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Lobi frontali: anatomia, funzioni e sviluppo

Sviluppo dei lobi frontali: l’adolescenza

Il sistema frontale è la parte del cervello che matura più tardi (Huttenlocher, 1997). Infatti per lo sviluppo di questa area cerebrale bisogna aspettare l’adolescenza. L’adolescenza, almeno nella società occidentale, è un periodo che si può identificare pressappoco tra la prima e la seconda decade di vita. E’ un periodo considerato critico anche dagli stessi psicoanalisti. Infatti in questo periodo c’è bisogno di distogliere l’investimento libidico che era indirizzato ai genitori fino a quel momento per orientarlo verso i pari. Per permettere ciò, si verifica un distacco dai genitori che spesso si manifesta anche con comportamenti di ripudio, di ribellione.

L’adolescenza è quindi il periodo in cui si ritira l’attenzione dai propri genitori, per orientarla alle relazioni tra pari (Luciana, 2013). L’adolescenza è stata definita da molti un periodo critico infatti è proprio in questi anni che si verifica l’aumento del comportamento rischioso come lasciarsi andare in esperienze sessuali non protette (Hamilton, Martin & Ventura, 2010) oppure si è più a rischio rispetto al disturbo clinico di dipendenza da sostanze (Grant & Dawson, 1997). Ciò si verifica perché non si è in grado di prevedere le possibili conseguenze delle proprie azioni. Una capacità attribuita prettamente al sistema frontale, che in questo periodo è ancora in fieri. Ma l’adolescenza non comporta rischi solo di questo tipo. In questo periodo della vita si è più a rischio rispetto a psicopatologie come il disturbo unipolare depressivo, la schizofrenia oltre che ai già citati disturbi da sostanze (Paus, Kashavan & Giedd, 2008; Walker, 2002). Tutto questo supporta l’idea di Hall (1904) circa la definizione dell’adolescenza come un periodo di ‘storm e stress’, di tempesta e di stress.

Le terapie psicologiche non possono essere consigliabili se non quando la personalità si è già strutturata, quindi dopo il periodo dell’adolescenza. Si possono verificare anche casi in cui il disturbo patologico si manifesta prima dell’adolescenza. In questo caso è consigliabile una terapia proprio in questo periodo perché la persona è più plastica quindi il cambiamento si radicherà più facilmente. E’ stato citato precedentemente (Kolb et al., 2012) che lo sviluppo di ogni area cerebrale segue prima una over produzione di sinapsi che non serviranno nello sviluppo normale, successivamente queste verranno eliminate, lasciando solo quelle che serviranno in linea con la concezione di economia cognitiva.

Durante l’adolescenza si verifica la fase di eliminazione sinaptica nella corteccia prefrontale (Selemon, 2013). Il caso è curioso. Nel sistema frontale si verifica anche un bilancio tra le sinapsi eccitatorie e le sinapsi inibitorie. In particolare, dato che la corteccia frontale è particolarmente implicata nella funzione del controllo inibitorio, le sinapsi eccitatorie lasciano lo spazio alle sinapsi inibitorie (Rakic, 1986). Deve verificarsi comunque il giusto compromesso tra l’eliminazione della sinapsi eccitatorie e il risparmio delle sinapsi inibitorie. Ci sono infatti casi in cui uno sfoltimento troppo ingente di sinapsi sfociano in uno stato di disturbo come il Deficit di Attenzione e di Iperattività (ADHD) (Shaw et al., 2009). Il livello ottimale di sinapsi che rimangono e che vengono eliminate è essenziale per uno sviluppo che sia normale delle funzioni cognitive adulte (Selemon, 2013).

L’eliminazione sinaptica è probabilmente collegato con il declino della materia grigia che si evidenzia negli umani tramite la risonanza magnetica (MRI) (Selemon, 2013). Diamond (2012) ha fornito il suo contributo sulle EF parlando di tre nuclei ma non è la sola che li individua. L’autrice definisce questi, ‘core’, altri autori semplicemente fattori o così via. Il controllo inibitorio, per esempio, è molto difficile per i bambini. Riprendendo il compito degli stimoli congruenti con il tasto da premere, i bambini mostravano non poche difficoltà per questa categoria di stimoli. Il controllo inibitorio continua a maturare durante tutta l’adolescenza (Luna, 2009; Luna et al., 2004).

I bambini sono sottoposti a studi per ogni età e ogni volta sono più lenti e meno accurati con blocchi di stimoli incongruenti e si presentano accurati con blocchi congruenti (Diamond, 2012). Questo effetto è particolarmente assente negli adulti, che siano sani, che rispondono allo stesso modo sia a blocchi congruenti che a blocchi incongruenti. Paradossalmente, Davidson et al. (2006), illustrano un’evidenza: i bambini tra i 4 e i 9 anni si mostrano meno accurati e veloci nel rispondere al lato opposto dello stimolo presentato ma si mostrano più accurati nel tener a mente un numero maggiore di stimoli. Contrariamente a ciò che avviene negli adulti. Questi sono in grado di inibire i comportamenti impulsivi ma sono meno accurati e più lenti nel tenere in mente un numero molto alto di stimoli. Il controllo inibitorio è predittivo di ciò che avviene durante la vita (Diamond, 2012).

Infatti è stato notato che un bambino che ha sviluppato un buon controllo inibitorio all’incirca verso gli 11 anni, sarà un teenagers più diligente a scuola e vivrà l’adolescenza come un periodo meno critico (Moffit et al., 2012). Il paradigma usato da questo ricercatore per operazionalizzare il controllo inibitorio verso gli 11 anni è la capacità di rispettare il proprio turno, di distrarsi con meno facilità, di essere meno impulsivo. Con il passare del tempo, il cervello ritorna alle origini. Il controllo inibitorio declina con l’età (Hasher & Zacks, 1998; Hasher et al., 1991). Il paradosso evidenziato da Davidson (2006) è confermato quando si parla di sviluppo della WM.

La capacità di tener in mente le cose e di manipolarle è una capacità che si sviluppa molto precocemente. Si parla infatti già di bambino che dai 9 mesi sono in grado di manipolare i contenuto della WM come è stato visto nei compiti di A-nonB (Bell & Cuevas, 2012). Anche la WM declina con l’età (Fiore et al., 2012). Questo declino sembra essere strettamente collegato a ciò che è stato enunciato prima, il declino del controllo inibitorio (Hedden & Park, 2001) che permetterebbe una più facile distrazione, una maggiore sensibilità alle interferenze e quindi non permetterebbe agli stimoli di sedimentarsi nella memoria. Il terzo core della Diamond (2012) è la flessibilità cognitiva. Dove per flessibilità cognitiva intendiamo l’adattarsi dell’individuo alle istruzioni che sono presenti in un compito (Brooks et al., 2003). Questa abilità si sviluppa tra i 4 anni e mezzo e i 5 anni (Diamond, 2012). Il compito di switching si sviluppa durante lo sviluppo infantile e declina durante l’invecchiamento, come qualunque altra funzione cognitiva. (Cepeda et al., 2000)

Questo brano è tratto dalla tesi:

Lobi frontali: anatomia, funzioni e sviluppo

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Informazioni tesi

  Autore: Mariarosaria Cuccaro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"
  Facoltà: Scienze Cognitive, Psicologiche, Pedagogiche e degli Studi Culturali
  Corso: Psicologia
  Relatore: Massimiliano Conson
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

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