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Crescere bilingui: i vantaggi del bilinguismo tra pregiudizi e strategie educative

Bilingui, risorse attentive e controllo esecutivo

Con il progredire della ricerca nel campo del bilingual advantage, ci si è focalizzati sui meccanismi connessi a controllo inibitorio, attenzione divisa, selezione, controllo esecutivo e cognitivo.
In merito ai meccanismi di controllo inibitorio, Green (1998) sostiene che i soggetti bilingui, compiono un considerevole sforzo nell’arrestare il codice linguistico dell’idioma che in un dato momento non è importante e significativo. Di conseguenza, i bilingui dovrebbero raggiungere risultati migliori in compiti in cui il fine è quello di intercettare e scartare stimoli e input ambientali non funzionali e significativi per svolgere un determinato compito.

Per esaminare questa competenza è stato impiegato il Simon Task (Simon, Ruddell, 1967). I soggetti bilingui manifesterebbero tempi di reazione nella condizione incongruente, più rapidi rispetto ai monolingui.
Attualmente i benefici in ordine al controllo esecutivo e cognitivo, vengono misurati mediante l’Attentional Network Task (ANT; Fan et al., 2002), sia in soggetti adulti (Costa, Hernàndez, Sebastiàn-Galles, 2008), sia in bambini che frequentano la scuola dell’infanzia (Carlson Meltzoff, 2008).

Il compito serve a determinare l’efficienza e l’autonomia dei seguenti elementi: allerta, orientamento spaziale e gestione del conflitto. Ai partecipanti vengono mostrate delle frecce che possono segnalare verso destro o verso sinistro. Lo stimolo principale è costituito da una freccia centrale, che è sempre localizzata al di sotto o al di sopra del punto che deve essere fissato, rappresentato da una croce. Le frecce adiacenti alla freccia
centrale possono essere rivolte verso la stessa direzione, prove congruenti, oppure in direzioni opposte, prove incongruenti; esiste inoltre un terzo caso in cui a fianco della freccia centrale sono presenti delle linee.
I partecipanti hanno il compito di schiacciare il più rapidamente possibile il bottone che fa riferimento al verso della freccia centrale.

Costa, Hernàndez e Sebastiàn-Galles (2008) hanno rilevato che i soggetti bilingui, riescono a risolvere il compito in modo maggiormente rapido rispetto ai monolingui, dimostrando una gestione competente in ordine al conflitto cognitivo. Abutalebi e Green (2007; 2008) hanno inoltre avanzato l’ipotesi che esisterebbero differenti zone cerebrali deputate alla gestione e all’organizzazione relativa agli stimoli linguistici. Le zone del giro frontale inferiore sinistro avrebbero il compito di bloccare e contenere l’idioma che non deve essere impiegato in un dato momento, consentendo all’idioma corretto di emergere. Il corpo striato, invece, sarebbe implicato nel coordinamento della selezione linguistica, mentre la corteccia cingolata anteriore nella funzione di limitare le interferenze della lingua non utilizzata.

Infine, il lobo parietale inferiore, adempirebbe all’incarico di conservare e custodire le rappresentazioni dei sistemi lessicali degli idiomi.
Bialystok (2005) si è posta il problema di quali effettivamente fossero le strutture cerebrali deputate alla risoluzione di compiti concernenti la gestione dei conflitti di ordine non verbale. Mediante l’impiego della MEG (magnetoencelografia), simultaneamente alla somministrazione del Simon task (Simon, Ruddell, 1967), ha rilevato che i tempi di risposta più rapidi per i monolingui corrispondevano all’attivazione del dorso laterale della corteccia prefrontale, invece tempi di risposta meno rapidi per i bilingui, corrispondevano all’attivazione dell’Area di Broca.

In base allo studio condotto, l’autrice sostiene che i soggetti bilingui, per quanto concerne la risoluzione di compiti relativi ai conflitti cognitivi di ordine non verbale, possono avvalersi sia dell’apporto cognitivo dell’Area di Broca, sia della corteccia prefrontale.
L’autrice riprende i risultati di uno studio di Kovacs e Mehler (2009), eseguito su un campione di bambini di 12 mesi, metà bilingui e metà monolingui. I bambini dovevano eseguire un compito funzionale a testare le competenze di controllo esecutivo, allo scopo di constatare se i bambini bilingui erano realmente più competenti in questo ambito. Il paradigma sperimentale prevede che ai bambini vengono proposti input verbali differenti, successioni di tre sillabe prive di significato con differenti strutture linguistiche: alcune sequenze trisillabiche con struttura di tipo ABA, come “lobalo” o “mubamu”, altre sequenze trisillabiche con struttura AAB, come ad esempio “lobola” e “mimifu”.

Nel momento successivo all’ascolto delle sequenze trisillabiche, il bambino doveva fissare una schermata, sulla quale compariva un fantoccio/pupazzo: quest’ultimo compariva sulla parte sinistra della schermata se la struttura della sequenza trisillabica corrispondeva alla tipologia AAB, sulla parte destra dello schermata se la struttura della sequenza trisillabica corrispondeva alla tipologia ABA.

Questo studio intendeva verificare sia le competenze dei bambini nel controllo esecutivo sia le abilità anticipatorie, consistenti nel prevedere su quale parte della schermata (destra o sinistra) sarebbe comparso il fantoccio successivamente all’ascolto dell’input acustico proposto dallo sperimentatore. I risultati confermano che i bambini bilingui si sono dimostrati più abili dei monolingui, nell’esecuzione del compito, in quanto riuscivano a svolgerlo correttamente sia con le sequenze trisillabiche AAB sia con sequenze ABA. I bambini monolingui, invece, sono stati in grado di svolgere adeguatamente il compito, soltanto nel momento in cui la struttura delle sequenze della sillabe era di tipologia AAB.
La maggiore competenza dei bambini bilingui, dipenderebbe quindi dalle loro abilità nel selezionare ed utilizzare solamente le informazioni che sono effettivamente rilevanti in dato momento, e di inibire e trascurare i dati non rilevanti o superflui.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Crescere bilingui: i vantaggi del bilinguismo tra pregiudizi e strategie educative

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Informazioni tesi

  Autore: Samantha Mattei
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Scuola Superiore di Scienze dell'educazione San Giovanni Bosco
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Marina Piccolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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Parole chiave

psicologia
famiglia
bilinguismo
pregiudizi
integrazione culturale
sviluppo cognitivo
sistema scolastico
strategie educative
sviluppo linguistico
modelli di educazione bilingue

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