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La legislazione americana in tema di diritto dell'immigrazione: Il caso del Travel Ban

Il legame tra diritto dell'immigrazione e sicurezza nazionale

Come già affermato precedentemente, il diritto d'immigrazione é considerato, concordemente da dottrina e giurisprudenza, come un incidente della sovranità che appartiene ad ogni Nazione, e che garantisce alla Federazione i pieni ed assoluti poteri. Questi poteri pieni sono infatti ricollegabili facilmente all'ambito della politica estera ed in particolare ai rapporti tra gli Stati Uniti e le altre Nazioni. Anche il giudice Field ha affermato che i controllo dell'immigrazione é un potere sovrano di provenienza extra-costituzionale. Aggiunge Field che si tratterebbe addirittura di una questione di auto-conservazione, per cui al potere assoluto posto in capo alla Federazione consegue il correlato dovere di preservare l'indipendenza e di garantire la sicurezza contro eventuali aggressioni esterne. Infatti, già a fine ottocento la Corte Suprema affermava che "to preserve its independence, and give security against foreign aggression and encroachment, is the highest duty of every nation, and to attain these ends nearly all other considerations are to be subordinated. It matters not in what form such aggression and encroachment come, whether from the foreign nation acting in its national character, or from vast hordes of its people crowding in upon us".

Adesso, il rapporto tra diritto d'immigrazione e sicurezza é ancora più stretto, soprattutto dopo i brutali attacchi terroristici del Settembre 2001. I pieni poteri federali nel controllo dell'immigrazione non sono più stati considerati solo parte del più ampio ambito della politica estera, ma sono anche diventati strumento utilizzato dalla Federazione per arginare il pericolo di attacchi terroristici, evitando a priori l'ingresso di soggetti affiliati con queste organizzazioni .

Alcuni giuristi sostengono che sia importante ricollegare i pieni poteri della Federazione sia alla sovranità che le appartiene nel regolare i rapporti di politica estera, sia nel ribadire il collegamento tra diritto d'immigrazione e sicurezza nazionale: questa parte della dottrina ritiene, infatti, che politica estera e sicurezza nazionale siano due diversi ambiti perché, ad esempio, nella lotta al terrorismo gli avversari non sono altre Nazioni, bensì organizzazioni internazionali originarie di determinate regioni e territori ma con affiliati disposti capillarmente in ogni continente .

Dopo l'11 Settembre 2001 il diritto di immigrazione é diventato, dunque, il principale strumento per colpire il terrorismo ed alcuni atti emanati a questo scopo spiegano bene questa tendenza. Ad esempio, il National Security Entry-Exit Registration System (NSEERS) richiedeva che i cittadini maschi di determinati Paesi arabi, e più in generale provenienti da luoghi in cui la religione prevalente dello Stato era quella musulmana, dovessero venire registrati dall'agenzia federale predisposta al controllo del traffico migratorio . Il Secure Fence Act del 2006, invece, univa criminalità, immigrazione e sicurezza nazionale, dando mandato al Department of Homeland Security (DHS) di prevenire l'entrata di eventuali terroristi oppure di stranieri del tipo undocumented . Ancora, si può ricordare anche lo USA PATRIOT Act , che é uno dei primi e più importanti atti emanati allo scopo di assicurare la sicurezza nazionale contro gli stranieri pericolosi e non voluti. Quest'atto aumentava le fattispecie di attività considerate terroristiche, così da incrementare conseguentemente anche i procedimenti di deportazione nei confronti dei non cittadini sospettati di essere vicini al terrorismo. Parte della dottrina ha denominato negativamente il reato previsto dallo USA PATRIOT Act con il nome di guilty by association. Questa parte della dottrina ha criticato l'atto sostenendo per l'appunto che gli stranieri diventavano deportabili semplicemente per aver aiutato, supportato o poter essere stati ragionevolmente a conoscenza che l'associazione, il gruppo o l'organizzazione con cui intrattenevano questo tipo di rapporto svolgeva attività che avevano finalità terroristiche. Le critiche maggiori sono state rivolte alle nozioni di attività terroristica e di organizzazione terroristica, che la dottrina ritiene descritte in maniera troppo ampia. Così come espresse nell'atto queste due espressione avrebbero astrattamente ricompreso qualsiasi tipo di associazione o organizzazione, anche quelle che nel concreto non perseguivano alcun obiettivo terroristico.

