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Dolus in re ipsa: l'accertamento del dolo dopo le Sezioni Unite Thyssenkrupp

La c.d. teoria dei "segnali d'allarme"

Centro nevralgico dell'accertamento del dolo resta pur sempre il fatto consumato, in particolare la condotta tenuta dall'agente.

Spesso l'evento cagionato permette, già di per sé, di asserire una responsabilità a titolo di dolo - si veda il caso di rapina a mano armata - mentre in altri casi risulta più complicato giungere ad individuare l'elemento soggettivo, ad esempio il fatto di aver approvato un bilancio redatto da altri, ed obbiettivamente falso, non è di per sé un indice di consapevolezza della falsità di esso. In ogni caso è necessario accertare concretamente tutti gli aspetti del fatto di reato, basando il proprio operato, come si è visto, su elementi empiricamente riscontrabili e su pertinenti "massime di esperienza" a loro volta fondati sull’id quod plerumque accidit.

Ciò premesso, in ambito di accertamento del dolo, la giurisprudenza ha elaborato una significativa teoria c.d. dei "segnali d'allarme" particolarmente efficace nei casi di delitti derivanti dalla violazione di doveri funzionali.

A tal proposito Domenico Pulitanò afferma che fonderebbe un addebito di dolo il non essersi curati di "campanelli d'allarme", pur recepiti, relativi a fatti illeciti implicanti la responsabilità del soggetto agente, ad esempio l'aver compiuto distrattamente un'azione di rilevante importanza ai fini della sicurezza nel luogo di lavoro. Tali segnali costituirebbero l'oggetto del dolo quando rendono possibile la rappresentazione del reato; rappresentazione che, collegata alla condotta, commissiva od omissiva che sia, dimostra in re ipsa il momento volitivo del dolo.

La Cassazione ha stabilito, infatti, che è possibile discutere di dolo in quanto l'imputato sia "concretamente venuto a conoscenza di dati da cui potesse desumersi un evento pregiudizievole per la società, od almeno il rischio che un siffatto evento si verificasse, ed abbia volontariamente omesso di attivarsi per scongiurarlo". Inoltre, nel caso in cui la responsabilità a titolo di dolo si manifesti come eventuale, la stessa Corte afferma che "per dare senso e concretezza al dolo eventuale […] come parametro minimo per la riferibilità psicologica dell'evento pregiudizievole al soggetto attivo del reato, occorre che il dato indicativo del rischio di verificazione (del "segnale d'allarme", per intendersi) dell'evento stesso non sia stato soltanto conosciuto, ma è necessario che il soggetto se lo sia rappresentato come dimostrativo di fatti potenzialmente dannosi e non di meno sia rimasto inerte".

È essenziale sottolineare che per la Corte di Cassazione i segnali su cui fondare la prova del dolo, debbono essere precipui e peculiari, ovvero tali da consentire al soggetto di riscontrare in essi il fatto costitutivo di reato e riconoscerne la particolarità. Questa caratterizzazione permette di valutare come rilevanti determinati segnali ai fini di distinguere se il mancato riconoscimento di essi possa fondare, a date condizioni, una responsabilità per dolo o per colpa.

Una descrizione della peculiarità di suddetti segnali viene rilevata dal disposto della sentenza della Corte di Cassazione inerente al caso della madre che non impedisce atti sessuali ai danni della figlia, in questo caso essa risponde di tale reato sessuale poiché, nonostante sia stata consapevole del fatto e della possibilità di porvi fine, sia rimasta inerme. La condotta è quindi sanzionabile a titolo di dolo dal momento in cui sussistono le condizioni di conoscenza e conoscibilità dell'evento e dell'azione doverosa gravante sull'agente, nonché della possibilità oggettiva di impedire il fatto. Inoltre la responsabilità si configura anche solo per il dolo eventuale, in quanto sia irrilevante la riconducibilità della condotta a mera negligenza e superficialità, poiché le reiterate condotte di abuso sessuale si caratterizzano come precipui e peculiari segnali dell'evento lesivo e sono tali da dover destare nell'imputata l'impeto di porvi fine. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Dolus in re ipsa: l'accertamento del dolo dopo le Sezioni Unite Thyssenkrupp

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Squarcia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gaetano Insolera
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

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