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La diretta applicabilità dei regolamenti comunitari tra teoria e pratica: il caso del regolamento (UE) 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, in ambito sanitario

Riservatezza Sanitaria: segnalazioni al Garante

I profili più vicini alla riservatezza in ambito sanitario sono quello della dignità personale del paziente e quello dell’obbligo del segreto in capo ai professionisti che trattano i dati sanitari. Il codice privacy all’art 83 richiama infatti tali aspetti, quando si procede ad interventi organizzativi o a misure cautelari.

Già nel novembre del 2005, il Garante aveva richiamato i soggetti interessati al rispetto dei diritti del paziente, dando avvio ad un’istruttoria per far luce sulle procedure adottate dalle strutture sanitarie pubbliche e private, che in qualche modo andavano a ledere la dignità del malato, in relazione alla diffusione dei suoi dati sensibili. Nel 2008 un ospedale universitario emiliano ha implementato il sistema di distribuzione delle cartelle ambulatoriali, prevedendo che le stesse fossero inserite in dei plichi provvisti di banda trasparente, dove si potessero leggere solo i dati indispensabili al ritiro del referto.

Un’azienda sanitaria pugliese ha modificato la causale degli assegni della borsa di lavoro, che recava la dicitura “malati di mente”, con una diversa e più discreta formula al fine di essere in linea con le prescrizioni del Garante. Sono stati presi provvedimenti anche per impedire che i nominativi dei pazienti fossero conosciuti dalle persone presenti nella sala di attesa, chiamando i pazienti per numero invece che per cognome. Ancora, con riguardo all’HIV, è stato imposto agli ospedali di rendere anonimo il nominativo della persona malata, sia al fine di trattare quel dato per fini statistici, sia quando viene rilasciato il risultato del relativo accertamento in ordine alla sussistenza della malattia.

Infatti, è pervenuta una segnalazione al Garante, con la quale si rilevava che un’azienda ospedaliera subordinava il rilascio del risultato del test HIV, alla compilazione di un registro nominativo. Tale modalità era senza dubbio idonea a ledere la dignità e il diritto alla riservatezza del paziente, pertanto, a seguito dell’intervento del Garante, la procedura è stata modificata, inserendo per la raccolta dei dati del malato, una scheda singola ad uso individuale.

La Corte Costituzionale stessa è intervenuta su una materia tanto delicata, sancendo che deve in ogni caso essere salvaguardata la dignità della persona, “che comprende anche il diritto alla riservatezza sul proprio stato di salute ed al mantenimento della vita lavorativa e di relazione compatibile con tale stato, l’art 32 Cost. prevede un contemperamento del coesistente diritto alla salute di ciascun individuo, ed implica inoltre il bilanciamento di tale diritto con il dovere di tutelare il diritto dei terzi.” [Cit. Sentenza Corte Costituzionale 218 del 1994. Francesco Di Ciommo]

Informazioni tesi

  Autore: Marco Bechini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Roberto Russo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 197

FAQ

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Parole chiave

sanità
privacy
gdpr
regolamento europeo
trattamento dei dati personali
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