La definizione di attività terroristica, infatti, includeva qualsiasi attività che comportasse l'uso d'armi o che minacciasse l'uso delle suddette, mentre con la definizione di organizzazione terroristica si colpiva qualsiasi gruppo di persone che mettesse in atto attività ed azioni terroristiche, come prima definite. Come si può ben immaginare, queste definizioni sono state criticate per essere troppo ampie ed omnicomprensive. Secondo le due nozioni così descritte, infatti, gli immigrati potevano diventare non deportabili a seguito di un qualunque contatto con una qualsiasi organizzazione, indipendentemente da fatto che magari il vero scopo di quell'associazione era ben distante dall'essere ricollegabile al terrorismo. In base alle definizioni dello USA PATRIOT Act, potevano essere astrattamente considerate organizzazioni terroristiche tutte quelle associazioni che fossero state nel corso della loro vita coinvolte in generici atti di violenza generici. Per meglio spiegare la grandissima portata di queste definizioni, alcuni autori affermano che entro le due ampie definizioni dello USA PATRIOT Act si sarebbero potuti far rientrare benissimo anche i membri di un'associazione pro-life che, protestando davanti ad una clinica abortiva, avessero minacciato violentemente coloro che esercitava la propria attività lavorativa in quell'ambiente; oppure ancora erano avrebbero dovuto essere ugualmente considerati come pericolosi terroristi anche quei soggetti che erano vicini e si identificavano nelle attività dell'Irish Republican Army.

Il reato di guilt by association, allora, considerava gli stranieri già colpevoli di per sé solo per il fatto di avere culture o idee assimilabili a quelle di alcune associazioni che utilizzavano o spingevano all'utilizzo della violenza, senza che in realtà fosse necessario indagare le vere e proprie responsabilità soggettive di ciascun straniero incriminato, nel porre in essere attività criminali o pericolose.

Altre parte della dottrina sempre minoritaria ha anche sostenuto che quest'atto contribuisce ad instaurare nella popolazione americana un senso di terrore che ha favorito u sentimento anti-immigratorio. Questa dottrina ritiene cioè che l'atto in questione consideri gli stranieri indesiderati ed inammissibili solo per aver osato esprimersi liberamente ed essersi ritenuti in accordo con organizzazioni che potevano essere ricondotte, anche solo astrattamente, alle ampie definizioni di attività terroristica ed organizzazione terroristiche. Con il guilt by association agli stranieri era in concreto limitato il diritto di parola, punendoli anche solo per aver esercitato in modo innocente il loro diritto di associarsi. Ai cittadini era, invece, consentito supportare, anche espressamente, le attività di organizzazioni che chiaramente perseguivano finalità terroristiche. Il diritto di espressione accodato ai cittadini é molto ampio, e viene limitato solo nel caso l'esercizio del diritto di parola comporti un concreto ed attuale pericolo. La stessa dottrina minoritaria continua sostenendo che questo tipo di atti legislativi, che ha lo scopo di aumentare il livello di sicurezza nella Nazione, in realtà fa aumentare la paura dei cittadini nei confronti degli immigrati, che hanno origini e provenienze diverse. La paura verso lo straniero, che é diverso perché possiede una cultura e delle opinioni diverse dalle nostre, ha creato un senso di timore che ha portato ad emanare atti di diritto di migrazione che avessero lo scopo di salvaguardare la sicurezza dell'intera nazione. Si é deciso, così, di additare gli immigrati come colpevoli solo perché alieni, e di dichiararli deportabili solo a causa delle proprie idee, della propria cultura, delle proprie opinioni o della loro partecipazione ad associazioni o organizzazioni con cui condividono questi ideali, e che invece sono ritenute dalla Nazione ospitante come astrattamente pericolose.

David Cole ritiene, infatti, che la Federazione abbia scelto di sacrificare la libertà degli stranieri per perseguire una presunta sicurezza nazionale. In questo modo si riesce dunque a garantire ai cittadini un certo senso di tranquillità, mettendo da parte la libertà dei gruppi minoritari, in modo da assicurare alla maggioranza una qualche tranquillità nel vivere serenamente nel territorio nazionale. Questo gruppo di esperti, allora, fonda la sua argomentazione sull'idea che sia molto più facile sacrificare i diritti degli stranieri-non cittadini, piuttosto che quelli dei cittadini, cioè di coloro che godono del diritto di votare e di partecipare attivamente all'amministrazione del territorio di cui sono parte integrante. Sempre secondo i ragionamenti di questa dottrina, sarebbe molto più rischioso, invece, comprimere i diritti di coloro che hanno eletto la loro rappresentanza nelle istituzioni governative pubbliche, invece, le quali dovrebbero poi assumere la decisione di limitare i diritti di coloro che li hanno scelti ed eletti . Anche il giudice Karen Nelson Moore riconosce che gli Stati Uniti hanno ormai sviluppato una sorta di tradizione nel distinguere tra enemy aliens e friend aliens. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La legislazione americana in tema di diritto dell'immigrazione: Il caso del Travel Ban

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Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Stringhetta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Andrea Pin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

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