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Anoressia: dall'immagine corporea all'eterodirezione

Eterodirezione

Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione avvenuto in Occidente a partire dagli anni cinquanta ha permesso lo sviluppo di una nuova modalità di costruzione del senso di sé.
In un suo famosissimo libro “La folla solitaria”, del 1950, Riesman ha messo in risalto la mancanza di autonomia dell’individuo nella società altamente industrializzata e burocratizzata ed ha individuato nell’eterodirezione il tratto caratteristico di queste persone.
Riesman afferma che nella storia dell’umanità si sono succedute tre fasi, caratterizzate, ognuna, da diversi tipi di personalità in esse prevalenti.

Nelle società tradizionali, il passato, il potere della tradizione, domina incontrastato sugli individui; successivamente si ha una fase in cui predomina la personalità autodiretta, l’individualismo, una personalità in grado di adattarsi a situazioni nuove che offrono a ognuno una certa possibilità di scelta. Nelle moderne società, le mete che l’individuo vuole raggiungere sono in realtà indicate dagli altri, quelli che conosce e quelli con cui ha relazioni indirette attraverso gli amici e i mezzi di comunicazione di massa, e l’individualismo viene meno. I fini verso i quali la persona eterodiretta tende cambiano con il cambiare delle indicazioni della guida. La "personalità eterodiretta" secondo Riesman è guidata da altri, commisura cioè su se stessa quell’altro che percepisce come "simile a sé", lotta per eguagliarlo, per essere sempre più simile ed indifferenziato. Non più competizione individuale, dunque, ma, se mai, competizione per l’uniformità, l’eguaglianza dei simboli di status, dei modelli di comportamento, soprattutto in rapporto al consumo e alla vita privata.

Nel tipo di personalità autodiretta c’è non solo maggiore autenticità, ma anche maggior sicurezza, stabilità di carattere, fermezza di propositi, che derivano dall’obbedienza dell’individuo al "proprio pilota interno". La persona eterodiretta è invece ansiosa, sempre pronta a captare i più diversi segnali e a reagire in modo uniforme. L’eterodirezione, in sostanza, è una tecnica di conformismo, così come lo era la "guida" della tradizione. In linea con il concetto di eterodirezione, il filosofo del Novecento P. Ricoeur ha pubblicato un libro dal titolo “Sé come un altro” (1993), in cui propone di pensare all’alterità come “costitutiva dell’ipseità stessa”.

Ricoeur differenzia due tipi di identità: il medesimo come medesimezza, e l’ipse come ipseità. L’identità come medesimo riguarda un aspetto immodificabile del soggetto che potremmo definire “carattere” e che Ricoeur ancor meglio designa con l’espressione “involontario assoluto”; invece l’ipseità riguarda la molteplicità del sé capace di cambiare in base ai contesti a cui partecipa. L’invariante della ipseità è la promessa: la persona promette di mantenere la parola data “ad onta delle alternanze del cuore”.

Essendo esse due dimensioni del Sé, non ci sono identità che si costruiscono solo sul versante della medesimezza o solo su quello dll’ipseità, ma può esserci uno sbilanciamento verso l’una o l’altra dimensione che caratterizzerà in maniera diversa l’identità del soggetto. In “Sé come un altro” Ricoeur sottolinea che l’identità-ipse mette in gioco la dialettica del sé e dell’altro da sé: il sé si accoppia all’alterità, un’alterità che lo costituisce, lo informa e lo struttura a livello ontologico. Ciò significa che la comprensione di sé include già, da sempre, l'altro nel proprio orizzonte e lo riconosce come fondamentale, nel senso di fondante, per la propria stessa esistenza. Già il titolo indica che “l’ipseità del se stesso implica l’alterità ad un grado così intimo che l’una non si lascia pensare senza l’altra”. Si parla qui di coincidenza di alterità ed ipseità in quel sé che si scopre come un altro.

E’ possibile, quindi, individuare una nuova modalità di costituzione dell’identità personale che parte dalla sintonizzazione sull’altro. L’eterodirezione è caratterizzata da un’identità centrata sull’alterità, dalla contemporaneità dell’essere dell’Altro e del sentire dell’eterodiretto (Arciero, comunicazioni orali). Ciò significa che l’eterodiretto ha bisogno che l’Altro lo attivi continuamente: in assenza di uno stimolo esterno, non si sente più ed esperisce il vuoto.

Il fatto che l’Altro abbia un ruolo fondante per l’eterodiretto crea un problema per il mantenimento della sua identità: per non essere annullato dall’Altro, questi deve prevedere che ci sia qualcosa che rimane sottratto alla conoscenza dell’Altro. La definizione di sé, quindi, corrisponde ad una giusta distanza dall’Altro. In sintesi, il problema degli eterodiretti è come mantenere una stabilità personale dal momento che l’identità si centra continuamente sull’Altro: questo senso di “dipendenza ontologica” crea ansia e inquietudine, e se da un lato c’è l’incubo della solitudine e del vuoto, dall’altro c’è il rischio dell’annullamento per l’eccessiva presenza dell’Altro.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Anoressia: dall'immagine corporea all'eterodirezione

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Informazioni tesi

  Autore: Gilda Romano
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia cognitiva post-razionalista
Anno: 2008
Docente/Relatore: Giampiero Arciero
Istituito da: IPRA - Istituto di Psicologia e Psicoterapia Cognitiva Post-Razionalista
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

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