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Stato di necessità e obblighi finanziari internazionali: la crisi greca

L'origine della crisi economica greca e le sue cause

All'alba del XXI secolo l'economia greca appariva una delle più floride fra quelle degli Stati europei, il PIL era in costante crescita, arrivando a toccare nel corso 2003 un incremento del 6%. L'entrata della Grecia nell'eurozona nel 2001 sembrava, infatti, aver contribuito ad un ulteriore elemento di crescita economica del paese.

Agli occhi dei creditori stranieri, inoltre, la perfetta salute dell'economia greca sembrava aver trovato un ulteriore conferma nel corso del 2004, infatti in occasione delle olimpiadi, tenutesi nello stesso anno in Grecia, si era potuto osservare ad un ulteriore crescita economica, derivante dagli effetti positivi dell'evento sul settore turistico e della distribuzione, principali fonti di reddito per l'economia greca.

Tutto ciò contribuiva a determinare una situazione di equilibrio nei mercati finanziari, nonostante la crescente entità del debito pubblico, pari a 168 miliardi di euro nel 2004, e nonostante, nello stesso anno, fosse stato ammesso dal governo di Atene che i parametri previsti dal Trattato di Maastricht non erano nella realtà stati rispettati.

I titoli di Stato ellenici continuavano così a ricevere, dalle agenzie di rating internazionali, valutazioni positive (qualificati come "A") invogliando in tal modo gli operatori economici ad acquistare i bonds greci a bassi tassi di interesse.

Titoli, quest'ultimi, immessi sul mercato dal governo per contribuire al finanziamento delle ingenti voci del bilancio pubblico destinate, fra gli altri obiettivi, al mantenimento di un alto livello di welfare state.

La situazione, tuttavia, degenerò nel momento in cui si realizzarono due gravi circostanze, destinate ad innescare una profonda crisi economica all'interno di gran parte dei paesi dell'eurozona.

Da un lato, il crollo dei mercati finanziari dell'autunno del 2008, determinato dall'effetto contagio della crisi, sorta nell'anno precedente nel mercato dei mutui sub-prime statunitense, aveva comportato una contrazione delle entrate fiscali greche, anche a causa della particolare sensibilità, dei principali settori economici e di conseguenza, dell'economia greca alle variazioni economiche di breve periodo.

Dall'altro, la necessità di finanziare le voci del bilancio pubblico aveva spinto il governo ellenico a ricorrere in misura maggiore all'indebitamento, tuttavia il costo delle operazioni di finanziamento era cresciuto in modo esponenziale, non solamente, a causa degli effetti della crisi, che aveva mostrato la debolezza degli istituti finanziari internazionali e la loro incapacità a realizzare i controlli necessari al mantenimento di condizioni ordinate dei mercati, ma anche a causa delle gravi notizie riguardanti lo stato dell'economia greca, che diffondendosi velocemente, fra i principali mezzi di informazione, hanno avuto l'effetto di gettare nel panico gli investitori.

Nel corso del 2009, l'appena insediato primo ministro Papandreou aveva, infatti, annunciato che i dati relativi all'economia greca erano stati ulteriormente truccati negli anni precedenti, dal precedente governo, e che le reali stime, ottenute attraverso un rinnovamento radicale dell'assetto direttivo dell'ΕΛΣΤΑΤ, istituto nazionale di statistiche, mostravano un rapporto fra debito pubblico e PIL pari al 12%, essendo arrivato il debito pubblico ellenico a 262 miliardi di euro (crescendo del 54% in soli 4 anni).

Nell'anno successivo sarebbe poi stato appurato che, nel tentativo di mantenere bassi i rendimenti dei propri bonds sul mercato finanziario, il governo greco avrebbe trasferito alla Goldman Sachs, e ad altri intermediatori finanziari europei, milioni di dollari per mascherare ai mercati la vera entità delle risorse ottenute attraverso il ricorso all'indebitamento.

Il risultato di tali circostanze fu il crollo della fiducia degli investitori, un declassamento, da parte delle agenzie di rating internazionali, del debito pubblico greco (classificato col grado BBB+) e l'innalzamento repentino dei tassi di interesse che gli strumenti di debito greci avrebbero dovuto garantire per poter essere collocati sul mercato.

Il debito pubblico greco, inizialmente destinato all'integrazione delle risorse necessarie per mantenere il c.d. welfare state, divenne quindi il principale strumento di finanziamento del bilancio pubblico, finendo tuttavia per essere utilizzato, in misura sempre maggiore, come l'unico mezzo utilizzabile per pagare gli ulteriori debiti, la cui contrazione risultava necessaria per non entrare in uno stato di default.

L'insostenibilità del debito pubblico apparse, quindi, sempre più evidente nel corso del 2010, periodo nel quale il rapporto Debito/PIL era del 130% (toccando il 145% nelle proiezioni per i successivi mesi) ed ammontando il debito pubblico a 319 miliardi di euro (294 dei quali contratti nei confronti di creditori privati esteri), così da invogliare il governo greco a richiedere il sostegno e l'assistenza del FMI e dell'UE.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Stato di necessità e obblighi finanziari internazionali: la crisi greca

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Arnone
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giuseppe Puma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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