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BCE, FED, Banca Centrale del Regno Unito, Banca Centrale del Giappone: Strategie di politica monetaria a seguito della crisi finanziaria del 2007 e successive implicazioni macroeconomiche

La crisi dei debiti sovrani

Con lo scoppio della crisi del debito greco a cavallo tra il 2009 e il 2010 e successivamente dei debiti degli altri «Paesi della periferia dell'euro», la BCE si è trovata a dover gestire non solo i problemi di liquidità degli istituti creditizi, ma anche quelli derivanti dalle crisi dei debiti sovrani. In realtà queste due situazioni di sofferenza possono considerarsi collegate, in quanto le banche sono solitamente il primo acquirente dei titoli di stato emessi dai Paesi in cui risiedono.

Proprio in virtù del peggioramento della summenzionata crisi del debito greco e a seguito della richiesta ufficiale di aiuto da parte del governo, nel maggio 2010 il Vertice dei Capi di Stato e di Governo della zona euro decide per l'istituzione di un pacchetto di misure, denominato Financial Stability Package, ossia un meccanismo di gestione temporaneo della crisi, che si avvale di due strumenti: la European Financial Stabilisation Mechanism (EFSM) e la European Financial Stability Facility (EFSF), e che è abilitato a operare fino al giugno del 2013. La EFSM è un meccanismo interno all'Unione e garantito dal suo bilancio che prevede la possibilità di erogare prestiti a Stati in difficoltà utilizzando i fondi dell'Unione fino a un massimo di 60 miliardi. La EFSF è invece una società veicolo (Special Purpose Vehicle, SPV) che può raccogliere risorse nei mercati godendo della garanzia dei Paesi dell'area euro fino a un massimo di 440 miliardi (il 19% circa a carico dell'Italia).

Tale somma è garantita dai bilanci dei Paesi sottoscrittori ed essi stessi sono coloro che possono beneficiare di questa facility in caso di bisogno, fino a un massimo di 255 miliardi. Anche il Fondo Monetario Internazionale può unirsi a questo pacchetto di aiuti, per una cifra massima pari al 50% del totale degli aiuti di EFSM e EFSF (160 miliardi circa). Il Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria ha quindi l'obiettivo di preservare l'integrità e la stabilità di qualsiasi Stato membro si trovi in condizioni eccezionali di difficoltà economiche attraverso un'erogazione di prestiti che, però, non è priva di condizionalità: la Commissione europea può infatti negoziare col Paese in esame un'agenda in cui vengono dettagliate tutte le condizioni previste e, a titolo di ulteriore cautela, la Commissione può monitorare il Paese per controllare il rispetto delle condizioni prima dell'effettiva erogazione del prestito. Forte delle garanzie che può offrire, il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria emette titoli di debito a breve e a lungo termine acquistabili da entità economiche di tutto il mondo e, coi soldi così raccolti, comprerà i titoli di debito degli Stati in difficoltà, sia sul mercato primario tramite aste, sia su quello secondario negoziando titoli già in circolazione.

EFSF ed EFSM saranno sostituiti, a seguito della riunione del marzo del 2011 del Consiglio Europeo, dal Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), noto anche come Fondo salvastati. Il Consiglio ha apportato lievi modifiche all'articolo 136 del TFUE che consentono espressamente agli Stati dell'eurozona di istituire un meccanismo che persegua la loro stabilità permanente. Il MES, che entrerà in funzione nel luglio 2011, disporrà di risorse pari a circa 780 miliardi di euro e potrà erogare prestiti fino a 500 miliardi, a fronte di un sistema di garanzie simile a quello del Fondo di Stabilità Finanziaria. Come per i suoi predecessori, i programmi di aiuti possono essere integrati dal FMI. Obiettivo primario del MES è quindi quello di tamponare eventuali crisi di liquidità, evitando che si tramutino in insolvenze mettendo a repentaglio la stabilità del sistema europeo nel suo insieme.

Durante il 2011, a causa delle crescenti difficoltà incontrate dai paesi cosiddetti PIIGS (Portogallo Italia, Irlanda, Grecia, Spagna), la crisi reale e finanziaria nella zona euro subisce un aggravamento. La BCE ha agito secondo «il principio della separazione tra misure standard e non standard», fronteggiando le difficoltà del settore reale abbassando il Repo e quelle dei debiti sovrani e del settore finanziario attraverso manovre quantitative: acquisti di titoli di stato e massicce iniezioni di liquidità. La figura 33 mostra che il tasso ufficiale, portato dall'1% all'1.5% a luglio 2011, è stato poi diminuito di 25 punti base sia a novembre che a dicembre dello stesso anno, in concomitanza col peggiorare della crisi. [...]

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BCE, FED, Banca Centrale del Regno Unito, Banca Centrale del Giappone: Strategie di politica monetaria a seguito della crisi finanziaria del 2007 e successive implicazioni macroeconomiche

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Informazioni tesi

  Autore: Raffaele De Maria
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università Telematica Guglielmo Marconi
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Rainer Masera
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

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