champions League Bayern Monaco-Real Madrid (giocata il 29 aprile 2014 e valida per l’accesso alla finale della competizione europea), terminata 0-4 per gli spagnoli. Secondo Grasso, nella telecronaca è emersa una buona competenza espositiva dei due, ma il modello di racconto a cui si sono attenuti è stato sbagliato: il “possesso parola” della coppia è durato 90 minuti circa su 94 totali, giusto il tempo per prendere fiato. La maggior parte delle loro parole è servita a fare “densità” e spiegare quello che lo spettatore vedeva, dimenticando che questo ruolo veniva già svolto dalle telecamere, e non lasciando spazio ai rumori e suoni dello stadio. Non c’è dunque, a detta di Grasso, una perfetta armonizzazione tra il racconto di telecronista e seconda voce e la regia: occorre ricreare il ritmo e l’emozione della visione.

Interessante è anche un recente esperimento francese: dall’agosto 2012 l’emittente televisiva belN Sport ha sostituito il commentatore tecnico con i tweet dei telespettatori, che vengono “pescati” dal noto social network e proposti in tempo reale sullo schermo. La piattaforma che consente questa singolare sperimentazione è chiamata #Purelive ed è stata sviluppata dall’azienda informatica francese Vigiglobe. Il canale televisivo offre sia la classica telecronaca del match, sia la versione alternativa. Da precisare che, dietro le quinte, lavorano giornalisti impegnati a selezionare i tweet da mandare in diretta: sono dunque i telespettatori a poter raccontare la partita.

Oltre alle figure del telecronista e del commentatore tecnico, nel racconto di una partita di calcio emerge una terza: il bordocampista. Si tratta di un’innovazione che comunemente si attribuisce alla tv, ma è in realtà un’invenzione della radio: fu un’idea di Guglielmo Moretti, che negli anni ‘60 e ’70, per le partite della Nazionale, volle sperimentare per Radio RAI una radiocronaca a quattro voci: Enrico Ameri alla cronaca, Sandro Ciotti al commento, Alfredo Provenzali e Claudio Ferretti a bordocampo. Non vicino alle panchine però, a “spiare” gli allenatori, ma dietro le porte, per vedere più da vicino le azioni salienti e gli episodi più controversi.

Dalla radio quindi, prende spunto anche l’idea della moviola in campo, da diversi anni argomento di discussione nel mondo calcio.
Il bordocampista è il giornalista che segue la partita da bordo campo, vicino alle panchine. Solitamente ce ne sono due (modello Sky Sport), ma può anche lavorare da solo (stile RAI). Non ha un compito semplice: è chiamato a raccontare espressioni, stati d’animo dei protagonisti, istruzioni degli allenatori, senza però fare la figura della “spia”. Deve trasmettere il livello di emozionalità del match e il grado di tensione che lo caratterizza, senza tuttavia sconfinare nel sensazionalismo o nella retorica.

Il bordocampista è solito anche fare le interviste. Nel post-partita egli raccoglie le dichiarazioni “a caldo” di allenatori e calciatori: le domande del dopogara, relative ai momenti più interessanti dell’incontro, durano in genere non più di un minuto: è bene, infatti, non urtare la suscettibilità dei protagonisti, ancora sotto stress.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La telecronaca calcistica italiana: modelli, caratteristiche e stili tra passato, presente e futuro

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Zucca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Comunicazione Pubblica e Politica
  Relatore: Cristopher Cepernich
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 312

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