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La riforma Madia della dirigenza nella pubblica amministrazione

La disciplina che regola il collocamento in aspettativa dei dirigenti rimasti senza incarico

L’ultima fattispecie da considerare attiene alla disciplina dei dirigenti rimasti privo d’incarico. Tra le critiche più rilevanti, infatti, vi è quella del mancato diritto all’incarico, attualmente previsto dai CCNL, a tutela non tanto del dirigente in sé, quanto delle prerogative di continuità e buon andamento delle amministrazioni. A questo proposito giova ricordare che la stessa Corte Costituzionale ha precisato che il diritto all’incarico non è tanto un obbligo da prevedersi espressamente quanto un diritto che, come tale, può essere garantito per il tramite di adeguate procedure di ricollocamento.

Il legislatore si è, così, mosso in due direzioni principali. Il nuovo articolo 23-ter prevede per il dirigente privo di incarico l’obbligo di partecipare ad almeno cinque procedure di interpello all’anno per i posti disponibili e stante i requisiti richiesti. Così facendo si configura una situazione diversa da quella attuale che, in caso di mancato rinnovo di incarico e in assenza di valutazione negativa, prevede che sia l’amministrazione stessa a dover prospettare al dirigente i posti che si rendono disponibili eventualmente anche collocando il dirigente in posizioni inferiori rispetto alla propria qualifica.

In questo caso, invece, il dirigente potrà rimanere senza incarico (anche in caso di valutazione positiva) ma avrà l’obbligo di partecipare agli interpelli, incentivato anche dal fatto che una volta entrato in disponibilità riceverà solo il trattamento economico fondamentale decurtato di un terzo al decorrere dell’anno successivo. Una misura che trova la sua ragion d’essere sia come incentivo al ricollocamento sia a garanzia delle amministrazioni stesse che potrebbero confermare gli incarichi solo per non sobbarcarsi i relativi costi di mantenimento. Inoltre, qualora decorso un anno in disponibilità il dirigente non fosse riuscito ad ottenere un nuovo incarico, il decreto prevede che sia spettanza dell’ amministrazione provvedere a ricollocare il dirigente, tenuto conto delle competenze e delle esigenze dello stesso, derogando, in questo caso, anche alle procedura ad avviso pubblico.

L’ipotesi di licenziabilità scatta solo laddove questi dovesse rifiutare l’incarico proposto fermo restando, comunque la possibilità di demansionamento. In ordine agli obblighi dei dirigenti in disponibilità, inoltre, le amministrazioni richiedono la completa disponibilità del dirigente in attività di supporto, studio e ricerca, chiaramente senza oneri aggiuntivi per l’amministrazione. Anche in questo caso, la ratio sottesa al decreto, lungi dal voler marginalizzare il dirigente, è proprio quella di mantenerlo attivo all’interno del sistema incentivandone formazione ed esperienze necessarie a un più celere reinserimento. Più severo, per ovvie ragioni, il caso del dirigente rimasto senza incarico a seguito di valutazione negativa per il quale, invece, l’ipotesi di licenziamento scatta trascorso un anno dal collocamento in disponibilità.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La riforma Madia della dirigenza nella pubblica amministrazione

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Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Giovani
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Massimo Morisi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

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Parole chiave

governo
dirigenza
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amministrazione pubblica
politiche pubbliche
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riforma madia
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stampa e media
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