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L'internazionalizzazione delle imprese italiane: tre casi di studio nel settore alimentare

I distretti industriali italiani: la Terza Italia

Il concetto di distretto industriale (DI) è stato riscoperto dall'economista italiano Becattini. Egli lo definì come un'entità socio territoriale caratterizzata dalla compresenza, in un'area territoriale circoscritta, di una comunità di persone e di una popolazione di imprese industriali. Nel distretto le comunità e le imprese tendono a interpenetrarsi a vicenda. (Becattini 2000, 58-59). La comunità di persone è importante perché ha al suo interno dei valori di etica di lavoro, famiglia e attività (ibidem, 59).

La popolazione di imprese industriali è composta dalle PMI indipendenti che appartengono ad uno stesso settore produttivo; ciò fa si che esse conseguano un livello efficiente e competitivo in ogni fase del processo produttivo (Ramella 2013, cap.7 - p.2).

Secondo Marshall il settore di specializzazione del DI oltre a comprendere l'attività produttiva essenziale (ad es. calzature, industria tessile, mobili), comprende anche quelle industrie fornitrici, attraverso i macchinari, materiali e i servizi specializzati (Becattini 2000, 55). Marshall distingue le economie interne da quelle esterne: le prime dipendono dall'organizzazione efficiente e dalle risorse delle singole aziende, mentre le seconde dipendono dallo sviluppo generale dell'industria a cui quelle imprese appartengono. L'economista inglese inoltre, quando parla di DI fa riferimento alle economie esterne, creando così tre tipi di vantaggi per le PMI (ibidem, 52):

1. economie di specializzazione, derivano dalla presenza di tanti fornitori e aziende che costruiscono macchinari specifici ad ogni fase di lavoro (Becattini 2000, 53)

2. mercato di lavoro qualificato e specializzato, mette a disposizione delle PMI capitale umano: la socializzazione avviene in famiglia, a scuola, nelle imprese, creando così una predisposizione al lavoro industriale (Marshall 1920);

3. l'ultimo vantaggio comprende due aspetti: la conoscenza delle informazioni e gli spillover di conoscenza. Riguardo il primo aspetto, esso è collegato alla facilità di ottenere informazioni importanti per gli scambi commerciali (ad es: qualità dei prodotti, prezzi, affidabilità fornitori); sono tutti elementi che fanno ridurre i costi di transazione delle attività economiche. Il secondo aspetto riguarda la presenza di uno stock di conoscenze e competenze specifiche, che agevolano così la produzione di idee nuove, diffondendole poi tra le PMI. Queste conoscenze sono soprattutto informali e possono essere acquisite solamente tramite processi di socializzazione piuttosto lunghi (Becattini e Rullani 2000, 105).

Il DI per diversi motivi rappresenta un ambiente favorevole per l'innovazione. Ci sono le ragioni economiche, legate per lo più alla competizione e divisione del lavoro; poi le ragioni normative collegate all'etica del lavoro e alla reputazione professionale.

Infine ci sono le ragioni sociali legate alle relazioni che agevolano la nascita di idee e la diffusione delle innovazioni. L'introduzione di innovazioni tecnologiche all'interno di un DI prende una caratteristica diffusa e collettiva, quindi un processo sociale che coinvolge imprese e popolazione (Becattini 2000, 72). Nel distretto inoltre, molti produttori e i diversi attori economici si confrontano con gli stessi problemi, tentando nuove strade e proporre innovative soluzioni: le informazioni tra questi circolano mediante le relazioni con fornitori, concorrenti, clienti, parenti, amici; dunque vengono condivisi sia errori e fallimenti, che soddisfazioni e successi. Viene introdotta nello stesso distretto la capacità innovativa diffusa, quindi tutte quelle forme di apprendimento derivanti da esperienza, da conoscenze pratiche cresciute operativamente dai produttori (learning by doing) e dagli utilizzatori (learning by using), o che derivano da loro relazioni (learning by interacting). Tutto ciò fa si che vengano introdotti miglioramenti sia ai prodotti che ai processi produttivi, migliorando la capacità innovativa del DI (Bellandi 1989, 150). [...]

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L'internazionalizzazione delle imprese italiane: tre casi di studio nel settore alimentare

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Dassisti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze internazionali e diplomatiche
  Relatore: Francesco Ramella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

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