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Il matrimonio nell’ordinamento dello Ius Ecclesia, e la comparazione con l’ordinamento italiano aspetti storici, sistematici e processuali.

Il matrimonio rato: le peculiarità del vincolo sacramentale e le peculiarità del vincolo naturale

Il matrimonio cristiano gode del carattere naturale dell’indissolubilità, ma ottiene peculiare firmitatem in ragione del valore sacramentale che l’atto del consenso costituisce, perciò un valore aggiunto a quanto sancito dal diritto della natura. Il vincolo naturale acquisite una forza ed una stabilità maggiori, al punto tale che acquisisce una forza dal diritto della natura e stabilità maggiori al punto che, la dottrina riconosce al matrimonio rato e consumato dei battezzati una indissolubilità estrinseca e una intrinseca.

La prima copula coniugale non ha solo un valore mistico, trasformando l’unione tra uomo e donna in segno e rivelazione dell’unione tra Cristo e la Chiesa, ma assume anche un significato nel momento in cui si perfeziona tra battezzati un vincolo pieno e perfetto, assolutamente indissolubile e quindi senza alcuna possibilità di essere sciolto da un’umana autorità. L’autorità ribadisce che il matrimonio tra cristiani è intrinsecamente ed estrinsecamente indissolubile. La Chiesa intende sancire i limiti imposti dalla divina rivelazione nella materia sacramentale, nel sacramento del matrimonio. Un atto di consenso, espresso in maniera legittima e valida, produce un matrimonio valido.

Il linguaggio canonico corretto suggerisce le norme sul matrimonio rato. Per quanto debba essere tecnicamente riferito al vincolo tra battezzati, il prescritto del canone 1061, si applica generalmente a tutti matrimoni, ai battezzati tra cattolici e acattolici, ai matrimoni tra battezzati e non battezzati, al matrimonio in cui ambedue le parti non sono battezzate, perché la validità del consenso espresso produce un vincolo valido per lo stesso diritto della natura, e fa sì che anche il matrimonio tra non battezzati sia valido e indissolubile. La parola rato, sinonimo di valido, qualifica il matrimonio anche se sono diversi sotto il profilo giuridico-canonico.

Cristo ha semplicemente qualificato il matrimonio, elevando la dignità del consenso coniugale a sacramento. Consenso e sacramento, pur operando su piani diversi, non sono due fatti diversi, ma formano una solo realtà perché non può esistere l’uno senza l’altro. Il sacramento, se nulla toglie all’efficacia naturale del consenso, lo eleva ad una superiore dignità, quella di segno sacramentale. Il consenso naturale crea il vincolo naturale e con il sacramento producono ciascuno nell’ordine degli effetti diversi. Il matrimonio consumato tra fedeli battezzati è, intrinsecamente ed estrinsecamente indissolubile, se non c’è unione carnale, il matrimonio è detto ratu tantum.

La distinzione è di capitale importanza perché un matrimonio ratu tantum, pur valido in quanto vincolo naturale e sacramentale non è estrinsecamente indissolubile e permette, in casi particolari l’intervento del Papa. Una volta che il matrimonio si perfeziona con il consenso l’unione carnale diventa un simbolo che ricalca l’unione tra Cristo e la Chiesa, che nulla ha di carnale, ma si tratta di indissolubilità assoluta, non relativa, il vincolo del matrimonio può essere sciolto solo dalla morte.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il matrimonio nell’ordinamento dello Ius Ecclesia, e la comparazione con l’ordinamento italiano aspetti storici, sistematici e processuali.

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Informazioni tesi

  Autore: Marianna Petrotta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Domenico  Tramontana
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

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