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Giovanni Silvagni (1790-1853) pittore romano tra Neoclassicismo e Restaurazione

Il confronto con la tradizione: le copie da Raffaello e Domenichino

Le prime commissioni governative offerte a Giovanni Silvagni, grazie all'intercessione dell'influente Ispettore alle Pitture Pubbliche, Vincenzo Camuccini, costituiscono per l'artista anche un momento di confronto con i grandi maestri della tradizione classica: Raffaello e Domenichino. I documenti attestanti la richiesta delle copie al pittore, testimoniano che esse rispondono sia ad un'esigenza di diffusione o conservazione dell'opera d'arte sia a quella di sovvenzionare un artista che, per la penuria di commissioni, versa in cattive condizioni economiche.

Emergono, quindi, due questioni di primaria importanza per comprendere la politica culturale dello stato pontificio durante la Restaurazione: il problema del restauro, della tutela e della promulgazione delle arti e quello della crisi del mercato artistico conseguente ai moti risorgimentali.

La commissione della copia della tavola rappresentante L'incoronazione della Vergine, disegnata da Raffaello e dipinta da Giulio Romano e Francesco Penni nel 1524, è ampiamente documentata dal carteggio tra la Segreteria di Stato e le monache del Monastero di Monteluce in Perugia. Queste ultime, a partire dal 1821, inoltrano alla Segreteria di Stato numerose suppliche rivolte a Pio VII e al successore Leone XII per ottenere la riconsegna della tavola, trattenuta dal Governo alla Pinacoteca Pontificia dopo la restituzione operata dai francesi che l'avevano prelevata dalla chiesa di Monteluce nel 1797, in virtù del Trattato di Tolentino.

La trattativa si protrae fino al 1829, quando le religiose del Monastero di Monteluce, rinnovano più volte l'istanza per ottenere, in compenso per aver ceduto la tavola, quanto la Segreteria di Stato, per voce del D'Este, propose di dare ad inizio vicenda, cioè «un indennizzo di [scudi] 3000, ed inoltre una Copia del Quadro stesso da farsi da abile pennello». Dal fitto carteggio tra le monache del Convento e il Tesorierato Generale della Camera Apostolica emergono i vari equivoci ed incomprensioni sull'entità dell'indennizzo che hanno portato a procrastinare a lungo la questione, ma risulta anche chiaramente la soddisfazione, da entrambe le parti, per la scelta del Silvagni per l'esecuzione della copia.

Il 4 agosto 1828 il rettore del Tesorierato Generale della Camera Apostolica Belisario Cristaldi richiede a Vincenzo Camuccini, Ispettore delle Pitture Pubbliche dal 1814, di comunicargli il suo parere artistico sull'intera faccenda. In seguito alla relazione del Camuccini, Leone XII ordina la Copia del quadro a Giovanni Silvagni col compenso di cinquecento scudi, lasciandogli l'opportunità di effettuare il lucido dell'originale, rinunciando, in tal caso a sessanta scudi.

Preparato l'occorrente per la lucidatura, però, l'artista si vede negato il permesso dal Maggiordomo dei Palazzi Apostolici, preoccupato di salvaguardare le opere affidate alla sua custodia.

Infatti, le carte oleate che si usavano per i lucidi lasciavano sulle pitture un velo di sostanza oleosa che le macchiava, per questo era consigliabile vietarne la pratica. Ma, come spiega il Camuccini al rettore Castaldi, nel mese di dicembre del 1829, «ora che nella Francia si è scoperto il modo di fare la carta che vien detta vegetabile, e che è composta di diverse gomme, di modo che i fogli oltre essere trasparenti hanno una pastosità ed aridità da paragonarsi alla seta; ne consegue che facilmente si può prendere col soprapporre questi fogli per mezzo di un molle lapis il contorno delle parti del dipinto» con la certezza di non alterare minimamente la pittura.

Forte della consapevolezza di non poter danneggiare il dipinto, nei primi giorni di gennaio del 1829 il Silvagni inoltra domanda per ottenere il permesso di lucidare la tavola.
[…]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Giovanni Silvagni (1790-1853) pittore romano tra Neoclassicismo e Restaurazione

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Informazioni tesi

  Autore: Concetta Godi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: università degli studi Roma tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'arte
  Relatore: Stefano Susinno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 369

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