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La questione di Cipro: la mediazione delle Nazioni Unite e il ruolo dell'Unione Europea

L'avvicinamento e l'adesione di Cipro all'UE

Cipro ha presentato formalmente la sua domanda di adesione all'Unione europea nel 1990, considerando tale passo come un'evoluzione della precedente associazione. Il governo cipriota, in particolare, considerava le autorità comunitarie come un alleato prezioso nella questione della divisione nazionale.

Il 26 giugno 1990 il Consiglio europeo di Dublino ha sottolineato la sua preoccupazione circa «la situazione cipriota», riaffermando le sue precedenti dichiarazioni e il suo supporto «per l'unità, l'indipendenza, la sovranità e l'integrità territoriale di Cipro conformemente alle risoluzioni delle Nazioni Unite». Sottolineando come il problema di Cipro influenzasse le relazioni tra la Comunità e la Turchia, la comunicazione ha evidenziato «la necessità per la tempestiva eliminazione degli ostacoli che impediscono il proseguimento di efficaci negoziati sulle basi della missione di buoni uffici del Segretario Generale, come riaffermato attraverso la risoluzione 649/90 del Consiglio di Sicurezza». Ciò significava che, dal momento che l'Unione aveva una chiara responsabilità verso Cipro e si prestava a supportare gli sforzi delle Nazioni Unite, non avrebbe intrapreso alcuna iniziativa separata non in linea con quella delle Nazioni Unite.

Infatti, il presidente della Consiglio dei Ministri della Comunità, Hans Van Den Broek, alla fine del 1993, ha confermato la posizione della Comunità, sottolineando come essa intendesse «non giocare un ruolo diretto o attivo su Cipro ma solo supportare gli sforzi delle Nazioni Unite».

La decisione della Commissione del 1993 ha riguardato fondamentalmente tre are: l'eleggibilità di Cipro come paese candidato all'accesso, la capacità di Cipro di adottare l'acquis comunitario e il problema politico e le relative complicazioni per l'accesso. Il parere della Commissione ha anche respinto le obiezioni dei turco-ciprioti sulla legalità della richiesta presentata dal governo della Repubblica di Cipro.

È utile ricordare come, in occasione del Consiglio europeo di Copenaghen (21-22 giugno 1993), accanto alla riaffermazione dei requisiti “politici” per l'adesione, ne sono stati aggiunti altri a carattere economico-giuridico, in modo da rendere esplicite le condizioni necessarie per la piena partecipazione all'Unione di economie all'epoca, e ancora oggi sotto molti aspetti, in transizione. È stato dunque indicato in quell'occasione che la partecipazione all'Unione richiede quattro specifiche condizioni.

La prima è la “condizione politica”, vale a dire avere ottenuto una sostanziale stabilità delle istituzioni democratiche fondate sul primato del diritto, il rispetto dei diritti umani e la tutela delle minoranze. I paesi candidati all'adesione devono non solo sottoscrivere formalmente i principi democratici, ma anche metterli in pratica. Devono inoltre garantire la stabilità e il corretto funzionamento delle varie istituzioni (magistratura, polizia e amministrazioni periferiche) necessarie al sistema democratico. Il rispetto dell'identità delle minoranze e lo sviluppo di azioni atte a impedirne la marginalizzazione sociale è un'altra condizione di stabilità democratica tanto più necessaria in un'area d'Europa in cui gruppi consistenti si trovano al di fuori dei “confini nazionali” o sono per definizione popoli senza patria. Si tratta nel loro complesso dei cosiddetti criteri politici.

Un secondo ambito dell'acquis comunitario riguarda la condizione economica. Lo Stato candidato, cioè, deve avere un'economia di mercato funzionante in grado di far fronte alle pressioni del mercato interno comunitario. Questa necessità (criterio economico) richiede che l'equilibrio della domanda e dell'offerta sia il frutto del libero gioco concorrenziale, l'assenza di barriere all'entrata e all'uscita, un sistema legale che disciplini in modo puntuale i diritti di proprietà e un sistema finanziario moderno. Infine l'acquis comunitario presuppone il rispetto della condizione giuridica, consistente nel far fronte agli obblighi connessi all'adesione e alla realizzazione dell'unione politica, economica e monetaria. I paesi candidati devono, inoltre, dare il loro contributo all'attuazione della politica estera e di sicurezza comune.

A partire dal Vertice di Helsinki del 1999, l'Unione europea ha deciso di procedere sul doppio binario: favorire la riunificazione, accettando eventualmente l'ingresso di una sola parte dell'isola. I Quindici hanno infatti deciso che la riunificazione dell'isola non avrebbe costituito «una condizione preliminare» per l'ingresso di Cipro, anche se, come si legge nel comunicato finale, «una soluzione politica» avrebbe facilitato l'adesione».

I negoziati per l'ingresso di Cipro nella Unione europea sono iniziati nel 2000 e nel vertice europeo di Copenaghen del dicembre 2002 si è deciso che, con o senza la sua componente turca, Cipro sarebbe comunque entrata a fare parte dell'Unione. I leader delle due parti dell'isola avrebbero dovuto apporre la firma che accettava il “piano Annan”, entro il 16 aprile 2003: ciò avrebbe significato la riunificazione dell'isola.

Nonostante il fallimento del referendum relativo al Piano, il primo maggio 2004 la Repubblica di Cipro, insieme ad altri nove Stati dell'Europa centrale, orientale e meridionale, è entrata a far parte dell'Unione europea. L'evento ha riguardato però di fatto solo una parte dell'isola, quella che costituisce la Repubblica di Cipro internazionalmente riconosciuta, e che corrisponde alla parte sud o greca. [...]

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La questione di Cipro: la mediazione delle Nazioni Unite e il ruolo dell'Unione Europea

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Informazioni tesi

  Autore: Giuliano Serafini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Istituzioni Europee
  Relatore: Alessandra Lang
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

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