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L'innesto erbaceo in orticoltura aspetti agronomici e problematiche

Innesto: influenza sugli aspetti qualitativi della produzione

Una delle problematiche più importanti dell’innesto riguarda la sua influenza sui caratteri qualitativi della produzione (Lee, 1994; Lee e Oda, 2003). E’ importante premettere, che il termine “qualità” ha moltissime accessioni, difficili da delineare rigorosamente, oltretutto fortemente collegate a valutazioni soggettive da consumatore a consumatore ed in continua evoluzione in funzione degli stili di vita, dei costanti cambiamenti dei gusti e dei bisogni caratteristici del consumismo, fenomeno tipico delle società occidentali. Ne sono prova i diversi studi condotti da esperti del settore per definire il termine “qualità” in modo chiaro.

La “qualità” degli ortaggi, ma anche la qualità di ogni altro bene alimentare, secondo un concetto generale, viene definita come “l’insieme degli attributi e/o delle caratteristiche che influenzano la capacità di appagare un bisogno specifico”. Questo concetto elaborato dalla European Organization for Quality Control (EOQC) nel 1976 e riproposto negli anni “90 dalle direttive ISO (UNI EN ISO 8402:1995) rievoca, oltre all’aspetto oggettivo, anche un significato soggettivo di qualità (Martens, 1984).

Il punto di vista oggettivo si ricollega alla natura e quindi alle caratteristiche intrinseche del bene alimentare; il punto di vista soggettivo dipende dai bisogni del consumatore e quindi dalla destinazione d’uso del bene alimentare stesso (La Malfa, 1988). Specialmente per i prodotti orticoli consumati freschi, come quelli delle piante innestate, i caratteri qualitativi valutati sono quelli commerciali, igienico-sanitari, organolettici e nutrizionali (La Malfa, 1988). La scelta di utilizzare l’innesto e quindi la scelta di avere una pianta formata da due bionti potrebbe influenzare tutti i caratteri precedentemente menzionati, anche se non è possibile individuare sempre con esattezza i segnali e il grado di tali influenze.

La complessità nell’affrontare la questione è, infatti, legata da un lato all’insufficienza di dati da cui attingere, essendo abbastanza recente la “storia” dell’innesto erbaceo, dall’altro lato a considerazioni di carattere sperimentale per cui non è sempre possibile isolare completamente il singolo fattore; nel caso specifico, attingendo alla bibliografia, non si è sicuri se un dato effetto produttivo o un carattere qualitativo della produzione derivino da una più alta resistenza e/o tolleranza ad un patogeno dell’apparato radicale o al miglior adattamento del portinnesto a quelle condizioni ambientali dove è effettuata la coltura o se invece siano indotti dall’attività intrinseca del portinnesto stesso.

Inoltre, è necessario evidenziare come la scelta di utilizzare una pianta formata da due bionti implichi il dover modificare le tecniche colturali, in particolare la gestione dell’irrigazione e della concimazione, adattandole alle esigenze della specifica combinazione nesto-portinnesto, soprattutto quando ci si trova in presenza di una combinazione d’innesto formata da specie diverse. Anche le altre tecniche colturali come la potatura verde, o la gestione dei trattamenti fitosanitari, andrebbero adattate alle specifiche caratteristiche della combinazione d’innesto scelta (Maršič ed al., 2014; Sabatino ed al., 2016). In assenza di tali calibrazioni si potrebbero instaurare delle condizioni tali da compromettere i vantaggi dati dalla combinazione d’innesto. La situazione appare chiaramente molto controversa se si considera che è possibile utilizzare specie diverse come portinnesto; addirittura per la maggior parte delle specie della famiglia delle Cucurbitacee è stata riscontrata la possibilità teorica di usare come portinnesto generi diversi (Ko, 1999).

In ogni caso l’incompatibilità di innesto dipende anche dalla tecnica utilizzata e dai fattori ambientali (Lee 1989, 1994). Inoltre, il numero sempre più elevato di nuovi portinnesti immessi sul mercato, accentua tutta una biodiversità che implica il continuo monitoraggio
dell’efficienza delle combinazioni d’innesto, considerato che inequivocabili sono le influenze del portinnesto sul nesto e viceversa (Leonardi e Romano, 2004; Lee ed al., 1999a). E’ stato, infatti, verificato da più studi che il rendimento del portinnesto varia considerevolmente con la varietà innestata, anche a parità di specie.

Nei paesi dove l’innesto è diffuso da più tempo, come quelli orientali, i portinnesti commerciali vengono suddivisi in base all’adattamento ad una data stagione, alle caratteristiche pedologiche, al metodo di coltivazione (coltura protetta o pieno campo), al tipo di specie o cultivar (Hirata, 1975; Jeong e Lee, 1986; Kato e Lou, 1989; Lee, 1989; Pisarzyk, 1983). Ad esempio, cetrioli allevati in coltura protetta nel corso della stagione fredda sono di norma innestati su Cucurbita ficifolia, invece durante la stagione calda si sceglie come varietà di portinnesto la Shintoza (Lee e Oda, 2003). Nonostante tutte queste complessità, si proverà a definire, per alcuni caratteri qualitativi, le influenze principali dovute all’innesto ed i probabili meccanismi d’azione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'innesto erbaceo in orticoltura aspetti agronomici e problematiche

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Informazioni tesi

  Autore: Carmelo Ofria
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e Tecnologie Agrarie
  Relatore: Giovanni Iapichino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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