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La prova nel processo tributario

Motivazione e prova: dall'accertamento al processo

L'accertamento tributario è il complesso delle attività e degli atti della Pubblica Amministrazione volti ad assicurare l'attuazione delle norme impositive. Tale attività si manifesta attraverso il potere di rettificare le dichiarazioni o di effettuare accertamenti d’ufficio ed anche attraverso attività di controllo come l’esecuzione di accessi ed ispezioni, invio di questionari, richiesta di dati e notizie e di tutte le informazioni che consentono di controllare il comportamento del contribuente rispetto ai suoi obblighi tributari. L'attività di accertamento ha carattere eventuale, essendo prevista nel nostro sistema la dichiarazione dei redditi e l'autoliquidazione dei tributi da parte del contribuente stesso. Suddetto procedimento amministrativo sfocia in un provvedimento denominato avviso di accertamento.

Per gli atti di accertamento deve essere considerata la applicabilità della Legge n. 241 del 1990 che ha sancito l’obbligo di motivazione dei provvedimenti amministrativi, compresi gli atti dell’Amministrazione Finanziaria facendo specifico riferimento «ai presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione» anche in relazione alle risultanze dell’istruttoria. L'obbligo di motivazione degli atti di accertamento tributario, peraltro, era già contenuto nell'art. 42 del D.P.R. n. 600 del 1973. È stato, tuttavia, ulteriormente ribadito dall’art. 7 della Legge n. 212 del 2000, cioè dallo Statuto dei diritti del contribuente il quale impone al Fisco che, affinché sia valido e legittimo, l’avviso debba essere motivato nelle ragioni giuridiche e nei presupposti di fatto che lo hanno determinato. Nel diritto amministrativo, la motivazione indica la "ragione" (motivus) di un certo argomento o di una determinata conclusione. Sul piano giuridico, l'obbligo di esporre tale ragione è sancito a livello costituzionale (art. 111, c.1, Cost.) per tutti i provvedimenti giurisdizionali.

L'espressione "presupposti di fatto" indica i fatti, gli atti, gli elementi, le circostanze che, in quanto preesistenti all'esternazione della volontà amministrativa, sono stati oggetto di valutazione o comparazione. Il termine "ragioni giuridiche" indica invece le argomentazioni in punto di diritto, a fondamento dell'atto. L’attività d’accertamento è, dunque, delineata alla ricerca e alla valutazione di quei fatti che sono il presupposto per applicare una precisa norma. Questi fatti devono, però, essere veritieri ed è richiesta alcune volte la “prova” della sussistenza degli stessi.

Per le imposte dirette e l’IVA l’esercizio dell’attività di accertamento necessita della “specificità dei presupposti” ossia della rilevazione di elementi indicativi d’irregolarità nell’operato dei contribuenti. Nondimeno, il fatto che l’Amministrazione Finanziaria debba individuare ex ante la motivazione dell’atto, non significa che l’atto debba contenere le prove; poiché la prova della richiesta deve essere fornita in giudizio. In ambito processuale l’ente impositore produrrà gli elementi probatori richiamati nell’atto impositivo ed, anche, quelli nuovi ritenuti necessari in ragione delle eccezioni impeditive, modificative o estintive che il contribuente abbia sollevato nel ricorso. Da parte sua, il contribuente, nella sua attività difensiva, è legittimato a riversare nel processo il materiale probatorio di cui dispone.

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La prova nel processo tributario

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Barreca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Diritto
  Relatore: Patrizia Accordino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

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