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Trasgressione vs conformismo nei romanzi Insolación e Morriña di Emilia Pardo Bazán

La Critica dell’epoca

Insolación allora non fu compresa da molti critici per la forte difesa della sessualità femminile e ricevette svariate critiche. Pereda considerò inammissibile il comportamento della protagonista poiché una donna non poteva recarsi in luogo pubblico, per giunta pericoloso, con un uomo conosciuto soltanto il giorno prima e ubriacarsi. Secondo i criteri dell’epoca era considerata una leggerezza imperdonabile, un comportamento inaccettabile in una signora di tutto rispetto. Anche Emilio Bobadilla criticò il romanzo affermando che:

una señora, lo que se llama una señora, no una disfrazada de señora -¡hay tantas que a la postre resultan unas tías!- no admite de buenas a primeras, y con ocasión de ir a la iglesia, la invitación de un hombre casi desconocido a una romería donde menudean los navajazos y las borracheras. ¿Qué amor religioso es ese que prefiere la juerga al rezo?

Le critiche più denigranti furono quelle di Clarín, che aveva già espresso la sua avversione per alcune opere della Pardo Bazán; riguardo Insolación affermò che era la meno degna di elogio di tutte quelle precedentemente scritte. La definì un «antipático poema de una jamona atrasada de caricias», un’opera priva di anima, che non faceva riflettere. Affermò che Asís non era nessuno, che Pacheco era un semplice stupidotto di Siviglia e definì insulsa la libertà di pensare di Gabriel Pardo. Disse che non era un’opera pornografica né un’opera artistica ma qualcosa di intermedio e rozzo.

Carmen Bravo Villasante, al contrario, la ritenne un romanzo assolutamente innovativo nel quale la scrittrice si permetteva di scrivere ciò che realmente pensava:

lo que desconcierta al lector de la época es que en Insolación la Pardo Bazán escribe con una sinceridad tremenda, desde su punto de vista de mujer, y lo mismo que Rosalía expresó como poeta lo que sintió como mujer, ahora la Pardo expresa como novelista estos sentimientos femeninos que nadie se hubiera atrevido a manifestar. Así, es nuevo, desusado oír a una dama decir qué hermosas son las piernas masculinas.

Anche in Morriña, il critico più tagliente e incisivo fu Clarín, le cui critiche sono un chiaro esempio di pregiudizi misogini. Alas dedicò al romanzo un primo articolo della sua sezione "Paliques” che apparve sul Madrid Cómico nel maggio e settembre 1889, e più tardi un altro saggio sul Folleto Literario. Nel primo articolo lo scrittore riconobbe i meriti della Pardo Bazán:

No es para mí doña Emilia un de los escritores más profundos, ni de más corazón, ni más sinceros de España; ni tampoco de los artistas de más inventiva, fecundidad y gracia, pero sí de los más valientes, instruidos, discretos, elegantes en decir y modernos en el pensar en algunas cosas […]

Successivamente dedicò a Morriña una lunga e dettagliata critica dove spiegò chiaramente il suo pensiero. Affermò che l’eccesso di naturalismo è il difetto principale dell’opera: gli elementi naturalisti sono troppi e ridondanti e rendono la storia macchinosa. Criticò la composizione dell’opera poiché gli episodi sono insipidi e ciò che accade è opaco e freddo:

[…] la composición, que, lejos de ser un hortus inclusus, como pedía el asunto [...] es un portillo de camino real por donde pasa todo lo que se quisiera. Acaba de mala manera, con episodios y recursos arbitrarios, sin proporción en la medida del tiempo, con desprecio de las probables etapas de la pasión y sin cuidado alguno de la perspectiva, ni de la jerarquía de los términos […]

Affermò che lo sviluppo temporale della storia era troppo veloce. Secondo lui, dal capitolo XVIII, dopo la guarigione di doña Aurora, la progressione del racconto è molto più rapida. Infatti, sebbene passino molti mesi, i riassunti e i salti temporali sono frequenti. Se nei capitoli XVIII, XIX e XX è ancora inverno, nel ventunesimo è già primavera e inizia il periodo degli esami universitari per Rogelio. Leopoldo Alas incolpa inoltre la Pardo Bazán della mancanza della progressione amorosa di Esclavitud; la definisce un personaggio statico e privo di equilibrio psicologico.

Clarín pensava che l’imperfezione del romanzo fosse causata dal fatto che l’autrice pensò poco alla sua struttura, non ci meditò sopra abbastanza e dal fatto che cambiò idea mentre scriveva. Secondo lo scrittore lo scopo del romanzo cambia dall’inizio alla fine: all’inizio si incentrava sulla nostalgia di Esclavitud per la sua terra, ma dopo doña Emilia introdusse scene secondarie e incidenti marginali:

[…] le salieron al paso los amigos curiales, y los aprovechó [...]; y con esto y lo de que ella sabe del servicio madrileño y los caballos de lujo y los muebles y vestidos cursis y elegantes, allá va una leyenda amorosa...Pero ¿adónde va? Artísticamente, a ninguna parte.

Clarín si mostra inabile a comprendere la letteratura scritta da una donna e afferma che il sesso femminile non deve imitare quello maschile perché non ne è capace. Le donne devono scrivere come conviene al loro sesso, devono cioè adattarsi alla letteratura epistolare, alla poesia o alla vita dei santi. La trasgressione di Emilia Pardo Bazán fu scrivere ciò che provava e viveva.

Vi furono però critici come Valera che apprezzarono molto l’opera della scrittrice. Egli non fu d’accordo con Clarín né per ciò che riguardava lo sviluppo temporale del romanzo che definì un’opera concisa e chiara, né per il modo di scrivere della Pardo Bazán che spiegò essere «un modo natural y espontáneo de escribir, o bien, racional y reflexivo». Valera definì Morriña un’opera semplice, delicata, incantevole ed attribuì all’autrice la virtù di raccontare le vicende nel giusto modo.

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Trasgressione vs conformismo nei romanzi Insolación e Morriña di Emilia Pardo Bazán

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Informazioni tesi

  Autore: Bianca Cocchetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Daniela Pierucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 33

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Parole chiave

femminismo
romanzi
psicologismo
naturalismo
emilia pardo bazán
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insolación

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